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Intervista al Professor Maurizio Harari, docente di Etruscologia e Archeologia italica

Il Dottor Maurizio Harari è professore associato e confermato di Etruscologia e Archeologia italica presso l’Università di Pavia, dove tiene il corso di Antichità classiche e orientali per la laurea di primo livello. Lo abbiamo intervistato per voi.

D In breve, ci racconti la storia del corso.
R Il nostro corso di primo livello (3 anni) in Antichità classiche e orientali rappresenta, con gli adattamenti resi necessari dalle riforme, l’eredità odierna dell’indirizzo detto ‘classico’ della vecchia laurea quadriennale in Lettere, e include un curricolo specificamente ‘archeologico’, con esami caratterizzanti concentrati nel III anno.
Verrà invece disattivato a Pavia, nei prossimi anni accademici, l’attuale corso (pure triennale) in Scienze dei beni culturali; ed è allo studio la configurazione di una nuova laurea magistrale (biennale) di ambito archeologico e storico-artistico.

D Oltre all’insegnamento, quali sono i principali progetti in corso?
R Progetti di ricerca diretti dai vari docenti del settore su aspetti storico-archeologici dell’Italia preromana e romana, con particolare riferimento alle sue regioni centrosettentrionali; studi di ceramografia e di storia delle immagini; studi sulla pittura ellenistica, specialmente etrusca; anche un progetto sulla didattica dell’archeologia (quest’ultimo diretto dal collega prof. Stefano Maggi).

D E quelli per il futuro?
R Per quanto mi riguarda direttamente, una serie di campagne di scavo nel sito etrusco di Verucchio, nei pressi di Rimini.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R Sempre nel settore etrusco (quello di mia personale competenza), lo scavo decennale dell’insediamento etrusco di San Cassiano di Crespino, presso Adria. In un passato meno recente, alcuni importanti conseguimenti storico-topografici, per l’Italia settentrionale, nell’ambito della fotografia aerea.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Con le Soprintendenze archeologiche delle varie regioni interessate (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto); e, per ospitalità di studio, anche con la Scuola Archeologica Italiana di Atene.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Nella forma di cotutele di dottorato di ricerca, sì (Francia, Germania, Svizzera).

D Qual è il rapporto con le Soprintendenze?
R Collaborativo, del tutto soddisfacente.

D Quali sono i processi di formazione sul campo per gli allievi?
R Esiste, nel nostro piano degli studi, un tirocinio obbligatorio, che si accredita attraverso la partecipazione a uno scavo archeologico per un minimo di 125 ore lavorative.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Per gli acquisti librari, appena adeguato; per la ricerca sul campo, assolutamente no.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Ci proviamo ma, nell’ambito delle scienze umane, è molto difficile avere successo.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R In maniera occasionale e sostanzialmente improvvisata (grazie all’amicizia di questo o di quell’altro giornalista).

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Buono, nel senso che da parte mia c’è sempre stata la massima disponibilità a parlare del mio lavoro e dei suoi risultati.

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