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Intervista al Museo Civico di Rovereto

Il Museo Civico di Rovereto è stato fondato nel 1851; proprietà del Comune di Rovereto, è attualmente diretto da Franco Finotti. Le aree d’interesse del museo sono archeologia, numismatica, storia dell’arte, botanica, astronomia, scienze della Terra e zoologia. Nelle sue 14 sale, la struttura espone circa 1600 reperti archeologici, rappresentativi della pre-protostoria, dell’età romana, del medioevo, dell’età moderna e dell’età contemporanea. Le alte 12 sale del museo ospitano invece le mostre temporanee.

D In breve, ci racconti la storia del museo.
R Il Museo Civico di Rovereto nasce nel 1851 per iniziativa di un gruppo di intellettuali roveretani e viene riconosciuto dal governo austroungarico con regio decreto del 7 luglio 1853. Alla guida della neonata Istituzione vi è don Paolo Orsi, zio dell’omonimo e più celebre archeologo, che entrerà a far parte della Società del Museo Civico di Rovereto nel 1875, a soli sedici anni. L’istituzione fin dalla sua nascita è caratterizzata dalla compresenza e dalla profonda compenetrazione di due diverse “anime”, quella naturalistica e quella archeologica. Oggi, accanto alla sede principale di Palazzo Parolari, il museo dispone anche di un nuovo spazio espositivo presso il settecentesco Palazzo Alberti, che ospita una sezione storico-artistica permanente dedicata allo scultore Carlo Fait e 12 sale destinate alle mostre temporanee.

D Il reperto più importante?
R È difficile dire quale sia il reperto archeologico più importante. Senza dubbio la sezione più prestigiosa e più conosciuta è rappresentata dalla collezione che Paolo Orsi volle lasciare alla sua città natale alla sua morte, avvenuta nel 1935. Ne fanno parte, tra l’altro,1100 monete di zecche greche e magnogreche e oltre 150 reperti archeologici di produzione greca, italiota e siceliota provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia.

D La sala più importante?
R Il Museo Civico di Rovereto si compone di sette sezioni (Archeologia, Numismatica, Storia dell’arte, Botanica, Astronomia, Zoologia, Scienze della Terra); l’esposizione permanente di Palazzo Parolari comprende quattro sale dedicate alla zoologia, tre ad archeologia e numismatica, e tre alle scienze della terra. Riguardo alla sezione archeologica, mentre una delle tre sale è interamente destinata alla Collezione Orsi e alla numismatica, le altre due illustrano da un lato la preistoria e protostoria, dall’altro l’età romana e altomedievale del nostro territorio. Nel prossimo futuro vorremmo destinare uno spazio specifico anche al Medioevo e alla storia dei castelli della Vallagarina. Un’ulteriore sezione verrà riservata alla Collezione Portinaro di antichi vasi etruschi e italioti, di prossima acquisizione.

D Avete una attività per le nuove acquisizioni? Da quali fonti provengono?
R Sì, vi sono continuamente nuove acquisizioni, che derivano in gran parte dalle attività di scavo archeologico del museo e in minor misura da donazioni di privati. I reperti provenienti da scavo vengono documentati, catalogati e studiati presso i laboratori del museo, sotto la supervisione della Soprintendenza provinciale, che ne consente il deposito presso la nostra struttura.

D Prevedete una periodica rotazione dei pezzi tra magazzino e sale?
R Sì, ma limitata solo ad alcune sezioni espositive.

D Qual è la filosofia espositiva? Cronologica, per contesti, tematica, geografica?
R L’esposizione si sviluppa cronologicamente dal periodo paleo-mesolitico a quello altomedievale; per ogni periodo vengono illustrati, attraverso i reperti, i siti archeologici più significativi del nostro territorio. Fa naturalmente eccezione la sala “Orsi”, che, come ho già spiegato, ospita la collezione di reperti provenienti prevalentemente da Sicilia e Magna Grecia, che il grande archeologo donò alla città tramite lascito testamentario.

