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Intervista a Nadia Barrella, docente di Museologia e storia del collezionismo

Nadia Barrella insegna “Museologia e storia del collezionismo” presso la Facoltà di Lettere della Seconda Università degli Studi di Napoli. Le abbiamo chiesto di parlarci del corso universitario.

D In breve, ci racconti la storia del corso.
R Il corso di museologia è presente nel percorso formativo del Corso di Laurea in Conservazione dei beni culturali ( creato nel 1995) ed in quello interfacoltà ( Lettere ed Economia) in Scienze del Turismo ( aperto nel 2000) sin dalla loro istituzione. In entrambi i corsi è un esame obbligatorio ma varia per numero di crediti formativi ( 12 CFU per il triennio di conservazione, 6 CFU per Turismo). Il corso di Museologia è obbligatorio ( 6 CFU) anche nel corso di laurea Magistrale in Storia dell’arte mentre è a scelta per il corso di laurea Magistrale in Archeologia.

D Oltre all’insegnamento, quali sono i principali progetti in corso?
R Dal 2000 è attivo un osservatorio sui musei della Campania finalizzato a raccogliere informazioni sui musei regionali, sull’attività di ricerca da essi svolta, sull’adeguamento agli standard museali e sui professionisti che in essi operano. Abbiamo una consistente banca dati che viene regolarmente aggiornata ed è strumento di studio e di ricerca per quanti intendono occuparsi di musei. Come museologa condivido pienamente il codice deontologico dell’ICOM e contribuisco al gruppo di lavoro di ICTOP Italia che sta effettuando ricerche e studi sulla carta delle professioni museali.

D E quelli per il futuro?
R Attualmente sto svolgendo, con il prof. Ludovico Solima, un’indagine sui musei della provincia di Napoli e Caserta che, per la prima volta, oltre a fare il punto sui musei esistenti e sui servizi offerti, analizza il pubblico potenziale ( i residenti nelle due province prese in esame) e cera di comprendere le ragioni di quanti non vanno a visitare i musei che sono a loro più vicini.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Credo di poter dire di avere la banca dati più aggiornata sui musei della nostra regione.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R ICOM Italia ed ANMLI ( l’Associazioni nazionale dei musei locali e istituzionali) sono i miei principali interlocutori ma cerco di mantenere contatti costanti con i settori museo della più attive regioni italiane ( Veneto, Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche, Umbria) e di seguire l’attività di altri centri di ricerca universitari al fine di essere sempre aggiornata sul dibattito museale in Italia.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Non abbiamo collaborazioni formalizzate se non quelle di Ateneo.

D Qual è il rapporto con le Soprintendenze?
R Credo molto nella necessità di dialogare con quanti operano sul campo. La teoria del museo deve necessariamente fare i conti con la quotidianità della conservazione e della gestione del nostro patrimonio culturale. Il rapporto con i funzionari di zona e con i Soprintendenti – al di là di quanto previsto da accordi esistenti tra la nostra Facoltà e gli Uffici periferici del Ministero- è sempre stato cordiale e finalizzato alla piena collaborazione ed allo scambio di esperienze.

D Quali sono i processi di formazione sul campo per gli allievi?
R Di volta in volta, in base agli obiettivi formativi del corso, s’individuano indagini da svolgere sul campo che possono riguardare:
a) servizi al pubblico
b) comunicazione verbale
c) bilancio
d) orientamento
e) didattica
f) allestimento/ museografia/ museo tecnica
L’attività di ricognizione viene svolta da gruppi di lavoro che operano attraverso schede appositamente create per l’indagine o utilizzando modelli esistenti e già in uso ( ad esempio la carta dei servizi museali)

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Purtroppo questa è una nota dolente per l’università italiana!

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Se i progetti sono di Facoltà o di Ateneo si può contare su finanziamenti pubblici. La banca dati, ad esempio, è stata creata propria grazie ad un finanziamento regionale. Poco presenti, purtroppo, sono i finanziamenti privati.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R I siti di Facoltà e di Dipartimento ci consentono di rendere immediatamente fruibili le nostre attività e le nostre pubblicazioni molto spesso sono pensate per un pubblico di appassionati lettori e non necessariamente di specialisti. La nostra Facoltà è nata per essere una risorsa per il territorio, le nostre iniziative vengono rese note ai Comuni campani, alle scuole ed alle istituzioni culturali regionali al fine di consentire la più ampia partecipazione possibile.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Direi molto buono e non solo per la qualità e le capacità dell’Ufficio stampa di Ateneo ma anche per l’attenzione che da sempre i media hanno avuto verso il nostro lavoro. Credo che sia stato sempre chiara la volontà della nostra Facoltà di essere centro di formazione e di ricerca non solo per gli studenti ma per quanti hanno saputo vedere nella nostra attività un vero e proprio “servizio” offerto al territorio.

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