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Intervista a Sebastiano Tusa sul relitto di Castellamare

La Soprintendenza del Mare ha scoperto recentemente un relitto nelle acque di Castellamare. Abbiamo intervistato il Soprintendente Sebastiano Tusa per saperne di più.

1. A quando risalgono le prime segnalazioni sulla presenza di un relitto nelle acque di Castellamare? Cosa indicavano?

Alcuni anni fa, esattamente nel 2004, ricevemmo una segnalazione da un noto subacqueo palermitano – Stefano Baldi – circa l’esistenza di cannoni nella zona. Andammo durante una fredda e piovosa giornata invernale, ma non identificammo nulla di preciso al di là di vaghe presenze di pietrame ed elementi ferrosi

2. Cosa testimoniava il documento del XV secolo in Vostro possesso?

Il documento menziona una nave (senza specificarne il nome) che sul finire del XV secolo caricò del grano nel vicino caricatore del Vallone (nei pressi dell’odierna Alcamo Marina), poi si spostò a Castellammare dove caricò dell’altro grano. Non riuscì più a prendere il largo per sopravvenute condizioni meteo marine avverse e naufrago sulla costa.

3. In quale maniera siete riusciti a individuare il luogo esatto di giacenza del relitto?

Dopo le mareggiate invernali, nel periodo tra marzo e luglio, intensifichiamo il controllo delle zone indiziate archeologicamente allertando anche i numerosi collaboratori subacquei locali che abbiamo sparsi per la Sicilia. Tra questi vi è Vito Sottile, archeologo di Castellammare del Golfo che, perlustrando la zona, si è accorto della presenza del relitto e ce ne ha dato immediata notizia.

4. Come è stata organizzata la ricognizione?

Siamo subito intervenuti poche ore dopo la segnalazione di Sottile organizzando una ricognizione guidata dall’ing.Gaetano Lino della Soprintendenza del Mare che ha analizzato il relitto, lo ha fotografato, filmato, misurato e ne ha redatto un’accurata descrizione.

5. Quali sono stati i reperti più importanti individuati?
A parte alcuni elementi lignei dello scafo, come la prua o l’attacco delle sartie che tenevano l’albero, i reperti più significativi sono al momento un piccolo cannone in ferro a poppa ed alcuni frammenti ceramici di poco valore ma importanti perché ci hanno consentito di proporre la datazione del relitto ed il suo collegamento al documento citato.

6. Alla luce dei dati in Vostro possesso quali ipotesi si possono avanzare sul relitto?

E’ verosimile che sia quello menzionato nel documento citato, ma abbiamo bisogno di più dati ed analisi per essere sicuri di questa identificazione. Certamente si tratta di un’imbarcazione vecchia di alcuni secoli naufragata sulla costa sabbiosa mettendosi nella classica posizione parallela alla costa in seguito a forti venti di maestrale.

7. Qual’è la sua importanza nell’ambito dei commerci marittimi siciliani?

Certamente contribuisce e contribuirà nel futuro dopo gli auspicati approfondimenti scientifici a chiarire i meccanismi del commercio di piccolo cabotaggio lungo le coste siciliane legato alla produzione agricola

8. Quali saranno i dispositivi per la tutela del prezioso relitto da atti di depredazione e di danneggiamento che allestirete?

Innanzitutto sarà emessa un’interdizione all’ancoraggio ed alla pesca (anche se la vicinanza alla costa già lo prevede). L’area sarà dichiarata area archeologica e allerteremo le forze dell’ordine a vigilare. Ma la tutela più efficace sarà quella di inculcare nei fruitori del mare locali il rispetto del luogo

9. Avete intenzione di procedere con una campagna di scavo archeologico subacqueo?

Certamente non appena riceveremo i necessari finanziamenti

10. Se sì, quali i suoi obiettivi?
Innanzitutto documentare e studiare la consistenza dell’imbarcazione, del suo carico e delle sue caratteristiche e valutarne la fattibilità di un eventuale recupero.

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