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Intervista al Dottor Carlo Forin sull’archeologia del linguaggio

Il Dottor Carlo Forin, presidente del Gruppo Archeologico Cenedese, si occupa da anni di archeologia del linguaggio. Lo abbiamo intervistato per illustrarvi di cosa si tratta.

Vuole spiegare ai nostri lettori cosa si intende per “archeologia del linguaggio”?
Dal dicembre 2006, www.archeomedia.net accetta questa categoria in rubrica su mia proposta sulla base dell’analisi dei nomi degli dèi. Colin Renfrew ha pubblicato Archeologia e linguaggio per proporli come insiemi separati. Io parlo di archeologia del linguaggio prendendo i nomi degli dèi come reperti; così come l’archeologo corrente prende una moneta o una fibula, distinguendoli dalle pietre, io prendo i nomi degli dei e li separo dalle parole comuni: queste non durano mille anni ed i teonimi durano millenni.
La più lunga durata permette confronti non superficiali. Ad es., senza conoscere tutte le lingue attraversate dal tema di Giobbe sono in grado di correggere mons. Ravasi: Giobbe era conosciuto dai Sumeri!

Come nasce il suo interesse per questa disciplina?
Nasce da 10 anni spesi a tempo pieno nell’analisi del nome Antares, che tutti conoscono come stella, e pochi come nome del dio del Capodanno. Io l’ho trovato qui in Vittorio Veneto, antica Zeneda, da ZEN E DA ‘immagine casa illuminata’ o ‘immagine di festa’. Posso fornire agli interessati il mio libretto Antares, dagli dèi di Babele alle lingue d’Europa, su richiesta a info@carloforin.it, oppure, ognuno può indagare in www.siagrio.it come vedremo.

Quali sono gli obiettivi dell’archeologia del linguaggio?
L’obiettivo principale è quello di rivelare l’indoeuropeismo come eidologia, studio di forme vuote, o ideologia in senso marxiano (= costruzione falsa -almeno parzialmente- della realtà). Ogni etimo è E TI MU, ‘casa della vita del nome (immortale)’, in sumero, prima di essere etymon.
L’onomasiologia, come ha fatto comparando tutti i nomi di Europa Giovanni Semerano, con Le origini della cultura europea, e la te onomasiologia/teonomasiologia -ambiguità te-o + teo di tipo archeologico- sono possibili, a disposizione di chiunque voglia leggere e cercare appassionatamente la verità.

E quali gli strumenti utilizzati dagli studiosi?
Gli strumenti a disposizione di tutti sono i nomi degli dèi. Un archeologo può leggere Virgilio e riconoscere che è un RA SH NA sole luna nato, un Etrusco, e AN SH AR Cielo Luna Sole, Saturno in anatolico è il suo dio; può leggere Apuleio e riconoscere che fu uno gnostico adoratore di Iside.

Vuole illustrare il suo lavoro con un esempio per meglio permettere ai nostri lettori di comprenderlo?
Oggi, 12 marzo, www.agoramagazine.it/cultura pubblica ‘far falla’ 2, l’analisi del nome indigitamenta, che l’ottima Micol Perfigli ha pubblicato per la ETS di Pisa nel 2004, in onore alla sua tesi data alla Normale. Lei ha svelato antropologicamente la pratica sacerdotale dell’evocazione dei nomi degli dèi a sovraintendere all’azione desiderata. Io leggo il nome, che Varrone rese famoso, col sumero-accado.

Quali sono i vantaggi che l’archeologia del linguaggio può portare all’archeologia propriamente detta?
Al convegno di Pinerolo ottobre 2003 gli archeologi della Valcamonica dichiaravano di sovrabbondare di materiali e di essere bisognosi di sintesi. Lì, io ho proposto la lettura di Virgilio come sacerdote etrusco. Qua, la ripropongo: “Salve, grande genitrice di messi, terra Saturnia, grande madre di eroi: per te incedo solenne fra antichi fasti di gloria e d’arte, osando dischiudere le sacre fonti, e canto il carme (‘la forza della parola divina ME’) di Ascra per le città romane. Georgiche II, 173-176.
Studiamo archeologicamente la letteratura: basta con i ripetitori acritici! Iniziamo a scavare fino in fondo. Chiedo che mi diate spazio per raccontarvi la straordinaria grandezza di Virgilio. Desidero che il salone Terra Madre, che Carlo Petrini porterà in ottobre a Torino per il quarto biennio ricambi il saluto – finalmente – del sacerdote etrusco Virgilio! Aiutatemi: vedrete che salto potrà fare l’archeologia con 153 Paesi produttori di beni agricoli che comprendono l’importanza dell’archeomemoria del cibo ß cibo ß KI UB.

