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Intervista a Simone Schiavone sul Convento di San Francesco di Folloni di Montella

Qualche mese fa una squadra di archeologi napoletani e danesi aveva portato alla luce il corpo di un giovane guerriero, morto intorno al quindicesimo secolo, presso il Convento di San Francesco di Folloni di Montella. Abbiamo intervistato per voi Simone Schiavone che ha illustrato la storia del Convento di San Francesco e la sua importanza per il francescanesimo.

Vuole illustrarci brevemente la storia del Convento di San Francesco?
Il convento di San Francesco a Folloni si trova nel territorio del comune di Montella, situata nell’Alta Valle del Calore e adagiata su un versante della catena dei monti Picentini (latitudine 40°, 51′, 42″ ed una longitudine di 12°, 40′, 31″), lungo il corso del fiume Calore, al centro delle direttrici stradali che collegano la cittadina con Bagnoli Irpino, Cassano Irpino e Nusco.

Il Complesso architettonico di san Francesco a Folloni è il frutto di un rinnovato intervento edilizio della metà del ‘700, reso necessario in seguito al terremoto dell’anno ‘32. I lavori consistettero nella costruzione di una nuova chiesa in stile barocco-rococò, ruotata di ca. 90° rispetto alla precedente, orientata Est-Ovest, e realizzata più alta di 180 cm; annesso ad essa è il campanile che conserva, assieme al porticato adiacente, l’impianto della seconda metà del XVI secolo. Allo stesso programma edilizio appartiene il chiostro, interposto ai due ambienti precedenti, che ha occupato il luogo dell’antica chiesa, sin dal Trecento annessa al chiostro, oggetto della recente indagini di scavo. Tutta la restante parte della fabbrica è relativa agli spazi conventuali, insistenti anch’essi su aree frequentate già dalle prime comunità religiose.

Fin d’ora, infatti, la storia si è basata sulla tradizione, trasmessa dal popolo, secondo la quale nel 1222 il poverello di Assisi, in uno dei suoi tanti viaggi di predicazione itinerante, di ritorno dalle Puglie, dove volentieri si recava pellegrino presso Monte Sant’Angelo, avrebbe fatto tappa nella terra di Montella, a quel tempo parte della Baronia. Chiesta invano ospitalità, dovette trovare riparo nel bosco di Folloni, lungo il fiume Calore, nel ricettacolo di gente malavitosa. Quella notte nevicò, ma al mattino seguente l’albero sotto cui egli si era riparato meravigliosamente si rivelò non essere stato toccato dalla neve (il luogo dove la tradizione lo localizza è alle spalle del romitorio). Saputa la cosa il signore del paese, un certo Ragone Balbano, conte di Conza e di Montella, venne a cercare l’uomo di Dio pregandolo di trattenersi come ospite presso di lui, fiducioso che la sua presenza potesse essere un toccasana per il feudo da lui retto, del quale una delle maggiori difficoltà sociali ed economiche era rappresentato dal brigantaggio, favorito dalla natura montuosa dei luoghi.
Si narra che fermatosi lì Francesco fece molti ed intensi sermoni, infiammando gli animi e spingendo la gente ad osservare i divini precetti; e quando egli decise di proseguire il suo viaggio lasciò in quel luogo dei frati perché edificassero un romitorio e col loro operato convertissero i malviventi, incamminandoli per la strada della salvezza.

Altre sono le leggende legate al passaggio del Santo nei territori irpini, come quella del “sacco miracoloso”. Questa testimonianza, seppur leggendaria, è un’indicazione importante che conferma la reale possibilità del passaggio di San Francesco in Irpinia, già evidente nel ciclo giottesco della Basilica di Assisi, dove il miracolo avvenuto nella vicinissima Montemarano, all’indomani della morte di Francesco, contribuì alla canonizzazione dell’uomo di Assisi .

Autentica o meno la notizia del passaggio di S. Francesco per Montella sta di fatto che all’inizio del sec. XIV il convento di Folloni era in piena attività e molto ben voluto dal popolo e dai Signori del tempo.

