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Intervista al Professor Philippe Pergola (parte 1)

Philippe Pergola, di nazionalità francese, lavora come professore di Topografia dell’Orbis christianus antiquus presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ma riveste anche il ruolo di Directeur Directeur de Recherche au C.N.R.S., Université de Provence (Laboratoire d’Archéologie Médiévale Méditerranéenne, Maison Méditerranéenne des Science de l’Homme).

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Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?

R. Cursus liceale francese (Corte [Corsica] e Avignon). Dopo gli studi universitari a Roma e Aix-en-Provence, i diplomi in quattro sedi universitarie e para universitarie: Laurea in Archeologia Cristiana (Università di Roma La Sapienza), Thèse de IIIe cycle presso l’Université de Provence, Dottorato di specializzazione in Archeologia Cristiana (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana), Membre de l’Ecole Française de Rome (palazzo Farnese), Doctorat d’Etat presso l’Université de Provence.

Ho avuto la fortuna di ricevere gli insegnamenti di maestri fuori dal comune, con un percorso “intrecciato” italo francese. Oltre ad averne seguito gli insegnamenti, sono stati miei directeurs di lauree e specializzazioni. In ordine di tempo: Pasquale Testini, Umberto Maria Fasola, Paul-Albert Février et Charles Pietri.

Per la formazione archeologica sul campo, ho avuto come primo insostituibile maestro Nino Lamboglia, come intere generazioni di studiosi italiani, francesi o spagnoli, con diversi soggiorni all’Istituto di Studi Liguri. Mi sono sporcato per la prima volta le mani con la terra di Ventimiglia romana; ho imparato a Bordighera l’importanza dell’instrumentum domesticum; non ho mai pubblicato ceramica, ma la formazione ricevuta da Nino Lamboglia e Francisca Pallarés mi permette oggi di mantenere, pur non essendo aggiornato con l’insieme dell’immensa bibliografia a riguardo, una sensibilità alla fonte insostituibile che costituiscono i materiali e faccio tesoro sui miei scavi degli studi dei miei collaboratori traendone con loro le dovute conclusioni storiche.

Ho potuto anche formarmi a metà degli anni ’70 ad uno degli scavi didattici di epoca classica, in Francia, allora fra i più frequentati, quello della Bourse a Marseille, sotto la direzione del Prof. Maurice Euzennat.

Da archeologo “cristiano”, tardo antichista e alto medievista, ho anche ricevuto una formazione nel campo della nascente archeologia medievale, negli anni ’70, prima in Sicilia, dove ho avuto la fortuna di poter partecipare ad uno dei primi scavi medievali sul territorio in italiano, sotto la direzione di uno dei padri fondatori dell’archeologia medievale europea, Jean-Marie Pesez, a Brucato, nel comune di Termini Imerese e partecipando poco dopo anche allo scavo diretto da Ghislaine Noyé a Scribla, nel comune di Spezzano Albanese.

Infine, mi son formato anche facendomi le ossa su scavi da me diretti, in Corsica prima, molto presto (una prima direzione a 19 anni, “altri tempi”…), a Roma poi e in Liguria. Considero un periodo ancora formativo i primi anni in cui ho diretto scavi, per l’apporto ricevuto dai miei primi allievi, e in particolare da Ersilia Maria Loreti (ora funzionario archeologo della Sovraintendenza Comunale ai Beni Archeologici di Roma), ai quali devo di aver cambiato metodo di scavo, fra i primi in Italia e in Francia. Son così passato, agli inizi degli anni ’80, abbandonando il metodo che definirei Wheeler – Canyon – Lamboglia – Pesez a quello Harris – Barker – Carandini, scavando in open area per US, un metodo appreso appunto dai miei allievi che in contemporanea si erano formati anche sugli scavo di Andrea Carandini a Settefinestre e di Daniele Manacorda alla Crypta Balbi a Roma, uno scavo quest’ultimo che rimane una pietra miliare esemplare della prima grande operazione di archeologia programmata in ambito urbano. La sua prima applicazione, con la mia équipe (cambiando quindi metodo da una campagna all’altra) è avvenuta a Generosa, alla Magliana a Roma (primo scavo stratigrafico romano in assoluto collegato ad una catacomba cristiana) e a Castellu in Corsica (sito di età vandala e bizantina).

