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Intervista al professor Roberto Buongarzone, docente di Egittologia

Il professor Roberto Buongarzone insegna Egittologia, corso istituito nel 1995, presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università della Tuscia e le sue competenze didattiche riguardano l’introduzione alla civiltà egizia, con particolare attenzione al medio-egiziano e alla scrittura geroglifica. Lo abbiamo intervistato per voi. 

D In breve, ci racconti la storia del corso.
R Voluto dal prof. Sandro Filippo Bondì, ordinario di Archeologia Fenicio-punica, per consolidare l’area orientalistica della facoltà di Beni Culturali, il corso di Egittologia fu tenuto inizialmente dal prof. Paolo Gallo, oggi docente all’Università di Torino, in seguito dalla prof. Loretta Del Francia, e da tre anni dal sottoscritto.

D Oltre all’insegnamento, quali sono i principali progetti in corso?
R Con la cattedra di Archeologia Romana (prof. Stefano De Angeli), a partire dal corrente anno, la cattedra di Egittologia inizierà una missione nell’oasi di Farafra con l’intento di indagare gli antichi sistemi idrici nell’oasi di epoca greco-romana (qanat), e di scoprire eventuali insediamenti di epoca tarda ad essi connessi. La missione sarà in stretto coordinamento con quella ormai storica a Farafra dell’Università di Roma “La Sapienza”, diretta dalla prof. Barbara Barich.

D E quelli per il futuro?
R La fondazione, presso il Dipartimento di Scienze del Mondo Antico dell’Università della Tuscia, di un centro di studi che si occupi delle connessioni tra Egitto e Mediterraneo in epoca antica e tardo-antica.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R L’insegnamento è molto giovane: non abbiamo ancora progetti nostri realizzati.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Sì. Il Dipartimento ha appena approvato la Convenzione proposta dall’Istituto Archeologico Italiano del Cairo, nella persona dell’addetto archeologico dell’Ambasciata d’Italia Rosanna Pirelli, per la collaborazione a rilanciare e consolidare le attività archeologiche italiane in Egitto e a operare un’ampia divulgazione a studenti e studiosi italiani e stranieri dei risultato delle missioni archeologiche e delle ricerche italiane in Egitto.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Sullo studio dei sistemi idrici, il prof. De Angeli eo io abbiamo iniziato una collaborazione con l’Istituto Ceco di Egittologia dell’Università “Carlo” di Praga, che si occupa di sistemi idrici nell’oasi di Bahariya. I risulati delle rispettive ricerche sono stati esposti nel corso di un convegno a Praga nello scorso dicembre (2008).

D Qual’è il rapporto con le Soprintendenze?
R La nostra Soprintendenza di riferimento è il Supreme Council of Antiquities, l’organo di supervisione delle attività archeologiche in Egitto. I nostri rapporti con l’ente e il suo Segretario Generale Zahi Hawass sono ottimi.

D Quali sono i processi di formazione sul campo per gli allievi?
R La formazione sul campo in Egitto è ancora troppo costosa, visti i budget attuali delle università italiane. Tuttavia gli studenti della Tuscia possono addestrarsi sul campo qui in Italia, a Ferento (età romana e medioevale) e a Nora (età fenicio-punica e romana).

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Sempre meno.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R E’ nostra intenzione farlo, e abbiamo preso alcuni contatti a tale scopo.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R I nostri lavori sono stati presentati ai convegni internazionali di studi e sono pubblicati. Personalmente pubblico testi che siano fruibili sia dagli studiosi che dai miei studenti, e anche da un pubblico più vasto.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Non ci facciamo ancora pubblicità, ma forse dovremmo iniziare a farlo.

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