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Intervista al professor Edoardo D’Angelo

professor Edoardo D’Angelo

Carta d’identità

  • Università: Napoli Suor Orsola Benincasa
  • Nome del corso: Archeologia e Scienze dell’Antichità e del Medioevo
  • Competenze didattiche: (LM)
  • Anno di istituzione: 2009 (prima era una Specialistica)
  • Numero di docenti (2008): circa 25
  • Numero di iscritti (2008): circa 100
  • Sede principale: Napoli, via S, Caterina 37
  • Recapiti: Napoli, via S, Caterina 37

D Oltre all’insegnamento, quali sono i principali progetti in corso?
R L’Ateneo ha operato, nell’ambito dell’archeologia postclassica, su diversi fronti. Per molti anni il centro delle attività è stato costituito dall’abbazia di San Vincenzo al Volturno, in Molise, uno dei più grandi siti altomedievali europei. Dallo studio di questo “giacimento” è scaturita una copiosa produzione scientifica, che ha interessato, oltre all’ambito prettamente archeologico, in tutte le sue declinazioni, anche quelli degli studi storici e storico-artistici. Contemporaneamente, da quasi un decennio si lavora all’esplorazione del grande castello di Rupe Canina, che divenne celebre in età normanna per essere stato feudo della famiglia dei conti di Alife che, per molti anni, tennero testa a re Ruggero II d’Altavilla.

Per quanto riguarda l’area mediterranea occorre ricordare il progetto di ricerca “Monastiraki”, che nasce da una collaborazione che l’Ateneo ha messo in essere negli ultimi anni con l’Archaeological Institute of Cretological Studies per lo studio archeologico e l’applicazione di nuovi strumenti di tecnologia avanzata al complesso protopalaziale di Monastiraki a Creta (Grecia).  Sulla base di una convenzione con la Soprintendenza di Trapani e il Comune di Pantelleria si ricorda il progetto di scavo e ricerca protostorica presso il sito di Mursia sull’isola di Pantelleria (Trapani).

Infine, un progetto fortemente collegato con il territorio di appartenenza dell’ Ateneo: il “Progetto Vivara”, che prevede ricerche archeologiche di terra e subacquee a Procida-Vivara. Tutti i reperti provenienti dall’isola di Vivara sono oggetto di studio e analisi presso i laboratori dell’Ateneo.  Tale progetto è finalizzato ad un’unica azione globale di valorizzazione di un’isola caratterizzata dalla presenza di eccezionali testimonianze dell’età del Bronzo in uno con gli aspetti più suggestivi della natura.

Si segnala anche l’importanza del prosieguo del progetto di ricerca scientifica nell’area di Pompei con lo scavo condotto dal Prof. Pappalardo e dal Dott. Grimaldi nell’area del giardino della Casa di Marco Fabio Rufo a Pompei in Convenzione con la Soprintendenza Archeologica di Pompei. Le ricerche condotte sul campo sono ora in corso di pubblicazione e nel futuro si amplierà lo spettro dell’intervento con altri saggi che verranno condotte nelle adiacenti case del Bracciale d’Oro e di Maras Castricio.

Tali progetti, già oggetto di varie pubblicazioni e comunicazioni a convegni internazionali, si affiancano al lavoro e alla presenza svolto sul campo dal Centro Internazionale per gli Studi Pompeiani “Amedeo Maiuri” dell’Ateneo che sta svolgendo, in accordo con il Comune di Pompei, un ruolo importante nella rivalutazione dell’area a Nord degli scavi di Pompei (CISP).

D E quelli per il futuro?
R Il laboratorio di Archeologia Tardoantica e Medievale, da quattro anni basato a Piedimonte Matese presso la sede della Società Storica del Medio Volturno, sta ampliando ed approfondendo il suo sguardo sul ricchissimo orizzonte archeologico dell’Alto Casertano, ed in particolare della Valle del Volturno: stiamo avviando un promettente progetto di indagine presso l’abbazia del SS.Salvatore di San Salvatore Telesino (BN), che fu luogo ove, nel XII secolo, dimorarono personaggi del calibro di S. Anselmo di Canterbury e del cronista Alessandro di Telese. A Pompei la ricerca sul campo continuerà nei modi e nei tempi già precedentemente esplicitati con l’ausilio ed il supporto didattico del CISP per permettere la formazione dei nostri studenti in una delle aree archeologiche più importanti al mondo.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Fra i diversi risultati, vale la pena ricordare soprattutto il volume sul Molise preromanico e romanico che vedrà la luce nel 2012 per i tipi della Jaca Book, all’interno della prestigiosa collana “Patrimonio Artistico Italiano”. L’Ateneo Suor Orsola si è impegnato a promuovere e diffondere la cultura della qualità, attraverso una adeguata pianificazione, gestione e controllo di tutte le attività di ricerca. Nel 2006 questo processo si è concluso con successo con la certificazione UNI EN ISO 9001: 2008 per “formazione, progettazione e ricerca nel campo delle scienze e tecniche applicate all’archeologia e del restauro attraverso l’attività di laboratorio”. Con tale certificazione il Laboratorio di Scienze e Tecniche applicate all’ Archeologia, afferente al CdL Magistrale in Archeologia e Scienze dell’Antichità e del Medioevo, testimonia il suo impegno nella ricerca, nell’attività di formazione e nella progettazione a tutto vantaggio per i discenti. L’obiettivo raggiunto costituisce dunque il tangibile riconoscimento del lavoro efficiente, trasparente e funzionale che il Laboratorio sta svolgendo in questi ultimi anni nell’ambito del Corso di Laurea in Archeologia e Scienze dell’Antichità e del Medioevo.

