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Intervista al Gruppo Archeologico Goriziano

Il Gruppo Archeologico Goriziano è stato fondato nel 2005 allo scopo di promuovere, tutelare e valorizzare i beni artistici, storici e archeologici. Ha sede a Gorizia, presso la Famiglia Macrini, e conta circa 25 membri. Abbiamo intervistato per voi il Direttore del Gruppo, Sveva Macrini.

D In breve, ci racconti la storia dell’Associazione.
R L’associazione è nata nel 2005 dopo circa tre mesi di lavori preliminari per trovare i primi 10 soci necessari per fondarla e per definire le linee programmatiche di attività. Sin da subito abbiamo deciso di affiliarla all’organizzazione, attiva su scala nazionale, chiamata Gruppi Archeologici d’Italia, della quale attualmente curiamo anche il sito web, e che fu la prima associazione, negli anni ’60, ad “inventare” il volontariato nell’ambito dei beni culturali. Tra i primi soci difatti ce n’erano alcuni che avevano già maturato esperienza all’interno dell’organizzazione nazionale, e che ne hanno messo a parte “le nuove leve”, riuscendole a convincere della bontà degli intenti e dell’importanza di fare parte di un’organizzazione presente ed attiva su buona parte del territorio nazionale. I primi tempi della nostra sezione goriziana non sono stati facili, soprattutto dal punto di vista della regolarizzazione amministrativa, ma dopo varie peripezie le attività hanno decollato e abbiamo iniziato a farci apprezzare e conoscere portando avanti con serietà e dedizione progetti sempre più ambiziosi, talvolta anche con grossi successi di pubblico.

D In quali settori è attualmente impegnata?
R Attualmente ci occupiamo molto di tutela e salvaguardia, abbiamo attivato un monitoraggio a tappeto tramite lettura dei quotidiani locali e suddivisione in zone di competenza tra i soci, che vigilano su ciò che accade. Quando possibile effettuiamo sopralluoghi e ci è capitato anche di dover denunciare abusi o palesi manomissioni di alcune strutture. Inoltre facciamo sempre divulgazione e sensibilizzazione, che è il nostro obiettivo principale perché essendo in pochi è facile che qualcosa ci sfugga, ma se non sfugge ai cittadini adeguatamente addestrati e loro ci segnalano ciò che non va la tutela del territorio diventa molto più semplice. Purtroppo finora se non come singoli non siamo mai riusciti ad ottenere concessioni per scavi e più di una volta ci è stata negata la possibilità di poter partecipare come volontari, affiancandoci agli archeologi.

D Quali sono i principali progetti in corso?
R Il programma di attività viene definito solitamente in settembre e parte da ottobre più o meno fino a giugno, con sospensione estiva e ripresa autunnale. Sono previste conferenze sulla cartografia antica, escursioni sia per la visita di mostre che per la riscoperta di siti archeologici spesso dimenticati come le ville romane presenti nel monfalconese o i castellieri carsici sparsi lungo la costiera. Come progetti di lungo corso è attiva dal 2006 una collaborazione col C.R.C. “C. Seppenhofer” per lo studio delle strutture militari della cittadella fortificata di Gradisca d’Isonzo.

D E quelli per il futuro?
R Ultimamente siamo stati contattati dai Comuni di Farra e Romans d’Isonzo per progetti di studio e valorizzazione della storia locale ma devono ancora essere definite le modalità e le finalità. Infine stiamo cercando di avviare stabili collaborazioni con i Carabinieri Nucleo Tutela del Patrimonio di Mestre e abbiamo in programma la ripresa di cicli di conferenze sulle popolazioni italiche preromane, interrotti un anno e mezzo fa per la necessità di focalizzare l’attenzione su altro e la mancanza di tempo.
In un futuro speriamo non troppo lontano vorremmo avvicinare i ragazzi, soprattutto i più piccoli, collaborando con le scuole con progetti a tema, anche se attualmente siamo troppo pochi per affrontare un impegno del genere con costanza, ma non cade mai nel dimenticatoio: sono i giovani i primi a dover essere avvicinati e a dover imparare ad amare la nostra storia e la nostra cultura per poterla difendere.
Infine, ci piacerebbe poter intraprendere uno scavo, cosa che finora ci è stata spesso volutamente negata nonostante facciamo corsi di formazione e non pretendiamo di sostituirci agli archeologi, ma solo di affiancarli e di poterli aiutare. In tal senso le aperture mostrate dal Soprintendente Fozzati sono molto incoraggianti e speriamo solo che non rimangano belle parole senza risvolti pratici, anche perché di lavoro qui ce ne sarebbe tanto, la regione è ricchissima di testimonianze di tutte le epoche, spesso purtroppo abbandonate a sé stesse per mancanza di personale, fondi e, quel che è più grave, disinteresse, anche da parte di chi dovrebbe lavorare per valorizzarle.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Già realizzato? Direi la riuscita nel bloccare i lavori di totale e brutale ristrutturazione che l’Esercito aveva previsto per l’adeguamento dell’ex convento seicentesco di San Valentino a Udine a zona uffici. Si è trattato letteralmente di una corsa contro il tempo ma ce l’abbiamo fatta, con il supporto di una raccolta firme svoltasi a livello nazionale grazie al supporto dei Gruppi Archeologici d’Italia, ed è stata una bellissima soddisfazione, soprattutto per uno sparuto gruppetto semi-sconosciuto di una ventina di non addetti ai lavori.