D. E il suo percorso professionale?
R. Il mio percorso professionale è di quelli fortunati, iniziato in un momento, la fine degli anni ’70, in cui, con la giusta formazione, era garantita una sistemazione professionale, cosa che non è più oggi di attualità, purtroppo per le nuove generazioni, da quasi venti anni.

Sono stato successivamente bibliotecario del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, mentre iniziavo i dottorati in Francia ed in Italia; sono stato poi Membre dell’Ecole Française de Rome a Palazzo Farnese.

25 anni fa, sono diventato il successore di Pasquale Testini alla cattedra che occupo tuttora nel Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e Ricercatore nel C.N.R.S. francese.

Nel 1989 e 1990, vincitore di uno Stipendium della Alexander von Humboldt Stiftung, ho soggiornato in Germania, presso l’Università di München, tenendo diversi seminari e conferenze sia a München che a Göttingen, Münster e con un doppio soggiorno al Deutsches Archäeologisches Institut di Berlin.

In Italia, in Francia e in Germania ho svolto un’intensa attività didattica, sin dall’inizio degli anni ’80, sia con lezioni, conferenze e seminari in diverse università che con incarichi in Scuole di Perfezionamento (per un anno a Trieste e dieci a Firenze), sempre in relazione con le mie ricerche sulla tarda antichità e l’alto medioevo.

Fra gli incarichi di direzione ricoperti, ricordo per primo nel tempo (e in relazione a questa intervista nata dalla mia attuale attività in Liguria), la Direzione (meno di due anni) dell’Istituto di Studi Liguri a Bordighera, dalla quale mi son dimesso nel 1996, arrendendomi all’impossibilità di un rilancio internazionale qualificante dell’Istituto, per via di insormontabili problemi interni, di ordine amministrativo, che ne paralizzavano e ne paralizzano tuttora l’attività scientifica. Rimando in proposito ad un mio recente contributo sul numero 13 della rivista Intemelion del 2007 (Nuove prospettive transfrontaliere e mediterranee per l’Istituto Internazionale di Studi Liguri ? link www.intemelion.it).

Gratificanti sono stati invece i due mandati di Rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana dal 1998 al 2004; è stata un’esperienza felice, grazie all’armonia e alla collegialità instaurate con i colleghi, che ha permesso al nostro Istituto di continuare ad essere in prima linea nell’ambito del rinnovamento profondo, tuttora in atto, delle archeologie della tarda antichità e dell’alto medioevo, fra le quali l’archeologia cristiana è certamente la più antica e la più determinante per la storia di quei secoli, una volta considerati “bui”. Nel corso di questo Rettorato sono anche stato eletto dai 35 colleghi direttori di accademie ed istituzioni umanistiche italiane e straniere a Roma, Presidente dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma. E’ stato un momento di crescita della consapevolezza della necessità di creare dinamiche comuni per la promozione delle scienze umane così minacciate, specie in Occidente, dalla mercificazione, dalla banalizzazione e da politiche (e politici…) che ne apprezzano (e ne finanziano…) solo gli aspetti spettacolari (possibilmente con ritorni clientelari) a scapito di una seria tutela e valorizzazione, ma su questo torno nella seconda parte dell’intervista.

Infine, la veste di Directeur de Recherche nel C.N.R.S. costituisce la mia attività professionale principale, comunque parte integrante del percorso finora illustrato, compresa l’attività didattica che fa parte dei compiti istituzionali dei ricercatori del C.N.R.S.. Dal 1984 sono stato successivamente Chargé de Recherche, poi, dopo un secondo concorso, Directeur de Recherche. A questo titolo, e dopo aver conseguito il Doctorat d’Etat sono diventato membro dell’Ecole doctorale di Storia ed Archeologia nell’Université de Provence, ad Aix-en-Provence, dove dirigo Masters e dottorati. La Francia dispone di un sistema universitario di ricerca e didattica del tutto originale, in cui docenti e ricercatori operano ed interagiscono in UMR (Unità Miste di Ricerca) e in Laboratoires, a loro volta raggruppati in “Maisons” di ricerca e di studio, con scuole dottorali di specializzazione. Purtroppo, questo sistema (che funziona…) è ora rimesso in discussione da una sconsiderata riforma voluta dal Presidente Sarkozy (per fortuna non ancora del tutto attuata e non nelle modalità distruttrici inizialmente programmate) che vorrebbe uno smantellamento del CNRS, penalizzando in primo luogo le scienze umane e con lo scopo di annientare uno dei più prestigiosi ed organizzati enti di ricerca al mondo, ma soprattutto ridurre ed imbavagliare la libertà della ricerca e dei ricercatori….

