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Intervista a Piero Frediani, direttore dell’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC del Consiglio Nazionale delle Ricerche)

L’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC del Consiglio Nazionale delle Ricerche-CNR) è stato fondato nel 2001, conta 21 dipendenti e ha la sua sede a Firenze in Via Madonna del Piano, 10. I suoi obiettivi istituzionalmente definiti sono: la caratterizzazione dei materiali costituenti le opere d’arte e delle loro alterazioni e degradazioni; la sperimentazione di nuove tecnologie e materiali per la conservazione dei beni culturali; lo sviluppo di criteri innovativi di progettazione e realizzazione di interventi conservativi; lo sviluppo di progetti innovativi di valorizzazione dei beni culturali. Abbiamo intervistato per voi Piero Frediani, direttore del ICVBC.

D In breve, ce ne racconti la storia.
R STORIA E ORIGINE
Sorto nel Luglio del 2001, l’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali nasce dall’accorpamento dei 3 Centri di Studio per le Opere d’Arte del CNR, già creati a partire dal 1971.
Poiché la maggioranza dei suoi attuali ricercatori appartiene agli ex Centri che avevano sede a Milano (ex Centro ‘Gino Bozza’ diretto da Giovanna Alessandrini), a Firenze (ex Centro diretto da Franco Piacenti) e a Roma (ex Centro ‘Marcello Paribeni’ diretto da Gino Moncada Lo Giudice), l’attuale profilo dell’Istituto non può non ereditare la tradizione operativa e di studio che ha caratterizzato i Centri.
Questi ultimi si sono interessati prevalentemente della conservazione del patrimonio all’aperto, soprattutto di tipo architettonico (Firenze, Milano) e archeologico (Roma), affrontandone le problematiche sotto il profilo scientifico e proponendone e sperimentandone soluzioni tecnologiche.
L’attività prevalente di ricerca è stata quella della sintesi, dello studio e della sperimentazione di nuovi prodotti per la conservazione dei manufatti lapidei (Firenze e Milano), degli studi diagnostici sullo stato di conservazione dei monumenti (Milano), delle ricerche inerenti gli scavi archeologici (Roma) e degli studi sull’ambiente e del controllo ambientale (Roma).
Gli ex Centri di studio sono divenuti oggi la Sede dell’Istituto (Firenze), la Sezione distaccata di Roma e la Sezione distaccata di Milano.