D Avete collaborazioni con enti e istituzioni italiani?
R Spesso le nostre iniziative sono patrocinate dalla Provincia e dal Comune; in un prossimo futuro potremmo avviare collaborazioni effettive e stabili con i Comuni di Romans e Farra ma come già detto il tutto è ancora in fase di definizione. Finora abbiamo provato a collaborare, ma ottenendo spesso risultati scarsi o palesemente negativi, come nel caso del Comune di Gradisca e della Soprintendenza ai Beni Archeologici. Facendo parte della Protezione Civile ci piacerebbe poter partecipare a qualche corso di formazione magari improntato più sul settore del recupero degli edifici storici, ma per ora anche lì non abbiamo ottenuto che una tiepida accoglienza.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Quella sarebbe una bella sfida, soprattutto vista la posizione “strategica” sul confine di Gorizia, e la ricchezza del patrimonio culturale anche sloveno e austriaco, le due realtà a noi più vicine. A breve potremmo riuscire ad avvicinarci, in occasione di un’escursione, al Museo Archeologico di Tolmino, ma essendo un’attività in fieri preferisco non pronunciarmi anzitempo. In generale, almeno per quel che riguarda la collaborazione con la Slovenia, ci sembrano aperti e molto ben disposti, il che ci fa ben sperare. Occasioni di crescere, se le vorremo, non mancheranno, alla fine il gruppo è attivo da cinque anni, e la strada da fare è ancora tanta, spesso in ripida salita.
A livello italiano comunque i Gruppi Archeologici d’Italia fanno parte di Enti sovranazionali come il Forum Mediterraneo delle Associazioni per i Beni Culturali, e sono in costante contatto con molte realtà che consentono, a chi partecipa ai campi di scavo e ricerca estivi, di conoscere anche persone provenienti da altri paesi, soprattutto la Francia e il Belgio.

D Il rapporto con il mondo dell’istruzione e della formazione?
R Come già detto vorremmo avvicinarci quanto prima ai ragazzi e ai bambini dalle elementari fino a coprire le scuole superiori; per ora abbiamo avuto sporadici contatti con gli universitari di Beni Culturali, ed è già un passo avanti, ma dovremo impegnarci a fondo per raggiungere buoni risultati in questo settore, ed attualmente è un obiettivo difficilmente perseguibile per mancanza di tempo e risorse umane; spero in un aumento di partecipanti attivi all’organizzazione delle attività, e forse con più soci a disposizione riusciremo ad imbastire questo discorso, per il quale penso serva anche una particolare vocazione e capacità comunicative specifiche.