Appartengo al Laboratoire d’Archéologie Médiévale Méditerranéenne, integrato alla Maison Méditerranéenne des Sciences de l’Homme, essa stessa parte integrante dell’Université de Provence a Aix-en-Provence.
E’ in questa veste, e in quella di docente del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, che intervengo da 25 anni in Italia ed in Francia e in diverse sedi internazionali (comprese pubblicazioni su diverse riviste e partecipazione a congressi) sul campo con decine di campagne di scavo che hanno riguardato diversi siti a Roma e Ostia, in Corsica, in Liguria, in Piemonte e in Lombardia. Ne fanno parte le mie ricerche nelle catacombe romane. Ne fa parte il Groupement de Rercherche Européen del C.N.R.S. sulle isole mediterranee (« Le monde insulaire en Méditerranée : approche archéologique et diachronique des espaces et des sociétés ») del quale sono coordinatore e che raggruppa studiosi e enti di ricerca operanti nel mondo delle isole da Cipro alle Baleari.

In questo percorso professionale, e nella veste di rappresentante del C.N.R.S., rientrano anche gli otto anni (1999-2006) durante i quali sono stato Membro della Commission Interrégionale de l’Archéologie du Sud-Est (CIRA in seguito) e dalla quale sono stato eletto nel Conseil National de la Recherche Archéologique e nella Giunta del medesimo Conseil (CNRA in seguito), i due organi consultivi del controllo e del governo dell’archeologia francese.

Come parte integrante del mio percorso professionale mi fa piacere ricordare anche un’intensa attività nel mondo del volontariato associativo, che è sempre stato per me dovere ma soprattutto piacere, svolto in Corsica, Italia e Francia in genere, con diversi incarichi di presidenza o di responsabilità di comitati scientifici, ma anche semplicemente con la disponibilità ad accogliere sugli scavi o i monumenti, a illustrare i risultati di anni di ricerche o semplicemente di recenti campagne di scavo. E’ fra i momenti più gratificanti di una carriera scientifica poter avere scambi con pubblico non specializzato ed è sempre e comunque un arricchimento reciproco.

Infine vorrei ricordare, attorno a questa mia attività, il contributo dato dai Seminari di Archeologia Cristiana (Archeologia e Cultura della Tarda Antichità e dell’Alto Medioevo), nati a Roma nel 1983 (e scomparsi “naturalmente” nel 2008), fondati da Umberto Maria Fasola, Paul-Albert Février, Charles Pietri, Victor Saxer e Pasquale Testini, per i quali ho assicurato per oltre 25 anni il ruolo di Segretario. Rimando in proposito ai Verbali annualmente pubblicati nella Rivista di Archeologia Cristiana e che hanno contribuito profondamente al rinnovamento delle Storie e delle Archeologie della tarda antichità e dell’Alto Medioevo, in particolare durante il felice periodo delle riunioni mensili nella sede di Piazza Navona dell’Ecole Française de Rome.

