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Intervista al dottor Gioacchino Lena

Abbiamo intervistato per voi il geo-archeologo Gioacchino Lena.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Credo normale: liceo classico a Siracusa, corso di laurea in Scienze Geologiche presso l’Università di Firenze, laurea, sempre in Scienze Geologiche, presso l’Università di Catania. Abilitazioni all’insegnamento negli Istituti medi e superiori.

D. E il suo percorso professionale?
R. Professore presso una scuola media in provincia di Bergamo, poi (per trenta anni) in provincia di Cosenza. Contemporaneamente ricercatore a contratto presso il CNR-IRPI (Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica) di Cosenza dal 72 al 79. Poi contratti di collaborazione e ricerca con il Dipartimento di Ecologia, sezione di Geografia fino al 1999. Di nuovo contratto di ricerca con il CNR-IRPI sulla protezione dei Beni Culturali dagli eventi idrogeologici e contratto di insegnamento per “Geologia applicata alla ricerca Archeologica” all’Università della Tuscia di Viterbo. dal 2002 al 2008
Ma anche interessi di vario genere che mi hanno portato alla presidenza o alla elezione nei consigli direttivi di alcune associazioni culturali: Istituto per gli Studi Storici di Cosenza (presidente), Società Italiana di geologia Ambientale – SIGEA (consiglio direttivo nazionale e presidente della commissione corsi di aggiornamento e convegni), Consiglio scientifico e Comitato di redazione della rivista “Geologia dell’Ambiente”, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia-AIIG (vicepresidente Calabria), Ordine dei Geologi della Calabria (membro di diverse commissioni).

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Di frane e dissesto idrogeologico, di geologia ambientale, di geoarcheositi cioè dei siti di importanza geologica e archeologica insieme.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Al momento solo per l’Università della Tuscia (Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali) e le associazione nominate prima. Ci sono contatti con altri enti di ricerca ma al momento è prematuro parlarne.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Ho collaborato a tanti progetti che mi è difficile dare la priorità ad uno piuttosto che ad un altro. Ne cito alcuni:
– Progetto CARTE (Cartografia Automatica delle Risorse Territoriali e degli Ecosistemi) effettuato con il Dipartimento d iecologia dell’università della Calabria;
– Progetto strategico per l’ambiente in Calabria, unità operativa “Carta ecologica” e unità operativa “Dal paesaggio archeologico al paesaggio attuale”. Anche questo con l’università della Calabria il primo con il dipartimento di ecologia, il secondo con quello di Pianificazione territoriale;
– Programma UNESCO IGCP 425: Landslide hazard assessment and cultural heritage
Con il CNR-IRPI;
– Ricerca sulle condizioni ecologiche della costa (geomorfologia, subsidenza, erosione costiera, archeologia, biologia) dell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto” (KR);
– Missione archeologica italiana a Cartagine.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Al momento non lo so. Cerco di portare a compimento le ricerche intraprese (Ferento (VT), Cafaggiolo (FI) e di riuscire ad iniziare il “censimento delle cave costiere antiche della Sicilia”.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Le ho avute ma adesso non più. Forse si con qualche istituto spagnolo o tunisino.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Nessuno. Ho realizzato quello che mi ero proposto anche se non secondo la via giusta dell’inserimento stabile in un organismo di ricerca.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Dico sempre che i migliori archeologi del mondo sono italiani. Purtroppo ingabbiati nella cronica mancanza di fondi e dallo scarso spazio al loro lavoro.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Fondi di ricerca, controllo e fruizione del materiale portato alla luce , didattica.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Metodo di lavoro, la quantità enorme di testimonianze del passato, lo studio dei paesaggi.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?

R. Si, massimo due anni. Non è possibile che si lavori tanto senza farlo sapere agli altri. Se si fa un errore in sede di pubblicazione si è sempre in tempo per correggerlo in un momento successivo. Non pubblicare significa non aver fatto il lavoro o averlo fatto clandestinamente.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Alcuni eccellenti, altri noiosi.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Rendendoli più interessanti e, alcuni, meno cari rispetto a quello che offrono. Dovrebbero essere più didattici. Gli studiosi sanno cosa guardare, la gente comune dovrebbe essere instradata.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Si a pagamento perché così avviene una selezione dei fruitori i quali apprezzeranno maggiormente quello che è costato dei soldi. La gratuità ne sminuisce il valore. Inoltre ci sono troppi musei molto visitati, mentre altri sono visitati solo dai ladri.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Si, sempre di più. Il museo non può essere un luogo dove ci sono solo statue, vasi , cocci e quadri.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Bene e male. La gente vuole conoscere il suo passato e credo che debba essere accontentata da archeologi seri e competenti. Nello stesso tempo molto spesso si fa della fantarcheologia creando solo confusione. Indiana Jones è divertente al cinema ma solo al cinema.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Non sempre e non tutti. Una parte di essi scrive per i colleghi e non per informare il pubblico e alla fine scrive cose veramente noiose.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Alcune si, direi eccellente. Ma ce ne sono altre noiose e altre ancora fantasiose.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Si, perché no? Se però rispettano gli stessi vincoli dello Stato, cosa che mi sembra difficile.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Si.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Assolutamente no.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Entrambe le cose. L’archeologia non è solo studio e fruizione, è anche scoperta e…… che scienza sarebbe senza nuove scoperte?

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Si.

1 Commento su Intervista al dottor Gioacchino Lena

  1. ho letto l’articolo con molto interesse, il professore dice cose molto interessanti che condivido in pieno.
    saluti

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