D Organizzate corsi e seminari?
R Abbiamo organizzato corsi di formazione per i primi tre anni, attualmente siamo temporaneamente fermi ma essendoci allargati dovremo presto riconsiderare ed aggiornare un po’ gli argomenti e ripetere gli incontri formativi, quantomeno ad uso dei nuovi soci, sperando che, come in passato, esperti del settore vengano a darci man forte sulle parti più tecniche e specialistiche.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato per i vostri scopi?
R Fortunatamente, avendo a disposizione un fondo cassa molto esiguo, ci siamo attrezzati sin dai primi tempi di attività ad organizzare iniziative a costi irrisori o completamente gratuite. La pubblicizzazione difatti viene effettuata via fax o mail per i mass media locali, via mail o volantini per il pubblico, e la stampa ha costi molto ridotti, che vengono del tutto abbattuti se ci vengono concessi i patrocini dagli Enti pubblici locali e l’opportunità di usufruire dei servizi messi da loro a disposizione delle associazioni. Finora solo un’iniziativa ha richiesto una spesa di una certa consistenza ma anche in quel caso le istituzioni, stavolta private, ci sono venute incontro.
Le nostre risorse economiche consistono per lo più in donazioni, per ora devo dire che va bene così perché ci consente di avere una contabilità snella e di riuscire comunque a realizzare, ingegnandoci per abbattere i costi, tutto quel che ci riproponiamo, con un rapporto finale qualità/costi molto vantaggioso. Ovviamente abbiamo anche fatto ricorso ai finanziamenti degli enti pubblici e privati, ma usufruendo di cifre sempre relativamente basse perché non necessitavamo di grandi stanziamenti.

D Gli enti pubblici sono sensibili alle vostre attività?
R Generalmente sì ma dipende molto dal tipo di attività e dall’istituzione in gioco. Finora la Provincia è stata la più disponibile ed entusiasta; anche il Comune generalmente lo è nonostante ci siano state divergenze anche forti lo scorso anno in merito alla nostra partecipazione ai lavori di rilevamento di un antico sito archeologico. Con la Regione abbiamo avuto poco a che fare. Purtroppo abbiamo rilevato spesso una sordida indifferenza, quando non un’aperta ostilità, alle nostre iniziative da parte degli enti che più dovrebbero sostenerci, cioè le Soprintendenze locali. Speriamo che col tempo e la conoscenza più approfondita del nostro modus operandi gli spiragli di apertura che intravediamo si trasformino in una solidale e reciproca stima e in una collaborazione attiva, noi non chiediamo di meglio e rientra per altro anche nei nostri fini statutari.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Finora abbiamo usufruito di due contributi pubblici e uno abbastanza sostanzioso privato ma spesso ci sono anni in cui non facciamo nemmeno richiesta perché non ne abbiamo la necessità per le attività in programma. In ogni caso anche quando richiediamo fondi le somme sono esigue e cerchiamo di essere il più oculati possibile e di tagliare i costi dove non sono strettamente necessari, ci secca sprecare denaro pubblico, soprattutto di questi tempi.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R Il grosso viene svolto “a tu per tu”, nel senso che la quasi totalità delle nostre iniziative non sono rivolte ai soli soci, ai quali sono riservate quelle che impongono per motivi di sicurezza la necessità di una copertura assicurativa che si può avere solo con l’iscrizione al gruppo, ma agli esterni, e l’attività di divulgazione è uno dei cardini e dei nostri principali obiettivi. Non si può pensare di svolgere un’efficace tutela e valorizzazione se non si coinvolge la popolazione sensibilizzandola a dovere, magari utilizzando attrattive sempre diverse e simpatiche.
Molta parte la fanno il sito internet e la newsletter per i simpatizzanti: essendo molti soci studenti o neolaureati siamo molto portati ad utilizzare le nuove tecnologie, soprattutto per raggiungere i più giovani, senza per questo disdegnare metodi più “classici”.
Comunque quasi mai ci è capitato di svolgere divulgazione per il gruppo fine a sé stessa o meglio alla pura propaganda, il più delle volte la parte promozionale è inclusa nelle iniziative di divulgazione culturale e pensiamo sia la formula migliore, più snella e meno opprimente per accattivarci la simpatia di chi si avvicina a noi per la prima volta o confermare la “fedeltà” di persone che ci conoscono e ci seguono con affetto e continuità da quando il gruppo era praticamente appena nato.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Molto altilenante, la stampa locale spesso oscura le nostre iniziative o dedica loro uno spazio troppo esiguo perché la gente capisca anche solo di che si tratta, o troppo in ritardo perché possa parteciparvi. Ultimamente mandando fax con la descrizione degli eventi anche ad emittenti radio e tv locali le cose vanno decisamente meglio, anche come ritorno di pubblico, ma tanti ancora si lamentano per il fatto che non vengono raggiunti a mezzo stampa, che sarebbe il più rapido e a vasto raggio, se non quando è troppo tardi, e questo è uno dei nostri crucci ai quali speriamo, prima o poi, di poter porre rimedio.

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