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Intervista al Professor Pietro Giovanni Guzzo, Soprintendente Archeologo di Napoli e Pompei

Giovedì 11 giugno 2009, l’Accademia dei Lincei ha consegnato il Premio 2009 per l’Archeologia al Professor Pietro Giovanni Guzzo, Soprintendente Archeologo della Soprintendenza Speciale di Napoli e Pompei. Lo abbiamo intervistato per voi.

1. Giovedì 11 giugno 2009 l’Accademia dei Lincei le ha consegnato il Premio 2009 per l’Archeologia. Qual’è il suo stato d’animo dopo questo prestigioso riconoscimento? Se lo aspettava?
R.: Non mi aspettavo proprio un tal onorifico riconoscimento, e neanche una cosa del genere di minor rilevanza. Ne sono molto lieto, e sono grato ai soci Lincei che hanno voluto assegnarmelo.

2. Ci vuole raccontare in breve la sua carriera di studioso?
R.: Mi sono laureato all’università di Roma in Lettere, discutendo una tesi di Etruscologia; mi sono perfezionato alla Scuola Italiana di Atene. Ho intrapreso la carriera delle Soprintendenze nel 1969, con la prima sede di Napoli; da lì sono stato trasferito in Calabria, dove ho diretto gli scavi di Sibari fino al 1981. Dopo un breve intervallo alla Soprintendenza di Villa Giulia, sono stato, fino al 1986, direttore del Museo nazionale Romano. In seguito sono stato Soprintendente Archeologo per la Puglia; nella Soprintendenza Speciale per il terremoto; in Emilia-Romagna. Dalla fine del 1994 sono venuto a Pompei e, dall’anno scorso, sono Soprintendente di Napoli e Pompei. Ho tenuto l’interim della Soprintendenza della Calabria nel 2007-2008. Non faccio distinzione tra le mie attività di lavoro e quelle scientifiche: in quanto in ogni regione nella quale mi sono trovato ad operare ho cercato spunti per ricerche scientifiche.

3. La Commissione ha sottolineato i Suoi contributi a stampa, il Suo impegno nella tutela di regioni e siti italiani e la cura da Lei riversata negli allestimenti delle mostre. Ci vuole ricordare le Sue attività e pubblicazioni più significative in questi settori?
R.: Credo sia stata l’attività “d’ufficio”, cioè la tutela dei monumenti e delle aree archeologiche quella che ha dato spunto ai miei studi: così ho cercato di capire meglio le situazioni antiche che ero chiamato ad “amministrare”. In quanto non credo che l’amministrazione sia uno strumento neutro: per renderlo efficace, anche in funzione di una diffusione della cultura e della conoscenza verso il pubblico dei non specialisti (che è la maggioranza degli Italiani), occorre comprendere il più possibile con che cosa si ha a che fare. E meno monumentali sono i resti che ci rimangono del passato, maggiore dev’essere l’impegno a conoscerli, così da poterli poi “raccontare e far comprendere dal pubblico. In questa direzione, le mostre sono un utile ed importante strumento: purché come partenza di esse si abbiano studi seri. Ad esempio la mostra “Storie da un’eruzione” ha goduto di gran successo in giro per il mondo, in quanto faceva vedere quello che è successo nei giorni dell’eruzione del Vesuvio che ha seppellito Pompei ed Ercolano.

4. Lei è Soprintendente Archeologo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Quest’anno l’iniziativa Archeologia e Natura nella Baia di Napoli ha avuto grande successo e ha fatto registrare il 20% in più di visitatori. Ce ne vuole parlare?
R.: In generale, le aree archeologiche sono poste in ambienti nei quali la natura si manifesta liberamente: così sia da creare danni alla conservazione delle strutture antiche sia da offrire manifestazioni di piante e specie animali che la convulsa vita urbana ha portato all’estinzione o ha allontanato da sé. Bonificate le piante dannosa, rimangono quelle che permettono un “ingentilimento” dell’area archeologica, oltre alla restituzione, il più possibile vicina alla realtà antica, di giardini e simili apprestamenti naturalistici antichi. Un tal modo di presentare le aree archeologiche offre un elemento in più d’interesse al visitatore, e ne deriva quindi attenzione e richiamo.

5. Qual è, ad oggi, la situazione del patrimonio archeologico campano di cui Lei è responsabile?
R.: La Soprintendenza ha competenza solamente sulla attuale provincia di Napoli: nella quale si hanno i due sterminati complessi delle città vesuviane (Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabiae, Boscoreale) e dei Campi Flegrei (Cuma, Baia, Miseno, Pozzuoli), oltre alle innumerevoli ville d’ozio di epoca romana che sorgono sulla costa dell’intero Golfo di Napoli e sulle isole di Capri e Ischia. All’eccezionale Museo Archeologico di Napoli si è aggiunto l’altrettanto importante Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello Aragonese di Baia. Numerosi sono inoltre i siti antichi che vanno dalla preistoria a tutta l’epoca imperiale romana, meno famosi, ma non per questo meno importanti, come ad esempio il villaggio lacustre di Poggiomarino, e l’insediamento dell’età del Bronzo di Nola. I lavori, in corso, per la costruzione delle metropolitane di Napoli inducono ad ingenti attività di archeologia urbana che, come ognun sa, è attività minuziosa e delicata. Alla quantità dei monumenti, delle aree archeologiche, dei musei si aggiunge la loro qualità artistica e la loro importanza storica. Le risorse finanziarie destinate a tale patrimonio archeologico sono, cronicamente, insufficienti ad assicurarne la loro conservazione e la loro completa presentazione al pubblico. Le recenti ristrettezze finanziarie hanno contribuito a rendere oscura la prospettiva di proseguire ed ampliare un circolo virtuoso di conservazione, restauro e valorizzazione che negli ultimi anni si era impiantato grazie a finanziamenti europei tramite la Regione Campania.

6. In quale maniera pensa si possa migliorarne ancora la fruizione?
R.: Alle difficoltà finanziarie si aggiunge la continua contrazione delle risorse professionali, in specie quelle addette alla vigilanza. Così che prevedere un ampliamento delle opportunità di fruizione da parte del pubblico diventa ogni giorno più arduo. Ad esempio, i lavori condotti negli ultimi dieci anni a Pompei hanno più che raddoppiato l’area messa in sicurezza rispetto all’estensione che si aveva all’inizio dei lavori. Ma la continua diminuzione del personale di vigilanza costringe a non rendere fruibili monumenti altrimenti visitabili.

7. La situazione dei fondi disponibili è soddisfacente e sufficiente alla bisogna? Se no, come potrebbe essere incrementata?
R.: Per un intervento generale di conservazione a Pompei si è calcolato siano necessari 275 milioni; per il Museo Archeologico di Napoli 70 milioni: e così via per le altre aree. Inutile dire, che non si vede possibilità di finanziamenti del genere, che peraltro richiedono programmi pluriennali. Un esempio positivo è costituito da contratto di sponsorizzazione con il Packard Humanities Institute, grazie al quale è in via di completamento un programma di conservazione restauro di Ercolano.

8. Vuole parlarci dei Suoi progetti professionali per il futuro?
R.: Al momento vedo la necessità di resettare le mie abitudini, per esempio leggendo gli studi che sono apparsi negli ultimi anni e che non ho avuto occasione di leggere. Ho in mente alcuni progetti di ricerca, che spero di condurre a termine prima di diventare troppo vecchio. Ho due nipoti da accostare, se lo vorranno, alla curiosità per le cose antiche.

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