D. Di cosa si occupa attualmente e nell’ambito di quali enti ed istituzioni?
R. Sono arrivato ad un punto della mia carriera, in cui si pensa alle sintesi, alle conclusioni, a poco più di dieci anni dal pensionamento.
L’attività sul campo in Corsica (anche in relazione alla generale problematica del mondo insulare mediterraneo) e nelle Alpi Marittime “storiche” (della quale avete già diffuso la notizia relativa ad uno degli scavi in cui sono coinvolto a Riva Ligure) occupa la maggior parte delle mie energie scientifiche, anche con un lavoro (di équipe) di elaborazione e di riflessione su ampie problematiche storiche. Oltre a Riva Ligure (dove è attiva una collaborazione scientifica sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Liguria nella persona del Dott. Luigi Gambaro e con una convenzione sottoscritta dalla Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali della Liguria e dal Comune di Riva Ligure) è in atto da parte mia una seconda collaborazione (sempre come docente del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’Université de Provence) per lo scavo e lo studio del sito bizantino di Campomarzio a Taggia (in base ad una convenzione firmata tra Soprintendenza ai Beni Culturali della Liguria, l’Università di Genova e il Comune di Taggia).
La prossima pubblicazione di un primo volume collettivo (e la preparazione di un secondo) sul complesso monastico medievale di San Calocero ad Albenga e delle antecedenze di una basilica funerarie paleocristiana (dove ho avuto la responsabilità scientifica di campagne di scavo tra il 1985 ed il 1992) mi impegna assieme alla Dott.ssa Giuseppina Spadea della Soprintendenza Archeologica della Liguria (che diresse allora l’indagine della Soprintendenza Archeologica della Liguria) e al Dott. Stefano Roascio, giovane studioso ligure, post dottorando.

In Corsica, dopo aver scavato diversi siti di età classica, post classica e medievale, mi dedico ora esclusivamente al territorio e al tessuto urbano della colonia romana di Mariana (assieme a Daniel Istria, Chargé de Recherche al C.N.R.S. nell’Università della Corsica, mio “erede” scientifico nell’isola) dove ho aperto a partire dal 1998 una doppia strada di ricerche collettive, che coordino. La prima è lo scavo vero e proprio (Fouille Programmée), che coinvolge sul campo ogni anno dalle cinque alle dieci équipes, comprese quella dedita alle ricognizioni (Università belga di Gent e italiana di Cassino) aeree, geofisiche e pedestri tradizionali. Dal 2004 si tengono annualmente a Bastia e Mariana (attuale comune di Lucciana) convegni internazionali, parte integrante del programma del GDRE del CNRS, sopra citato, sulle isole mediterraneee.

Sul fronte delle Alpi Marittime, e con ciò intendo il territorio geografico e storico che da Albenga raggiunge Nizza e le relative vallate liguri, del Piemonte sud occidentale e delle attuali Alpi Marittime francesi (con aree del Var fino al territorio dell’antica Forum Julii, attuale Fréjus), sono attualmente in atto numerose ricerche sul campo ma anche lavori di punta da parte di équipes di storici (medievisti e post medievisti inclusi). Si tratta, dai due lati della frontiera di una dinamica molto giovane e recente. Non mi sarei probabilmente dimesso dalla Direzione dell’Istituto di Studi Liguri, quasi quindici anni fa, se tali condizioni scientifiche fossero allora esistite. Sono molto attivi i colleghi preistorici e sono molto attivi gli studiosi operanti sulle realtà alpine interne, con risultati di rilievo sullo sfruttamento delle risorse naturali (fino ai 2500 m di altitudine) e sulle reti di penetrazione interne con un territorio che spiega (ed è l’unica spiegazione) la ricchezza degli insediamenti costieri ed i motivi per cui son potute esistere città senza retroterra come Albintimiulium o le stesse Nikaia e Cemenelum. Lo stesso discorso strategico ed economico vale per Albenga, da sempre al centro dei miei interessi e su cui avremo modo di riparlare quando uscirà il primo volume collettivo sugli scavi del complesso paleocristiano e medievale di San Calocero, sopra menzionato.
Proprio per questa vitalità, ed essendo venuto meno il ruolo federativo dell’Istituto di Studi Liguri, l’esigenza di nuovi spazi di incontro e scambio tra studiosi impegnati su tematiche archeologiche nelle Alpi Marittime si è tradotto con varie iniziative negli ultimi due anni. Nel dicembre del 2007 è stata firmata a Nizza, in apertura di un convegno internazionale dedicato alle “Archeologie transfontaliere”, un importante accordo tra gli Stati francese ed italiano, in occasione del quale si è svolto presso l’Università di Nizza un convegno internazionale con oltre 60 relatori (Archéologies transfrontalières (Alpes du Sud, Piémont et Ligurie), Bilan et perspectives de recherche (13-15 décembre 2007 – Théâtre du Grand Château – Campus Valrose – Nice). Assieme a Xavier Delestre, Conservateur Régional de l’Archéologie per il Sud Est della Francia (il quale da anni lavorava a questo progetto), siamo stati promotori dell’iniziativa con Didier Binder (Direttore del Laboratoire di Archeologia e Storia, il CEPAM dell’Università di Nizza), ed io in rappresentanza del C.N.R.S. – Université de Provence. Al volume di Preatti, uscito in occasione del Convegno, è seguita puntuale la pubblicazione degli Atti, come I supplemento al Bulletin del Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, nel 2009, a cura di noi tre promotori (rimando in proposito ai miei contributi, per un riassunto del convegno: Riflessioni transfrontaliere tra archeologia e storia nelle Alpi Liguri, in Intemelion, 14 (2008) e, per gli orientamenti futuri possibili, ad un altro articolo, che riprende la mia introduzione alla giornata di studio di presentazione degli Atti di quel convegno, a Ventimiglia, il 18 aprile scorso: Ventimiglia “capitale sans frontières d’un jour” dell’archeologia e della storia delle Alpi Marittime (18 APRILE 2009, Settimana della Cultura. “La cultura è di tutti, partecipa anche tu”), in Intemelion 15 (2009), in corso di stampa, link www.intemelion.it).
Oltre alle indagini, anche nuovi soggetti scientifici esistono ora; per parte francese l’Association Alpes Ligures (concepita in un primo tempo per far rivivere una sezione delle Alpi Marittime dell’Istituto di Studi Liguri, ma rifiutata dagli organi amministrativi attuali dell’Istituto) e quella della sezione nazionale ICOMOS di Monaco, con collaborazioni strette con gli enti di tutela e di ricerca e, per parte italiana, partendo dalle stimolanti sinergie costruite in quindici anni dalla Rivista Intemelion e dal suo comitato scientifico, diretta da Giuseppe Palmero, la recente nascita (proprio nello spirito federativo di “lambogliana” tradizione) dell’Asso.Lab. StArT AM (Associazione Laboratorio STudi STorici –ARcheologia – ARchivistica – ARchitettura – ARte – Territorio – Transfrontaliero – Alpi Marittime), di cui mi onoro di essere il Vice Presidente, ora “reperibile” su Facebook e che sarà prossimamente accessibile a tutti sul web (l’annuncio della fondazione è ancora on line sul sito del quotidiano Sanremonews (www. Sanremonews.it/it/internal.php?code=92806). Mi permetto di suggerire in proposito ad Archeorivista.it una doppia intervista al suo Presidente Luciano Gabrielli e al suo Direttore scientifico Giuseppe Palmero.

