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Intervista al professor Livio Zerbini sulla necropoli scoperta in Georgia

Abbiamo recentemente pubblicato la notizia del ritrovamento in Georgia di una necropoli. Vi proponiamo l’intervista al professor Livio Zerbini dell’Università di Ferrara, autore della scoperta, per fornirvi maggiori dettagli sulla scoperta.

Vuole spiegarci l’importanza nell’antichità della Colchide e riassumerci le tappe più importanti della sua storia?
La Colchide è sempre stata una terra ricca di storia e di miti; si pensi, ad esempio, a Giasone ed alla sua ricerca del Vello d’oro. Il regno della Colchide, da identificarsi con l’attuale Georgia Occidentale, si affacciava sul Mar Nero: fu un vero e proprio crogiuolo di civiltà e crocevia tra Occidente e Oriente. La Colchide viene ricordata anche in iscrizioni assire ed urartee ed è menzionata da scrittori sia greci sia romani. Uno dei centri più importanti era Vani, che prosperò dal VII al I secolo a.C., quando venne distrutta. Altro importante centro fu Kutaisi, dal quale provengono monili d’oro, resti di edifici e sepolcri. Nel VI secolo a.C., sulle coste del mar Nero, i Greci fondarono la città di Phasis, odierna Poti, e Dioskourias, oggi Sukhumi, che divennero importanti città greche. Il contatto con i Romani avvenne nel I secolo a.C.,attraverso le campagne di Lucullo e Pompeo contro Mitridate VI Eupatore, re del Ponto. Da sempre la Colchide, a causa della sua posizione geografica, fu al centro dell’attenzione di grandi imperi e stati, nonché teatro di innumerevoli eventi bellici.

Come e quando è avvenuta la scoperta della necropoli nella provincia di Samtskhe?
La scoperta della necropoli è avvenuta alla fine di Luglio dell’anno 2008, all’incirca una settimana prima dell’inizio della guerra tra Georgia e Russia, tanto che si sono potuti compiere i primi scavi solamente dopo la conclusione del conflitto. La necropoli si trova su di un altopiano, circa 1500 m, in un luogo piuttosto impervio ed isolato, per raggiungere il quale serve all’incirca un’ora di cammino a piedi. Ciò ha consentito alla necropoli di rimanere ben celata ed intonsa sino ai nostri giorni. Si tratta di un sito archeologico di grandi dimensioni, all’incirca 3 Kmq, e di straordinario interesse scientifico, caratterizzato da una vasta necropoli, con circa 300 tombe a tumulo, il cui arco cronologico va dal IV-III millennio a.C. sino al II-III secolo d.C. Ai margini della necropoli si intravvedono anche strutture, con tutta probabilità, insediative. Ma saranno ovviamente le prossime campagne di scavo a definire meglio i contorni di questo importantissimo sito archeologico.

Vuole illustrarci i risultati per ora emersi?
Nel Settembre del 2009 si è compiuta la prima Missione archeologica, la quale ha confermato la grande rilevanza scientifica del sito archeologico, che consentirà di conoscere meglio questo territorio, posto ai margini della Colchide ed ai confini con la Turchia e con l’Armenia. Si tratta di un territorio che nell’Antichità rappresentava un passaggio obbligato verso la Colchide, l’Iberia e l’Albania e, proprio per questo, la necropoli risulterà sicuramente di grande interesse. In modo particolare i primi esiti degli scavi avvalorano i rapporti ed i legami con la Colchide e le civiltà mediterranee.

Cosa può dirci dell’insediamento umano testimoniato dalle tombe monumentali della necropoli?
Allo stato attuale delle ricerche risulta ancora difficile desumere delle chiare indicazioni che consentano di comprendere la natura dell’insediamento umano testimoniato dalla necropoli. Saranno le prossime Missioni archeologiche a darci le coordinate per meglio conoscere la cultura qui rappresentata.

Il ritrovamento è avvenuto in collaborazione con il professor Vakhtang Licheli dell’Università di Tbilisi. Come è nata questa sinergia?
Il rapporto di collaborazione col prof. Vakhtang Licheli, Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Tbilisi, è nato nel momento in cui ho pensato di intraprendere una Missione archeologica in Georgia per individuare un’antica città, Idessa, di cui parla Strabone nell’XI libro della “Geografia”. Da qui è nata la collaborazione con il professor Licheli, che è il maggior archeologo di tutta quanta quell’area. Il rapporto di amicizia e di collaborazione scientifica si sta rivelando particolarmente proficuo e dimostra come, a mio giudizio, sia sempre più importante, negli anni a venire, aprirsi a collaborazioni internazionali sia nella campagne di scavo sia nella ricerca.

Vuole parlarci dei dati emersi dalle indagini del 2009?
La campagna di scavo del Settembre 2009 ha focalizzato l’attenzione su cinque sepolture. Si tratta di tombe con camera funeraria, ad una profondità di 3-4m, e dromos. Le tombe hanno restituito ricchi ed interessanti corredi funerari, databili al XIX-XVIII secolo a.C. I reperti archeologici rinvenuti dimostrano la grande capacità metallurgica di queste genti; in particolare, di grande interesse scientifico, è stato il ritrovamento di un frammento in legno della parte superiore di una testa di toro, attribuibile cronologicamente al XVIII secolo a.C.

Come proseguiranno le ricerche?
Le future Missioni archeologiche cercheranno di gettare piena luce su questo interessantissimo sito archeologico, che si trova in un contesto paesaggistico e naturalistico di straordinaria bellezza. Serviranno certamente molti anni, viste le dimensioni della necropoli, prima di avere un quadro abbastanza completo ed esaustivo sulle genti che popolarono queste terre, e che qui decisero di farsi seppellire. La grande difficoltà da parte mia sarà poi quella di poter avere finanziamenti adeguati per intraprendere le prossime Missioni archeologiche, date le risorse pressoché inesistente per la ricerca, ed in modo particolare per l’archeologia. Ma è una sfida che ho accettato di cogliere, per poter restituire alla Storia genti e civiltà che altrimenti rimarrebbero sepolte nell’oblio del tempo.

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