L’Ateneo Suor Orsola si è impegnato a promuovere e diffondere la cultura della qualità, attraverso una adeguata pianificazione, gestione e controllo di tutte le attività di ricerca. Nel 2006 questo processo si è concluso con successo con la certificazione UNI EN ISO 9001: 2008 per “formazione, progettazione e ricerca nel campo delle scienze e tecniche applicate all’archeologia e del restauro attraverso l’attività di laboratorio”. Con tale certificazione il Laboratorio di Scienze e Tecniche applicate all’ Archeologia, afferente al CdL Magistrale in Archeologia e Scienze dell’Antichità e del Medioevo, testimonia il suo impegno nella ricerca, nell’attività di formazione e nella progettazione a tutto vantaggio per i discenti. L’obiettivo raggiunto costituisce dunque il tangibile riconoscimento del lavoro efficiente, trasparente e funzionale che il Laboratorio sta svolgendo in questi ultimi anni nell’ambito del Corso di Laurea in Archeologia e Scienze dell’Antichità e del Medioevo.

La presenza dell’Ateneo nell’area archeologica di Pompei tra il 2004 ed il 2007 ha dato la possibilità a più di 500 studenti di formarsi sul campo mediante il loro periodo di frequnza e partecipazione alle attività di scavo e ricerca condotte nell’area dal Prof. Pappalardo e dal Dott. Grimaldi. Ciò ha portato ad una costante formazione degli studenti sul delicato tema della conservazione in relazione allo scavo e alla tutela e fruizione di un bene chiuso al pubblico quale quello della Casa di Marco Fabio Rufo.

In più in collaborazione con l’Università di Tokyo si è giunti ad una prima vera monografia delle case occupanti l’area dell’Insula Occidentalis a Pompei con in più la pubblicazione per la prima volta di oltre 1000 fotografie a colori degli apparati decorativi ancora visibili in queste dimore, operazione questa che funge da memoria per lo stato di conservazione di una delle aree più belle di Pompei non accessibili dal pubblico visitatore.

Il CISP ha invece il merito di conservare e preservare sul territorio la memoria degli scavi e delle ricerche ivi condotte attraverso la conservazione di parte della Biblioteca di Amedeo Maiuri, fonfo sottoposto a vincolo.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Il Laboratorio di Archeologia Tardoantica e Medievale tradizionalmente collabora in primo luogo con gli Enti territoriali, con i quali costruisce progetti per la valorizzazione del patrimonio archeologico e monumentale postclassico. Ma meritano di essere ricordate le collaborazioni con l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e con la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari della “Sapienza” di Roma, per l’edizione degli inediti di Vincenzo Federici, lo studioso che pubblicò l’edizione critica del Chronicon Vulturnense, la principale fonte sulla storia di San Vincenzo al Volturno.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Si è appena avviata la nostra collaborazione con il progetto europeo del Corpus dell’Architettura Religiosa dell’Europa (secoli IV – XI), per il censimento di tutte le presenze monumentali cristiane del territorio della Campania. In questi ultimi anni si è dato vita a un programma di sviluppo per i rapporti di cooperazione internazionale, nel settore delle tecnologie avanzate dei beni culturali archeologici, volto soprattutto ai Paesi del Mediterraneo. Tra questi si ricorda l’accordo di collaborazione scientifica con l’Università di Cordoba (Spagna). Nell’area pompeiana poi la collaborazione stretta riguarda non solo gli enti locali ma soprattutto Università internazionali quali quelle di Tokyo, Alicante, Valencia, e si sta lavorando per una collaborazione con l’Università di Cincinnati negli USA.

D Qual è il rapporto con le Soprintendenze?
R L’interazione con le Soprintendenze nel nostro campo è ineludibile. La sua efficacia dipende molto dalle specificità delle condizioni dei singoli contesti in cui si opera. Lo sforzo è comunque sempre quello di operare in condizioni di massima collaborazione. Gli scavi archeologici sono realizzati sulla base di specifici accordi di collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche di riferimento territoriale.