Il primo documento scritto, che si ha sull’esistenza del convento è del 5 gennaio 1322: si tratta del rinnovo di un antico privilegio concesso ai frati dal principe di Taranto, Filippo, e da sua moglie Caterina di Valois. Questo privilegio, consisteva nel permesso di poter pescare nel fiume Calore, attiguo al convento, poter fare legna nel bosco di Folloni, e poter macinare al Mulino del paese. Atri privilegi ottenne il convento dalla regina Giovanna I (17 gennaio 1374), privilegi che confermavano e accrescevano le concessioni benevolmente elargite dagli Angioini, suoi predecessori, a partire da Carlo I d’Angiò che, insediatosi sul trono di Napoli nel 1266, d’accordo con Papa Clemente IV, restituì libertà agli ordini monastici. Da allora concessioni e privilegi dati in passato diverranno diritti a tutti gli effetti per singolare magnificenza di Giovanna I che, pochi mesi dopo (14 luglio), firmò un’altra ordinanza diretta al conte di Acerra, ai baiuli, precettori e affittatori dei diritti e redditi, affinchè i frati montellesi, fedeli e devoti oratori, potessero continuare ad usare il mulino senza il pagamento delle tasse. Non meno benevolo fu il quarto marito di Giovanna I, Ottone di Brunswich, che la regina aveva nominato principe di Taranto, conte di Acerra e signore di Montella (gennaio 1377), ma la sua protezione durò poco: sconfitto e fatto prigioniero da Carlo III, il quale aveva occupato Napoli il 16 luglio 1381, morì cinque anni dopo, il 24 febbraio. I privilegi concessi dalla regina Giovanna furono di seguito confermati da Alfonso I d’Aragona; era il 1 luglio 1441, quattro anni dopo il feudo di Montella sarebbe andato nelle mani del conte valenzano Garçia Cavaniglia. Al figlio Diego, allevato presso la corte di Ferdinando I d’Aragona in Napoli e nominato conte della città irpina all’età di 31 anni, appartiene il monumentale mausoleo funebre del 1492, attribuito a Jacopo de la Pila e custodito all’interno della sacrestia. L’affetto e la devozione della gente locale è espressa dalla presenza di tombe e cappelle funerarie innalzate a partire dal 1501 sul lato destro e all’interno della primigenia chiesa titolata all’Annunziata.

Quale la sua importanza nell’ambito del francescanesimo?
A seguito delle nostre indagini, in via del tutto eccezionale, possiamo proporre un preliminare modello insediativo per un sito di fondazione francescana, costruito su dati rigorosamente archeologici. A supporto di questa tesi la tradizione storiografica è suffragata dalla periodizzazione archeologica: le deposizioni ascritte al XIII secolo sulla base della datazione al radiocarbonio si riferiscono alla prima comunità di frati dediti alla cura animarum e dei fedeli. Del passaggio di San Francesco per Montella e della istituzione della prima comunità di due frati suapte manu ne danno conferma la lista dei miracoli avvenuti in situ, oltre che quello ben più famoso di Montemarano. La costruzione, poi, di una grande chiesa con chiostro annesso, secondo un modello che la prof.ssa Caroline Bruzelius (Duke University) ha riscontrato in altri complessi francescani italiani di XIII-XIV secolo, è con ogni verosimiglianza da attribuire all’intervento, se non altro indiretto, dei d’Angiò. E’infatti attestato l’interessamento di Carlo II presso il «Castrum vero Montelle» con atto del dicembre 1293, quando mandò a morte il conte Adenolfo d’Aquino e confiscò il castello, riservandosi il «numus eu parcum […] cum nemus ipsum velimus pro nostri solaciis deputari» .

I risultati dello scavo del chiostro consentono di affermare che la piana di Folloni e nello specifico il sito in esame non erano affatto disabitati, anzi i frati dovettero utilizzare per le funzioni religiose almeno fino alla edificazione della nuova chiesa un rudere preesistente, identificato nel romitorio, giunto fino a noi, e altre strutture, nonché una tomba terragna (metà XII secolo), sono venute alla luce durante la recente campagna di scavi (gli stessi frammenti di ceramica a bande rosse prodotta entro la fine del XII secolo ne confermano la frequentazione antropica). I termini di paragone cn contesti analoghi al momento rimandano all’area settentrionale della penisola e oltralpe (Gran Bretagna e Danimarca).

Bibliografia: Platea venerabilis conventus sancti Francesci dell’Ordine dei Minori Conventuali in Terra di Montella di Sebastiano Guerruccio, conservata in copia presso l’Archivio del Convento (l’originale si trova all’Archivio di Stato di Avellino); SCANDONE F., L’Alta Valle del Calore. II. Il feudo e il municipio di Montella dal dominio dei Normanni a quello della casa Aragona, Palermo 1916; STRAZZULLO F., Il complesso monumentale di S. Francesco a Folloni in Montella, Montella 2000; WADDING L., Annales Minorum seu Trium Ordinum a S. Francisco institutorum, a cura di J. M. Fonseca, vol II (1221-1237), Firenze 1931.

(Simone Schiavone)

1 Commento su Intervista a Simone Schiavone sul Convento di San Francesco di Folloni di Montella

  1. Il dott. Schiavone ha avviato un’indagine innovativa nell’ambito della documentazione archeologico in area irpina e campana tutta. Auspico il completamento e la pubblicazione dei dati di scavo al fine di avere un quadro più esaustivo. Saluti

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