D Che tipo di allestimento avete?
R I reperti sono esposti in vetrine e sono descritti da didascalie brevi. Alcune didascalie lunghe all’interno della vetrina illustrano contesti specifici o particolari tipologie di oggetti. Le tematiche più generali sono illustrate da pannelli affiancati alle vetrine. Tutti i testi sono bilingui (italiano/inglese). Accompagnano l’esposizione alcuni video, plastici e modelli ricostruttivi. Sono inoltre a disposizione dei visitatori alcuni dispositivi palmari interattivi con contenuti supplementari rispetto all’apparato didascalico.

D A quando risale l’ultimo allestimento? Chi lo ha curato?
R L’inaugurazione delle sale archeologiche nella nuova sede del Museo Civico di Rovereto in palazzo Parolari risale alla primavera del 2008. L’ultima mostra temporanea, dal titolo “Orsi, Halbherr, Gerola. L’archeologia italiana nel Mediterraneo”, allestita nella sede di Palazzo Alberti, ha chiuso i battenti nell’ottobre del 2010. L’allestimento delle esposizioni è stato curato dalla sottoscritta insieme al direttore Finotti.

D Avete un ufficio interno per progettare gli allestimenti?
R No.

D Organizzate mostre? Se si, la più recente?
R Fra le esposizioni temporanee, l’ultima in assoluto allestita presso Palazzo Alberti è quella intitolata “Nobel negati alle donne di scienza”; presso Palazzo Parolari è invece ancora aperta la mostra di contenuto entomologico dal titolo “L’ora blu. Il racconto degli insetti”. La più recente mostra di carattere archeologico, invece, è, come già accennato, quella allestita nel 2009 in occasione del centocinquantenario della nascita di Paolo Orsi e dedicata ai tre grandi archeologi di origine roveretana che fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento diedero un contributo fondamentale alla ricerca sulle grandi civiltà del Mediterraneo.

D Avete servizi aggiuntivi come bookshop o bar?
R Sì, il museo è dotato sia del bookshop che di un piccolo bar.

D Ci sono progetti di ampliamento? Se si, quali?
R Il museo ha recentemente acquisito una nuova ala, nella quale è stato realizzato il Lego Education Center, un nuovo laboratorio che va ad ampliare gli spazi museali dedicati alle attività didattiche per la scuola, che fino all’anno scorso consistevano in una sola, sia pure ampia, aula didattica appositamente attrezzata con microscopi, PC e strumentazioni per esperimenti.

D Patrocinate o partecipate a progetti di ricerca sul campo?
R La ricerca in ambito scientifico e archeologico costituisce la vocazione del Museo Civico di Rovereto fin dalla fondazione. I primi sopralluoghi e scavi archeologici del museo risalgono agli anni ’70-’80 dell’800 e furono condotti da Paolo Orsi, che all’epoca rivestiva il ruolo di conservatore per l’Archeologia e la Numismatica. Nel corso del ‘900 e nel primo decennio del 2000 il museo ha continuato a promuovere l’indagine archeologica nel territorio trentino ma ha anche partecipato a scavi e ricerche in area extraregionale.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R La ricerca nel castrum tardoantico/altomedievale di Loppio. È l’ultimo scavo condotto in ordine di tempo dalla sezione archeologica del Museo Civico di Rovereto, che ha iniziato l’indagine nel 1998. Dopo dodici anni di ricerche, quest’anno, in accordo con la Soprintendenza, partiranno i lavori di consolidamento e restauro delle strutture; il nostro auspicio è che presto il sito possa essere aperto al pubblico.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Sì, con enti, musei e istituzioni universitarie. Per quanto riguarda l’archeologia, l’ultima in ordine cronologico è la convenzione firmata con il CeRDO (Centro Ricerche sul Deserto Orientale) e con il Centro di Geotecnologie dell’Università di Siena per la conduzione dello scavo archeologico nel sito di Adulis sul Mar Rosso, in Eritrea. La prima campagna di scavo si è svolta nel mese di febbraio 2011 e ha dato risultati molto interessanti.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Abbiamo numerosi contatti con enti e istituzioni stranieri sia nell’ambito della ricerca che in quello dell’organizzazione di mostre ed eventi.