Infine, fra i nuovi “soggetti” liguri, è di recente creazione la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo della Regione Liguria, presieduta dalla Prof.ssa Gabriella Airaldi, al cui Consiglio di indirizzo appartengo, assieme a Giuliano Montaldo e Franco Cardini. Proprio nella veste di archeologo nel Consiglio di Indirizzo della neo Fondazione, intendo impegnarmi per contribuire ad un rilancio e a uno sviluppo, a livello regionale ligure, degli studi e delle ricerche territoriali in una terra dove lavori pioneristici hanno segnato le nostre discipline (da Bernabò Brea a Nino Lamboglia, dai metodi di ricerca e i risultati nei disparati campi dell’archeologia preistorica, classica, subacquea, medievale…). Anche la dinamica transfrontaliera ed internazionale (in particolare della “genovesità” medievale largamente mediterranea) sono al primo piano degli indirizzi attorno ai quali intendo impegnarmi in questa veste.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
Non potrei definirne uno solo e, in oltre trent’anni di attività di attività scientifica non può essere altrimenti…
Oltre alla Corsica, il primo amore scientifico (dagli anni del Liceo), il secondo, di poco posteriore, è diventato al mio arrivo a Roma il mondo suggestivo e scientificamente intrigante delle catacombe. Per quella di Domitilla (il complesso omogeneo più esteso di Roma, su circa quindici kilometri di gallerie percorribili) ho speso migliaia di ore sul posto e in biblioteca, analizzando, rilevando, riflettendo. Tutto ciò è confluito in lavori universitari e in quasi un centinaio tra articoli, interventi a congressi, voci di enciclopedie. Da anni si trascina (il mio maggior cadavere nell’armadio…) la pubblicazione della mia thèse d’Etat, una sintesi di qualche centinaio di pagine, scritta ma da rielaborare… Assieme alla Corsica, il campo dove ho certamente contribuito con le maggiori novità, rispetto alle teorie del passato è proprio quello della nascita e dello sviluppo delle catacombe romane, partendo dal caso di Domitilla. Il progetto compiuto più importante, che ho contribuito a portare a termine in quest’ambito è certamente la preparazione, la tenuta e l’edizione del Convegno Suburbium, un’esperienza scientifica stimolante e “divertente” tra colleghi affiatati, collegialmente realizzata con Riccardo Santangeli Valenzani e Rita Volpe. Il convegno si è tenuto nel 2001 e ha dato luogo ad un poderoso volume di Atti, nel 2003, edito dall’Ecole Française de Rome.
A pari merito con Suburbium, l’altra esperienza più soddisfacente della mia carriera è stata quella della mostra Corsica christiana, 2000 ans de christianisme, tenutasi in Corsica al Museo Regionale di Antropologia di Corte, di cui sono stato Commissaire (assieme a Daniel Istria), con materiali di prima mano provenienti ovviamente dai tesori nascosti della storia del cristianesimo in Corsica ma anche dai Musei Vaticani e dalle catacombe, dal Louvre o dal Museo di Brescia (il famoso capitello di S. Giulia di scuola antelamica), per citare prestiti fra i più prestigiosi. Un catalogo eccezionale ha accompagnato questa mostra visitata da decine di migliaia di persone (in una città di 5000 abitanti), prorogata per sei mesi. Unico neo, un bel convegno, con una cinquantina di relatori ed interventi di prima mano, rimasto inedito per problemi amministrativi…

