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Intervista al Dottor Carlo Forin

Il Dottor Carlo Forin, pensionato INPS ed ex consulente finanziario, presiede il Gruppo Archeologico Cenedese e si occupa di archeologia del linguaggio. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Lauree in Sociologia ed in Economia e Commercio (sul potere).

D. E il suo percorso professionale?
R. Scontando il ’68 di Trento con 11 mesi in banca, ho dovuto lasciare la professione universitaria per operare nella distribuzione dei Fondi Comuni di Investimento, dove avevo costruito una rete di 30 agenti fino a dover abbandonare per un coma da emorragia cerebrale nel 1991. Da allora mi occupo di archeologia del linguaggio. Più di 800 articoli per Internet.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Di archeologia del linguaggio.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Presiedo il Gruppo archeologico del Cenedese e vivo isolato.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Il convegno Antares, alle origini perdute della cultura occidentale svoltosi il 5 aprile 2008.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Desidero portare in ottobre 2010 a Torino al convegno internazionale slow foods il progetto ‘Virgilio, sacerdote etrusco, patrono di Terra Madre’
persuadendo la delegata Sara Azzalini.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Nel giugno del 2009 ho mandato una mia relazione su Yazilikaya al convegno mondiale IFRAO dell’ambasciatore Unesco Dario SEGLIE, CeSMAP, Pinerolo – Polytechnic of Torino, Italy (CeSMAP@cesmap.it).

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Venerdì prossimo lavoro al mio sito www.carloforin.it di archeomemoria per allargare la pratica dell’archeologia del linguaggio che, grazie ai nomi degli dèi, la te onomasiologia/te onomasiologia, curo da dieci anni in www.siagrio.it e dal 2006 in www.archeomedia.net/archeologiadellinguaggio .

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. E’ quasi muta sulla letteratura.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. 1) Recuperare la tradizione latina prima che ne perdiamo la capacità di perpetuarla;
2) Che io non canti da solo com’è finito Giovanni Semerano;
3) Che altri riconoscano cognosco ß KU G NUSKU e lo pratichino.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. L’interdisciplinarietà!

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. L’esperienza degli archeologi della pietra (in opposizione alla parola).

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. L’Italia intera, quando si accorgerà di essere una perla bisognosa di cure per saziare il mondo.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. No. Occorrerebbe programmare: scadenze, con premi e punizioni ad ogni passaggio.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Concretamente: il Museo del Cenedese di Vittorio Veneto ha casse piene e ben riposte, dai ritrovati in 34 anni fatti dal mio Gruppo. E’ in lite con la Soprintendenza Archeologica del Veneto che rifiuta il nulla osta all’allestimento delle sale espositive inscenato dall’architetto Tony Salvador (arch.salvador@libero.it). E’ stallo conflittuale e l’amministrazione richiederebbe l’armonizzazione delle giuste esigenze scientifiche con il desiderio popolaresco, con l’intelligenza politica.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Combinando le tre cose di cui sopra!

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. La seconda, cum grano salis.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Naturalmente sì, senza limiti. Perché questi sono già nelle cose.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Sarebbe un rapporto naturale in una società ordinata. E’ un’impresa pionieristica in questa società.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Qualche volta. Troppe volte sono chiusi nelle tele ammuffite.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Sì.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Questo è un discorso troppo lungo.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Non sono in grado di rispondere.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Noooooooooooooooooooooooooooo.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Meglio ricevere soldi per fare ordine e scavi, non c’è un prima ed un dopo quando non hanno più benzina ad anno appena iniziato!

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì.

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