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Intervista agli archeologi Alberto Giudice, Francesco Panzetti e Daniele Petrella, fondatori di “Archeologiattiva”

Giovedì 16 luglio 2009 è stata inaugurata a NapoliArcheologiattiva”, una libreria speciale totalmente dedita all’archeologia. Abbiamo intervistato per voi i suoi fondatori: Alberto Giudice, Francesco Panzetti e Daniele Petrella.

1. Come è nata l’idea di fondare “Archeologiattiva”?
È nata quasi per caso, con una proposta buttata lì quasi per gioco in un giorno di febbraio da Daniele. Con il senno di poi ci sembra una proposta folle e avventata: nel senso che abbiamo lanciato una sfida che forse nessuno aveva tentato finora in Italia. Non, almeno, facendo così tante cose tutte insieme, non dall’interno del mondo dell’archeologia e non alla nostra età.
È nata così l’idea di creare un “centro” per l’archeologia che spazia in vari settori tutti finalizzati allo sviluppo di una idea, più nuova, più fresca, più scientifica, più europea e più internazionale dell’archeologia, dei Beni Culturali e della sua gestione e valorizzazione.
In realtà quest’idea era in qualche modo già presente in ognuno di noi, sedimentata fra i desideri e le passioni che abbiamo, fra le quali c’è quella dei libri, ovviamente. Così fin da quel giorno stesso ci siamo messi subito a lavoro. La cosa più sorprendente però è il fatto che tutto il progetto è nato in un modo incredibilmente facile e naturale, quando la sera in cui Alberto divenne il terzo socio in ordine di tempo – eravamo in una pizzeria del centro antico di Napoli – cominciammo a tirare fuori tutte le nostre idee, i nostri desideri, rivelando e mettendo in comune la nostra visione dell’archeologia, della cultura, della comunicazione, il modo in cui vediamo il futuro della nostra splendida disciplina. È stato un modo per non mollare, per non abbandonare i nostri sogni; una resistenza, e credo anche una scelta coraggiosa.

2. Quando è nata “Archeologiattiva” come realtà?
Dopo l’incontro di quella sera di marzo tutto si è generato progressivamente e naturalmente. C’erano dei semi che dovevano germogliare: il terreno era buono, e la stagione quella giusta. Abbiamo lavorato giorno e notte fino all’apertura della libreria – che è la nostra vetrina – e continuiamo a farlo. Dopo un mese di preparativi, ad aprile abbiamo costituito la società cooperativa, una scelta ponderata dopo lunghe discussioni; è la forma giuridica che più di tutte incarna la nostra idea di lavoro, incentrata sulla cooperazione e sulla condivisione delle esperienze e delle conoscenze. Durante questo straordinario “viaggio” che abbiamo compiuto insieme abbiamo incontrato alcuni ostacoli e li abbiamo superati tutti armati di determinazione, aiutandoci e incoraggiandoci a vicenda, spinti soprattutto da quel sogno che non abbiamo voluto abbandonare. Però abbiamo incontrato sulla strada anche tantissime persone giuste al momento giusto che ci hanno aiutato spontaneamente, ci hanno spronati a non mollare e ci hanno elargito preziosi consigli. Compagni di viaggio meravigliosi, ai quali dobbiamo davvero tanto e che non a caso abbiamo scelto di ringraziare pubblicamente affiggendo nella libreria un lungo banner con l’elenco dei loro nomi: i nostri credits. Evidentemente il progetto di Archeologiattiva è piaciuto davvero incontrando le esigenze, da parte di molti, da una parte di ritornare ad un’archeologia fatta di ricerca, dall’altra di affiancare a quest’ultima un’ampia opera di comunicazione culturale innovativa.
Credo che ci sia un mondo intero che aspetta che noi addetti ai lavori apriamo le nostre conoscenze a tutti in modo chiaro e piacevole.

3. Ognuno di voi proviene da esperienze diverse. Volete raccontarcele singolarmente in breve?
Alberto: Sono un archeologo classicista, laureato a Napoli e specializzato a Matera; negli ultimi tre anni ho lavorato nell’archeologia di emergenza e nello stesso tempo ho iniziato una collaborazione alla cattedra di Fondamenti di Storia Antica all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Inoltre oramai da anni porto avanti ricerche sulla figura dell’imperatore Adriano e sulle problematiche legate al concetto di tardoantico.

Daniele: Fin da piccolo, ho sempre avuto due grandi passioni: l’archeologia e l’oriente. Ho, quindi, sintetizzato questi due amori laureandomi in archeologia estremo-orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, in particolar modo quella giapponese. I miei studi sono continuati grazie al dottorato in Archeologia (Rapporti tra Oriente ed Occidente), presso la medesima Università. Oltre questo, sono specializzato in archeologia subacquea. Da circa sei anni lavoro come professionista nell’ambito dell’archeologia d’emergenza e nella consulenza scientifica. Parallelamente ho preso parte a varie missioni archeologiche all’estero come la Missione Italiana in Oman e quella in Nepal. Da ormai quattro anni, invece, mi occupo delle indagini per il ritrovamento della flotta di Kubilai Khan affondata nei mari giapponesi nel 1281 durante un tentativo di invasione andato a male. Quest’anno, dopo tanti sforzi, la missione è stata avallata e finanziata dal Ministero degli Affari Esteri ufficializzandola come Missione archeologica italo-giapponese ed io ne sono il Direttore (la squadra italiana è composta da 6 archeologi). Ma l’elemento più significativo è che tale missione archeologica risulta essere la prima in territorio nipponico nella storia dell’archeologia ed io ho l’onore di essere il primo archeologo italiano a scavare in Giappone. Sono anche impegnato politicamente avendo fondato nel 2005, insieme al Dott. Tsao Cevoli e ad altri colleghi, l’Associazione Nazionale Archeologi (ANA) che si batte per i diritti degli archeologi italiani. Non so se ne è a conoscenza ma in Italia, il paese che vanta il 40% dei beni archeologici mondiali, la professione di archeologo non è riconosciuta. Dal I Congresso Nazionale il Dott. Tsao Cevoli ne è il presidente mentre io il Direttore Nazionale.

