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Intervista al professor Alberto Cazzella, docente di Paletnologia

Il professor Alberto Cazzella insegna Paletnologia presso l’Università La Sapienza di Roma. L’insegnamento è attivo nei corsi per la Laurea Triennale, la Laurea Magistrale, la Scuola di Specializzazione in Archeologia, il Dottorato di Ricerca in Archeologia Preistorica. La cattedra di Paletnologia è stata istituita nel 1876; ma il professor Cazzella impartisce l’insegnamento dal 1983 come associato e dal 2001 come ordinario. Lo abbiamo intervistato per voi.

D In breve, ci racconti la storia del corso.
R La prima cattedra di Paletnologia (il nome utilizzato in Italia per indicare l’Archeologia preistorica e protostorica) fu istituita a Roma nel 1876 e l’insegnamento fu affidato a Luigi Pigorini; i principale docenti dopo Pigorini sono stati Ugo Rellini e Salvatore Maria Puglisi. Quest’ultimo è stato il principale artefice del rinnovamento della disciplina in Italia fra gli anni ’50 e ’70. Scopo centrale della disciplina è quello di affrontare lo studio delle società preistoriche e protostoriche per cercare di ricostruirne l’organizzazione sociale, economica e ideologica e i processi di trasformazione.

D Oltre all’insegnamento, quali sono i principali progetti in corso?
R Tra le attività di scavo e i progetti di pubblicazione in corso si possono ricordare: gli scavi nell’insediamento fortificato dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata (Manfredonia), che tra l’altro ha restituito le più antiche tracce in Italia di estrazione dell’olio dalle olive e della porpora dai murici (XVIII sec. a.C.); gli scavi nel santuario di Tas-Silg a Malta, dove si stanno esplorando i resti di più templi megalitici e di altri edifici cultuali annessi risalenti al III millennio a.C., modificati nei secoli successivi, fino a quando il sito è diventato un luogo di culto fenicio-punico, romano e bizantino; gli scavi nell’insediamento dell’età del bronzo di Oratino (Campobasso); la pubblicazione degli scavi sul Campidoglio, per quel che riguarda i livelli dell’età del Bronzo, relativi alla prima occupazione stabile del Colle a partire dal XVII sec. a.C.; la pubblicazione degli scavi di Vivara – Punta di Mezzogiorno (Procida), che hanno rilevato la presenza di un insediamento della prima metà del II millennio con le più antiche testimonianze di ceramica micenea nelle isole Flegree (XVII sec. a.C.); la pubblicazione degli scavi dell’insediamento dell’età del Bronzo di Montoreduni (Isernia), il sito più interno con presenza di ceramica italo-micenea e dolii di ispirazione egea.

D E quelli per il futuro?
R Gli scavi in corso sono relativi a siti che hanno grandi potenzialità informative e spero quindi di poterli proseguire.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Negli ultimi anni la pubblicazione più impegnativa è stata quella relativa agli scavi condotti tra il 1958 e il 1969 da S.M. Puglisi nel fossato eneolitico di Conelle di Arcevia (Ancona), utilizzato fra il la fine del IV e gli inizi del III millennio a.C. Il lavoro, pubblicato in 3 volumi fra il 1999 e il 2003, si è avvalso della collaborazione di diversi specialisti per le analisi delle tracce d’uso sui manufatti in pietra e in materia dura di origine animale, quelle archeozoologiche, antropologiche, archeometriche relative alla ceramica, alla pietra, al metallo. Tra gli scavi conclusi si possono ricordare quelli, già citati, nel Giardino Romano del Campidoglio, di Vivara – Punta di Mezzogiorno, di Monteroduni località Paradiso.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R La collaborazione più stretta per le ricerche preistoriche è quella con l’Università di Foggia (Giulia Recchia), mentre per gli scavi di Tas-Silg è attiva una collaborazione con docenti delle Università Cattolica di Milano (Maria Pia Rossignani) e del Salento (Grazia Semeraro), che si occupano dei livelli di età storica. Anche per quel che riguarda l’attuazione di studi di carattere naturalistico, oltre che con docenti della Sapienza, sono attive collaborazioni con docenti delle Università di Bari (Massimo Caldara), del Salento (Jacopo De Grossi Mazzorin; Girolamo Fiorentino), di Modena e Reggio Emilia (Sara T. Levi) . Va citata inoltre la collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR (Lucia Vagnetti, Marco Bettelli).

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Oltre alla collaborazione istituzionale con la Soprintendenza per le Antichità di Malta (Anthony Pace, Nathaniel Cutajar), ci sono collaborazioni con singoli studiosi (R. Jones, Università di Glasgow; R. Tykot, Tuft University, Cambridge MA; Reinhard Jung,….; …., purtroppo recentemente deceduto).

D Qual è il rapporto con le Soprintendenze?
R La collaborazione con le diverse Soprintendenze è sempre stata improntata alla massima disponibilità reciproca. A mio parere si tratta di un’istituzione molto importante in Italia, che deve essere giustamente valorizzata.

D Quali sono i processi di formazione sul campo per gli allievi?
R Già prima che fosse introdotta la riforma universitaria, che impone la partecipazione ad attività sul campo, numerosi studenti partecipavano agli scavi organizzati dalla cattedra di Paletnologia per apprendere le tecniche specifiche legate ai contesti preistorici. E’ evidente che sono momenti importanti per la formazione dei giovani: purtroppo anche da questo punto di vista mancano adeguati finanziamenti.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Ovviamente è assolutamente insufficiente: le Università, il Ministero per gli Affari Esteri e gli Enti Locali hanno sempre meno fondi disponibili per la ricerca archeologica; i cofinanziamenti del Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica aiutano, ma sono troppo discontinui.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Sicuramente per mia incapacità, ma credo anche per un sistema economico (imprese di dimensioni molto limitate o con problemi legati alla loro stessa sopravvivenza) e legislativo italiano molto diverso da quello statunitense (almeno prima della attuale crisi, che sta avendo effetti deleteri anche da questo punto di vista), avere sponsor per uno scavo preistorico mi sembra un miraggio irragiungibile.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R Nei vari contesti locali in cui si opera si cerca di tenere costantemente informata la cittadinanza delle attività che si conducono con conferenze, interventi televisivi a scala regionale e piccole mostre (la più impegnativa fu nel 1987 in relazione agli scavi di Coppa Nevigata). A livello più generale le pubblicazioni su strumenti di carattere divulgativo, come “Archeo”, sono state molto limitate. Più frequenti sono state le collaborazioni con lavori di tipo enciclopedico.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Penso che dovrei impegnarmi maggiormente in questo senso.

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