D Quale è il rapporto con il mondo universitario?
R Molto buono. Sempre sul fronte archeologico, negli ultimi decenni possiamo registrare al nostro attivo collaborazioni e convenzioni con l’Università degli Studi di Trento, di Trieste, di Padova e di Siena per la conduzione di ricerche di laboratorio e indagini sul campo; abbiamo da poco avviato un rapporto di collaborazione anche con l’Università della Calabria per la creazione di una banca dati bibliografica su Paolo Orsi.

D E con le Soprintendenze?
R Tutta la nostra attività archeologica viene condotta in stretto contatto con la Soprintendenza per i beni Librari, archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento, con la quale non mancano occasioni di collaborazione anche in occasione di mostre ed eventi. Molto buono anche il rapporto con l’Ufficio beni archeologici della Provincia Autonoma di Bolzano, con il quale collaboriamo da molti anni in vari campi, non ultimo lo studio e la pubblicazione di reperti e contesti archeologici. Nel 2009 si è avviata una fruttuosa collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, che è imperniata sullo studio e la valorizzazione dell’Archivio Halbherr dell’Accademia Roveretana degli Agiati.

D E con le Amministrazioni Locali? Mostrano sensibilità?
R Il rapporto con le amministrazioni locali in generale è buono, per quanto il grado di sensibilità e di attenzione nei confronti del patrimonio archeologico sia assai variabile da comune a comune.

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R No.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Il finanziamento inadeguato è il problema principale di gran parte delle realtà museali italiane. Naturalmente, se potessimo contare su un budget maggiore, potremmo fare di più, sia nell’ambito della ricerca, sia in quello delle mostre temporanee, sia in quello della divulgazione e delle pubblicazioni scientifiche.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Sì.

D Avete rapporti con le scuole?
R Sì, la didattica e la formazione sono uno dei punti cardine dell’attività del nostro museo. La nostra proposta didattica è ricca e variegata ed è rivolta prevalentemente al modo della scuola. A questo scopo, oltre a entrare direttamente nelle aule scolastiche, il museo ha allestito presso la propria sede ben due laboratori appositamente attrezzati e nell’area pubblica del Bosco della Città ha realizzato Sperimentarea, una vera e propria cittadella per la ricerca scientifica e la sperimentazione. Le proposte didattiche del museo sono annualmente presentate in un’apposita pubblicazione dal titolo “Scuola al Museo”.

D Fate iniziative didattiche? Se si, rivolte a quale pubblico?
R Come già accennato, il Museo civico di Rovereto predispone ogni anno una vasta scelta di attività didattiche volte alla sperimentazione scientifica e alla conoscenza del territorio, che vanno dalle lezioni in laboratorio fino ai summercamp. In ambito strettamente archeologico si va dalle visite guidate ai siti archeologici, ai laboratori di archeologia sperimentale, ai tirocini di formazione sullo scavo, alle settimane di “archeonatura”.

D Come gestite la divulgazione del vostro museo verso il grande pubblico?
R Per il nostro museo la comunicazione verso il grande pubblico è una priorità. Per questo oltre a un sito internet molto articolato (www.museocivico.rovereto.tn.it), che comprende tra l’altro un notiziario on-line, abbiamo attivato due canali tv on-line: Sperimentarea.tv, una web-tv dedicata alla scienza, e Archeologiaviva.tv, dedicata invece interamente all’archeologia. Dal 1985, inoltre, il museo pubblica la rivista scientifica periodica “Annali del Museo civico di Rovereto”, dal 1998 il foglio informativo quadrimestrale “Econews” e dal 2003 cura l’edizione della rivista scientifica indipendente “Eleusis”, fondata nel 1995.

D Avete materiale divulgativo? Una guida? Un catalogo?
R Sì, pieghevoli e guide brevi accompagnano tutte le nostre iniziative. Un vero e proprio catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra “Orsi, Halbherr, Gerola. L’archeologia italiana nel Mediterraneo”.

D Fate pubblicità istituzionale sui media?
R Occasionalmente.

D Il vostro rapporto con la stampa? Avete un ufficio stampa?
R Abbiamo una responsabile della comunicazione e una redazione con alcuni collaboratori che si occupano del sito, delle web-tv del museo, dei social network, e dei rapporti con il pubblico e con la stampa, che viene costantemente aggiornata in merito alle nostre attività e iniziative.

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