Francesco: Io, dei tre, sono l’unico che non ha avuto esperienze di archeologia d’emergenza come professionista. Mi sono laureato in Antichità pompeiane ed ercolanesi all’Università di Napoli “L’Orientale” e collaboro ad alcune missioni archeologiche del dipartimento di studi del Mondo Classico a Pompei e in Abruzzo, ma il mio percorso di formazione è passato anche attraverso territori che non appartengono all’archeologia. Mi sono dedicato al mondo dei musei. Mi sono servito della neurofenomenologia -un approccio che coniuga filosofia e neurobiologia-, dell’estetica, teoria degli ipertesti e cibernetica. È stato un viaggio spericolato e affascinante, anche se incompiuto. L’altra grande esperienza è stata la progettazione di un parco integrato in Molise, un progetto ancora in corso. Ho imparato ad occuparmi di marketing, di pubblicità, di pianificazione territoriale, economia, agricoltura e mille altre cose. L’esperienza più feconda che potessi immaginare! E che oggi, con Archeologiattiva, mi torna sempre più utile, visto che posso continuare ad occuparmi delle stesse cose.

4. Quali sono i servizi offerti da “Archeologiattiva”?
Archeologiattiva ha cinque “pilastri” principali: editoria, formazione e didattica, comunicazione culturale, turismo e ricerca scientifica. Ciascuno di questi rami d’azienda ha al suo interno delle articolazioni: l’editoria è la libreria ma anche il servizio di pubblicazione on demand, che non costa niente all’autore e fa confluire i titoli in una collana di qualità. Comunicazione culturale significa organizzazione di presentazioni in maniera innovativa e piacevole, nonché di eventi che serviranno a richiamare un pubblico composto non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dai tanti appassionati e curiosi della cultura dell’Antico; e inoltre, significa partecipare ad happenings organizzati da altri, costituire ed entrare a far parte di network insieme ad altre realtà. Per il turismo abbiamo in mente un modello nuovo, fondato da una parte sul viaggio come esperienza in sé e come esperienza di gruppo, dall’altro come modo per raccontare culture diverse dalla nostra con rigore scientifico, e ancora come sistema per sostenere –laddove necessario- economie e comunità in difficoltà, come nei Paesi poveri. Cerchiamo di creare consapevolezza culturale per il passato, ma anche civile per il mondo di oggi. Perché un’archeologia che perde di vista il presente è una disciplina inutile e parassitaria. Porteremo appassionati di archeologia in tutti i continenti, e viaggiatori stranieri in Italia, creando contestualmente progetti di crescita sostenibile per i tanti territori che hanno patrimoni culturali straordinari ma sconosciuti. Infine, nello spirito di riportare l’archeologia a ciò che è per sua natura, ovvero ricerca scientifica, Archeologiattiva sviluppa e collabora a missioni archeologiche sia in Italia che all’estero cercando inoltre di impiegare colleghi e professionisti all’interno degli ambiti di loro competenza.

5. E i prodotti in vendita?
Vendiamo libri di archeologia, storia, storia dell’arte, storia delle religioni, antropologia culturale, storia dell’architettura, scienze del turismo, teoria e tecnica del restauro e tanto altro; naturalmente abbiamo i libri in commercio, ma siamo in grado di reperire anche testi esauriti e rari, e per tutti questi possiamo fornire un’adeguata consulenza scientifica e bibliografica. Poi curiamo un settore di antiquariato librario, con testi e stampe (non solo di archeologia) soprattutto del Sette e Ottocento. Oltre ai libri abbiamo una ampia gamma di utensili per lo scavo, che sono difficili da reperire e su cui noi, che siamo archeologi, siamo in grado di dare dei consigli ponderati. In un secondo momento penseremo anche all’abbigliamento per gli archeologi, probabilmente –ma al momento è solo un’intenzione- una linea di nuova produzione che creeremo insieme a dei partner.

6. Quali, infine, i progetti per il futuro?
Sicuramente vogliamo far lavorare quanti più archeologi e operatori del settore è possibile, neolaureati o già in possesso di esperienze professionali; offrire loro possibilità contrattuali, ma in una prospettiva di più lungo periodo cercare di avviarli ad una nuova visione dell’archeologia e del patrimonio culturale, incoraggiarli ad esprimere le loro potenzialità, renderli autonomi e cercare di costruire insieme le opportunità di una continuità nel lavoro. Vogliamo contribuire a restituire dignità a professioni dall’alto valore culturale che però oggi sono cadute nel disinteresse generale e vengono marginalizzate. Crediamo che vogliamo semplicemente crescere, sperimentando tutte le possibilità che la creatività nostra e degli altri ci darà per vivere con piacere e passione la storia, l’arte e l’archeologia.

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