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Intervista a Paolo Braconi e a Francesca Diosono, responsabili degli scavi sul sito di Villa San Silvestro

Quest’estate è partita la IV campagna di scavi sul sito di Villa San Silvestro, importantissima testimonianza del periodo romano nell’antica regione Sabina.

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Abbiamo intervistato per voi il direttore e la coordinatrice degli scavi, il Professor Paolo Braconi e la Dottoressa Francesca Diosono.

1. Quando è stato scoperto il sito di Villa San Silvestro e in quali circostanze?
Il sito è stato scoperto intorno agli anni Venti, quando venne alla luce il monumentale podio del tempio principale mentre già dall’Ottocento erano state segnalate le grandi basi di colonne vicino alla chiesa di San Silvestro, la quale, come si è poi scoperto, sorge al di sopra del tempio antico. Dopo un intervento della Soprintendenza ai Beni Archeologici per l’Umbria intorno al 1980, le ricerche sono poi state riprese sistematicamente dall’Università di Perugia nel 2006 e sono tuttora in corso.

2. Volete illustrarci brevemente le tre campagne di scavo archeologico che lo hanno indagato?
Nel 2006 le nostre ricerche si sono concentrate intorno al podio del tempio, di cui abbiamo potuto indagare le fasi edilizie e le caratteristiche architettoniche, ma sono state volte anche a confermare la presenza di altre strutture antiche nei dintorni del tempio, le quali erano visibili grazie alle tracce che segnalavano la presenza di murature sotterranee nei campi circostanti, le quali impedivano alle coltivazioni di crescere bene al di sopra di esse. Le campagne 2007 e 2008 sono state concentrate a comprendere l’estensione del sito, che attualmente si estende per più di tre ettari, con due templi circondati da vasti portici.

3. Quali sono i reperti più importanti emersi fino ad ora?
L’importanza del sito, chiaramente, va al di là dei reperti rinvenuti e consiste anche nella sua stessa monumentalità, complessità ed estensione. I reperti di maggiore pregio sono quelli relativi alla decorazione del tempio principale, con un braccio della statua di culto in marmo pario le cui dimensioni ricostruibili sono circa di 6 m d’altezza, le terrecotte architettoniche di alta qualità che decoravano sia questo tempio che il circostante portico, nonché tutta una serie di oggetti di pregio che sono attualmente esposti alla mostra “I templi ed il forum di Villa San Silvestro”, in corso a Cascia, presso il Museo civico di Palazzo Santi.

4. Il sito di Villa San Silvestro ha un’importanza fondamentale nell’antico territorio Sabino. Come mai?
La conquista romana del 290 a.C. portò naturalmente grandi cambiamenti nel territorio sabino, che restava ancora legato ad un insediamento a villaggi sparsi nel territorio. Roma fece entrare le terre sabine nel proprio patrimonio demaniale, dandone una parte in assegnazione a coloni con cittadinanza romana che si insediarono sul posto ed un’altra parte, consistente soprattutto in pascoli e boschi, la mantenne per darla in affitto e ricavarne un’importante entrata per il fisco. Il territorio dell’Alta Sabina fu suddiviso in tre prefetture, Reate, Amiternum e Nursia, alla quale apparteneva anche il territorio casciano e dell’altipiano di Chiavano. Ma Roma voleva una presenza più capillare nel territorio e così creò una struttura amministrativa intermedia tra la città ed il villaggio, il forum, un centro amministrativo e politico che faceva da punto di riferimento per aree agricole e non urbanizzate, come appunto quella in cui si trova Villa San Silvestro. Nel grande forum di Villa San Silvestro gli abitanti del territorio circostante si recavano per pagare le tasse, arruolarsi, comprare o vendere beni, per le festività religiose, le attività politiche ed amministrative, i processi. Sorti tra III e II secolo a.C., alcuni fora, con la riforma della struttura dello stato romano avvenuta nel corso del I secolo d.C., si trasformarono in municipi e proseguirono la propria storia, mentre molti altri scomparvero. L’unico di questi attualmente noto è quello di Villa San Silvestro, che ci fornisce dunque una testimonianza unica della gestione del territorio sabino da parte di Roma e di come avvenne la romanizzazione della Sabina ed il suo inglobamento nel mondo romano.

5. Quali sono le fasi storiche che lo hanno caratterizzato?
Dall’area provengono materiali di età neolitica fuori contesto, mentre per i periodi successivi possiamo solo disporre del castelliere che domina l’altura al di sopra del sito romano. Questo vede una prima occupazione subito dopo la conquista romana, con la costruzione del grande tempio ed il formarsi di un agglomerato sparso di strutture, riteniamo abitative, nell’area, da attribuire forse all’arrivo dei coloni romani. L’area del tempio principale viene poi monumentalizzata con un grande portico che racchiude al suo interno il tempio, sul lato opposto al quale sorgevano probabilmente edifici a carattere pubblico. Dopo il devastante terremoto del 99 a.C., citato dalle fonti, tutte le strutture vennero ricostruite; in particolare il tempio grande fu rifatto prendendo a modello, sia per la decorazione che per le caratteristiche architettoniche, coevi templi di Roma, il che ha fatto supporre che dietro vi fosse una committenza di livello molto alto. Tutta l’area fu poi abbandonata nel corso del I secolo a.C., per poi vedere un nuovo insediamento nel IV secolo d.C. con una nuova fase tra VII e VIII secolo.

6. Quali sono gli obiettivi della quarta campagna di scavo?
La quarta campagna di scavo si incentra tutta sull’area del tempio a doppia cella. Stiamo attualmente riportando alla luce i limiti del portico che circonda il tempio, che si sono dimostrati molto ampli. Inoltre stiamo cercando di chiarire con saggi in profondità le varie fasi cronologiche che caratterizzano l’area e che sono, di fatto, più complesse rispetto a quelle dell’area del tempio principale. Tutto questo è volto a capire la funzione dell’area, che dovrebbe essere maggiormente commerciale ed artigianale rispetto all’altra.

7. Come pensate di procedere?
Vedi sopra.

8. Volete parlarci del coinvolgimento degli studenti universitari?
Gli scavi universitari si svolgono principalmente grazie all’impegno degli studenti volontari. Gli studenti universitari che partecipano alla campagna provengono per la maggior parte dall’Università di Perugia, ma vi sono anche studenti dell’Università di Siena, Salamanca e Madrid, Strasburgo, Monaco ed Edmonton, in Canada, nonché dottorandi e specializzandi in archeologia delle Università di Perugia, Lecce e Salerno.

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