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Penso che con gli impegni in corso che ho illustrato, anche i prossimi impegni risultino evidenti…

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Da cittadino della Corsica (stabilito in Italia dal 1971) son cittadino del Mediterraneo, da francese son cittadino della comunità europea e, nell’animo, son cittadino del mondo. Mi è estraneo il concetto di “estero”. I miei maggiori progetti in corso e tutte le collaborazioni che ho in atto sono tutti largamente internazionali e anche a questa domanda ho risposto qui sopra…

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Non un sogno, ma diversi:
Portare a termine il progetto di prima valorizzazione del sito di Mariana: Museo e parco archeologico, aperti al pubblico e con una particolare attenzione a tutte le forme di “disabilità” e alla didattica per i bambini.

Una mostra per riabilitare i Vandali (penso di averci contribuito scientificamente, ma per il grande pubblico rimane sempre l’aggettivo che li rende esecrabili). Sono stati riabilitati i Goti, i Visigoti, Gli Ostrogoti e i Longobardi, ma i Vandali, essendo stati culturalmente sterminanti, non possono giovarsi di alcuna popolazione che se ne senta discendente e ne prenda le difese…

Le Alpi Marittime per le quali, andando al di là di clichés tradizionali, superati dalle ricerche recenti, è opportuno rivalutare le valli alpine, vero polmone economico dei centri costieri, che li spiega e ne giustifica l’importanza. La rivalutazione dei periodi dimenticati (preistoria, ma soprattutto medioevo e post medioevo); la rivalutazione (anche in chiave di riqualificazione) dei centri storici medievali urbani (Ventimiglia e in minor misura Albenga per le città, ma anche castelli e borghi medievali), con studi di archeologia degli elevati, indispensabili pur corretti restauri e valorizzazioni. Una politica museografica razionale e che non trascuri alcun periodo storico, superando l’attuale dannosa frammentazione.

Tre sogni nel cassetto per i quali esistono le premesse e per i quali spero che possano diventare realtà, ovviamente, nei tre casi, non operando da solo, perché di azioni collettive si tratta.

L’unico sogno nel cassetto personale è quello di aver più tempo per una scrittura non scientifica, non archeologica, per un romanzo iniziato e altri in mente, dove, ovviamente, partendo dalle rude montagne dell’isola dove son nato, dove, beninteso, parlo anche di archeologia, di archeologi, di storia e di storici, ma anche divertendomi a stigmatizzare chi si spaccia per archeologo o storico (e millanta), lasciando lo spazio alla fantasia e alla realtà. Nel dedalo dei personaggi fittizi molti si riconosceranno o verranno riconosciuti, in isole e continenti…

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