D Quali sono i processi di formazione sul campo per gli allievi?
R Pur nelle crescenti difficoltà degli ultimi anni, cerchiamo sempre di offrire agli studenti il più ampio ventaglio di opportunità formative, che spaziano dall’apprendimento delle tecniche di gestione, documentazione ed edizione dello scavo archeologico, alla conoscenza diretta delle fonti scritte utili per la contestualizzazione storica dei siti medievali, allo studio delle diverse classi di reperti. Incoraggiamo gli studenti più volenterosi a seguire l’attività del laboratorio anche oltre quanto strettamente previsto dalla “contabilità” dei crediti, affinché sia loro reso possibile partecipare nel modo più completo alla costruzione ed allo sviluppo dei nostri progetti di ricerca.

Attraverso la costituzione di poli territoriali strettamente connessi con scavi archeologici di terra e di mare e la creazione di laboratori dedicati alle scienze e tecniche applicate all’archeologia, agli studenti è data la possibilità di acquisire e sperimentare tutte le tecniche legate allo scavo archeologico e allo studio dei reperti. L’impostazione metodologica ha previsto, quindi, l’alternanza di diversi momenti fra loro correlati: formazione-sperimentazione-ricerca, nella convinzione che soltanto la diretta conduzione di un’attività di analisi e di elaborazione progettuale può garantire l’effettiva acquisizione di competenze. L’impegno didattico e formativo ha previsto anche la realizzazione di laboratori sul campo, con l’uso di strumentazione diagnostica portatile, per affrontare questioni archeometriche, analisi bioarcheologiche e di studio del territorio. Numerosi studenti-laureandi hanno preso parte alle nostre ricerche e spesso hanno partecipato alla presentazione e pubblicazione dei risultati.

Attraverso la costituzione di poli territoriali strettamente connessi con scavi archeologici di terra e di mare e la creazione di laboratori dedicati alle scienze e tecniche applicate all’archeologia, agli studenti è data la possibilità di acquisire e sperimentare tutte le tecniche legate allo scavo archeologico e allo studio dei reperti. L’impostazione metodologica ha previsto, quindi, l’alternanza di diversi momenti fra loro correlati: formazione-sperimentazione-ricerca, nella convinzione che soltanto la diretta conduzione di un’attività di analisi e di elaborazione progettuale può garantire l’effettiva acquisizione di competenze. L’impegno didattico e formativo ha previsto anche la realizzazione di laboratori sul campo, con l’uso di strumentazione diagnostica portatile, per affrontare questioni archeometriche, analisi bioarcheologiche e di studio del territorio. Numerosi studenti-laureandi hanno preso parte alle nostre ricerche e spesso hanno partecipato alla presentazione e pubblicazione dei risultati.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Seguire questo percorso oggi è assolutamente prioritario, soprattutto quando i progetti di ricerca impattano direttamente sul territorio e devono essere costruiti con i rappresentanti delle comunità che vi abitano e che vedono in essi opportunità di valorizzazione del proprio patrimonio storico.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R Come anticipavo nella risposta alla domanda precedente, questo è un aspetto cui ho sempre attribuito la massima rilevanza. Nel 2007, ad esempio, la costruzione di una “docufiction” su San Vincenzo al Volturno, realizzata con l’applicazione delle tecnologie della ricostruzione 3D del sito archeologico, ci è valsa il premio per la migliore realizzazione didattica al II Festival Internazionale del Cinema Archeologico di Roma. Su questa scia, ancora nel 2011 abbiamo fatto approdare sulle pagine di “Archeo” i risultati degli scavi per la riscoperta del Criptoportico romano di Alife.
L’Ateneo è dotato di un ufficio stampa e, quindi, le principali attività svolte dal Corso di Laurea sono sempre divulgate sul sito WEB dell’Ateneo e riprese dagli organi di stampa. Ricordiamo, quale esempio di promozione dell’incontro tra ricerca e comunicazione, la realizzazione della manifestazione “Archeologia e Media” svolta al Suor Orsola nel 2009. Sono presenti molti contributi e comunicati stampa relativi ai nostri interventi anche i ambito pompeiano con anche l’utilizzo di intere pagine della cultura su testate giornalistiche nazionali oltre ovviamente a comunicazioni di ambito scientifico internazionale.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Da incrementare sempre, con lo spirito di raggiungere il grande pubblico attraverso vettori selezionati e di qualità. È di fine dicembre 2011 un’ampia pagina dedicataci dal “Mattino” di Napoli sui risultati degli scavi di Rupe Canina e, più in generale, del Laboratorio di Archeologia Tardoantica e Medievale.

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