D In quali settori è attualmente impegnato?
R http://www.icvbc.cnr.it/istituto.htm – L’Istituto PROFILO DISTINTIVO
L’ICVBC, si è inserito con un proprio profilo distintivo nel panorama degli istituti italiani operanti nell’ambito dei Beni Culturali ed appartenenti sia al CNR che al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Ciò era importante al fine di evitare inutili duplicazioni o sterili sovrapposizioni e per sviluppare fin dall’inizio un’attività di integrazione con quelle delle altre realtà istituzionali nel settore.
Gli Istituti del CNR nell’area dei beni culturali sono 3: in ordine storico di creazione citiamo l’ITABC (Istituto Tecnologie Applicate ai Beni Culturali) (operativo dal 1998) diretto da Salvatore Garaffo con Sede in Roma, l’ICVBC (Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione de Beni Culturali) (operativo dal 2001) diretto attualmente da Piero Frediani con sede a Firenze e due sezioni staccate a Milano e a Roma, l’IBAM (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali) (operativo dal 2003) diretto da Francesco D’Andria, con sede a Lecce e due sezioni staccate a Potenza e a Catania.
L’ICVBC ha subito individuato una propria linea di caratterizzazione nel privilegiare l’aspetto della conservazione dei beni culturali (pur mantenendo la finalità della valorizzazione) e nell’affrontare tematiche di ricerca in prevalenza relative agli aspetti scientifico-tecnologici dei problemi conservativi e alla sintesi di prodotti per la protezione e conservazione dei Beni Culturali.
I grandi Istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Istituto Centrale del Restauro di Roma (ICR) e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (OPD), hanno finalità istituzionali ben distinte da quelle dell’ICVBC, privilegiando l’attività diretta o di coordinamento degli interventi di restauro veri e propri. Laddove anche questi istituti effettuano ricerca scientifico-tecnologica, gli ottimi rapporti di collaborazione con l’ICVBC assicurano lo sviluppo di azioni concertate con ruoli di reciproca integrazione.
Stabilita l’attività primaria dell’istituto (ricerca eminentemente rivolta all’approfondimento degli aspetti scientifico-tecnologici delle conservazione), un’attività distintiva è stata rivolta alla messa a punto di protocolli e strumentazioni per la valutazione dello stato di conservazione dei Beni Culturali. Tale attività è svolta sia direttamente attraverso i propri ricercatori nella sede e nelle due sezioni staccate, sia coordinando gruppi di studio di altri istituti CNR e di Università italiane, che condividano l’interesse verso questa tematica e ne riconoscano l’importanza e la priorità.
L’attenzione è rivolta soprattutto al patrimonio sito all’esterno, particolarmente quello costituito da materiali lapidei naturali e artificiali, ma anche metallici (bronzi), intonaci decorati, vetrate, etc. Per la loro stessa collocazione ed esposizione diretta all’ambiente contaminato e aggressivo dei siti urbani questo patrimonio è quello soggetto al massimo rischio di degrado.
Occorrono protocolli ben definiti per monitorare in situ la progressione del degrado di manufatti e monumenti e per valutare lo stato di efficienza dei loro trattamenti conservativi.
Quanto sopra risponde a una esigenza prioritaria degli organi di tutela del patrimonio, le Soprintendenze, che sulla base dei dati rilevati nelle campagne di monitoraggio hanno la possibilità di elaborare piani funzionali di manutenzione programmata.
Lo sviluppo di un tale programma prevede l’interazione tra istituti di ricerca del CNR e dell’Università insieme a istituti di tutela dei Beni Culturali, nell’ottica di una politica programmatica comune, con un dichiarato orientamento verso una conservazione dei Beni Culturali.

D Quali sono i principali progetti in corso?
R Commesse:
Titolo
– Sviluppo di nuovi materiali e tecniche per il restauro e la conservazione dei Beni Culturali
– Indagini innovative per il monitoraggio delle superfici di manufatti di interesse architettonico, storico-artistico e archeologico
– Valorizzazione e fruizione sostenibile dei BBCC: incidenza e controllo dei fattori antropici
– Metodologia per l’analisi del rischio e l’individuazione delle misure di sicurezza nell’allestimento di sale museali, nella movimentazione di beni artistici e nella protezione di siti archeologici
– Offerta di metodologie e tecnologie chimiche, geochimiche e biologiche per la conservazione e la valorizzazione

D E quelli per il futuro?
R: Gli stessi

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Messa a punto di protettivi per materiale lapideo

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R
? Opera Primaziale – Pisa
? Kepha onlus – Roma
? C.T.S. srl – Altavilla Vicentina – Italia
? Opificio delle Pietre Dure – Florence
? Comune di Firenze
? Università italiane

D E con enti e istituzioni stranieri?
R
? Duke University (North Carolina-USA)
? Progetto europeo Charisma coinvolgente 21 Univerità/Enti di protezione del Patrimonio culturale
? Progetto europeo Episcon per la formazione di PhD europei
? Progetti bilateriali con il Marocco, la Spagna, la Ceka
? Progetto europeo Preserving Place con 7 Univerità/Enti di Valorizzazione del Patrimonio culturale (Leader del progetto)
? Progetto europeo “cupole ed abitat “
? Progetto european construction plattform

D Il rapporto con il mondo dell’istruzione e formazione?
R Università di Firenze, Bologna, Roma, Milano, ec.
Instituto F. Juvara-Siracusa

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R: Seminari interni di aggiornamento tenuti da esperti delle varie discipline

D Qual’è il rapporto con le aziende del settore?
R Ottimo.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R No, ma considerati i tempi ci accontentiamo.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Si.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R Non lo gestiamo.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Scarso.

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