In cosa consiste la “teonomasiologia”?
Mi spiego con Antares: pag. 7.
Riordinare i pacchi di significati relativi ad Antares equivale a ricostruire la storia del nome del dio. Un nome con un’età di 4274 anni [oggi 4280 nds] trapassa culture e luoghi diversi. Era AN TAR ISH nell’impero accadico, AN TAR ESH ad Ebla, Antariksha nei Veda indiani, Taranis tra i Celti, E ZEN AN.TAH-SUM a Yazilikaya, Antares a Zèneda (Cèneda, Vittorio Veneto).
L’elenco propone il problema: come si può chiamare lo studio dei nomi degli dei nelle diverse culture?
Dal termine onomasiologia abbiamo ricavato Teonomasiologia (TO) per indicare lo ‘studio comparato dei nomi degli dèi’. Conosciamo la teologia come ‘studio di Dio’ inteso come Fine di tutto: TE US, ‘conosco Fine’ [entro in contatto con Fine nds]. La teleologia è lo studio dei Fini. I Fini sono parti del Tutto. Cercheremo di distinguere le parti del Tutto restando nell’ambito dei nomi in modo da non dover entrare nel campo della teologia. La Teonomasiologia (TO), ‘lo studio dei nomi degli dèi’, può essere in qualche modo definita EME GIR, lingua intesa come ‘fiume dei nomi della conoscenza’.

Vuole parlarci della sezione dedicata all’archeologia del linguaggio dalla rivista “Archeomedia”? Quali sono gli articoli che vi confluiscono?
Sono diversi. Scelgo : Venanzio Fortunato nei suoi veri natali cenedesi. L’analisi del suo passo “PER Cenetam gradiens et amicos duplavenienses QUA natale solum est mihi” introduce all’analisi del ‘piavesòn de soto’ e del ‘piavesòn de sora’ affluenti dei laghi di Revine, ruinae probabili della villa di Venanzio, nel Cenedese.

Anche il sito www.siagrio.it accoglie i suoi articoli. Vuole parlarcene?
Volentieri. E’ la prima volta che mi vien chiesto. Ho iniziato il 2 dicembre del 2001. Ho perseguito in 147 articoli l’obiettivo di analizzare i nomi degli dèi per constatare la loro sopravvivenza dentro ai nomi comuni. Ad esempio: NUS KU è figlio di EN LIL (EL LIL), fratello gemello di EN KI = EA, che possiamo chiamare ID EA, dio Ea (aedi tempio, reciproco!). Tutti riconoscono idea. Perché nessuno cerca ID EA? NUS KU immagine morte distinguo , nell’ambito di una rivolta degli dei con Luna e Sole in sciopero con i rivoltosi, viene mandato dal Padre nel buio più assoluto agli Inferi a raccontare della rivolta attraverso l’Aria, dominio di EL (LIL)-EL HO IM, con una sola lampada, la G (lampada di Aladino, simbolo zodiaco mesopotamico). Anteponete la G: G NUS KU = gnosco, comincio a distinguere, cognosco. Ribadisco co-gnos-co perché la eco = E KU casa distinguo, mi aiuta a distinguere. Dovrebbe aiutare anche Eco Umberto, ma lui favoleggia su La ricerca della lingua perfetta, oltreché scrivere bene Il nome della rosa. Io parlo del nome della rosa, e 5388 lettori hanno letto in http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article1367 ciò che intendo: RU SHA ‘sacro utero’.
Mi fermo qua per non straripare.
Pronto a riprendere: Martina, ad esempio, Saprà di Martino, primo santo non martirizzato dell’Occidente. Si è mai chiesta se possa essere stato di etnia longobarda?
Aggiungo http://www.parcofenderl.it/.

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