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Intervista al Professor Sauro Gelichi, uno dei direttori degli scavi archeologici sul colle Garampo

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L’area di Colle Garampo (Cesena) sarà interessata da una campagna di scavi archeologici che si svolgerà nei mesi di settembre e ottobre 2009, diretta dalla collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e Università Ca’ Foscari di Venezia. Abbiamo intervistato per voi il professor Sauro Gelichi, uno dei direttori dei lavori di scavo.

Quali sono i motivi che rendono archeologicamente interessante colle Garampo?
I motivi sono molti, ma il primo, e forse il più importante, è che l’area del Garampo costituisce un grande spazio inedificato all’interno della città. Un luogo, dunque, dove si può realizzare un grande scavo archeologico, senza le difficoltà che in genere si incontrano quando si lavora in città.

Le ricerche sono dirette dall’Università Ca’ Foscari e dalla Soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna. Quando e come nasce questa collaborazione?
Questo rapporto nasce da lontano, perchè l’Università Ca’ Foscari aveva già collaborato, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, alla creazione della carta del rischio archeologico della città di Cesena, una delle prime del genere in Italia. Successivamente, questo lavoro è stato esteso al territorio. In ragione anche di questo, quando si è deciso di mettere mano all’area del Garampo, l’Amministrazione Comunale ha ritenuto opportuno interpellare sia la Soprintendenza che l’Università, affinchè si potessero coniugare al meglio le competenze maturate da tutti e due gli Istituti nel corso degli anni.

Vuole parlarci dei risultati emersi dal progetto di ricerca triennale partito nel 2006?
L’area del Garampo era stata interessata da un primo intervento di scavo nel 1993, quando venne eseguita una trincea con lo scopo di verificare la natura e la potenza della stratificazione archeologica, in previsione di realizzare un parcheggio sotterraneo. Il parcheggio non è stato per fortuna costruito, anche in ragione dei risultati di quelle indagini, che mostrarono come il deposito archeologico si presentasse del tutto indisturbato al di sotto dei livelli di campagna e contenesse una potente stratificazione della durata di più di mille anni (dal tardo ‘300 fino all’epoca romana). Si capì, dunque, che l’area del colle Garampo avrebbe potuto, e dovuto, diventare un grande cantiere di scavo urbano. La conferma si ebbe nel 2005, quando l’Amministrazione Comunale fece realizzare, in accordo con la Soprintendenza Archeologica, un’altra serie di trincee, le quali non solo ritrovarono quanto già emerso nel 1993, ma acclararono anche la presenza di livelli e strutture del III secolo a. C., anteriori dunque alla data di fondazione della città romana di Cesena.
Grazie anche all’importanza di questi risultati, l’Amministrazione Comunale si decise allora a finanziare una serie di campagne di scavo estensive, che sono poi state realizzate tra il 2006 e il 2008, sotto la direzione dello scrivente e del Soprintendente Luigi Malnati, insieme a Monica Miari, della Soprintendenza Archeologica, e Claudio Negrelli, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia .
In queste campagne di scavo sono stati indagati essenzialmente:
– i resti di un quartiere tardo-medievale, in vita tra la fine del XII secolo e la fine del XIV secolo, quando venne radicalmente demolito per far posto alle nuove fortificazioni cesenati. Le esplorazioni hanno messo in evidenza resti di strade e una serie di edifici con fondazioni in muratura.
– una porzione di un fossato (difensivo?) realizzato intorno al X-XI secolo.
– parti di una grande fortificazione urbana, con torri, di cui restavano solo le fosse di spoliazione, databili al V secolo.
– infine sono stati parzialmente scavati i resti di edifici abitativi del III secolo a. C., che verranno ulteriormente esplorati nel corso della campagna di scavo 2009 ancora in corso.
La storia della città, dunque, attraverso le sue tappe principali, passa indiscutibilmente dal colle Garampo. L’alto grado di conservazione delle stratificazioni archeologiche ne fanno un luogo privilegiato, anche se non semplice, da scavare.

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Gli abitanti di Cesena si sono dimostrati molto interessati agli scavi. Vuole parlarci dell’organizzazione di visite e attività guidate per cittadini e studenti?
L’area del Garampo è un po’ appartata, rispetto al cuore della città. Tuttavia questo non ha impedito che numerosi cittadini venissero spontaneamente in visita agli scavi. Inoltre, proprio per facilitare l’accesso e, soprattutto, per spiegare quello che gli archeologi stavano facendo, sono state organizzate, periodicamente, una serie di visite guidate sul cantiere che hanno riscosso, come sempre in questi casi, un notevole successo.
Il cantiere del colle Garampo, in tutti questi anni, è stato anche una palestra di apprendimento per moltissimi studenti, laureandi e dottoranti, provenienti non solo dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e da quella di Parma (università dove insegno), ma anche da moltissimi altri Atenei italiani e stranieri.
Infine, per valorizzare la nostra attività e spiegare alla cittadinanza i risultati delle nostre ricerche, sono state tenute alcune conferenze pubbliche ed è stato pubblicato un primo volume che contiene i risultati, per quanto preliminare, degli scavi 2006-2008.

L’anno scorso è stata scoperta l’area del castrum. Vuole spiegarci di cosa si tratta e cosa rappresenta per le ricerche?
In realtà sono emerse, come ricordavo in precedenza, le tracce di una possente fortificazione, rimasta conservata, purtroppo, solo a livello di fossa di spoliazione (ciò significa che nel passato le murature vennero completamente asportate per recuperare il materiale edilizio). Da un frammento di muratura crollato, tuttavia, possiamo quasi essere certi che queste mura erano state realizzate in mattoni. La loro datazione è pressochè contemporanea a quelle di Ravenna (anche queste costruite in mattoni) e la loro funzione va ricollegata all’obbiettivo di potenziare le difese della città quando tutta quest’area diventò di importanza strategica, dopo il trasferimento a Ravenna della capitale. Più che chiudere un castrum vero e proprio, è molto probabile che il tratto di mura che abbiamo scoperto costituisse un segmento di una cinta urbica che, in quest’area, si dirigeva verso la sommità del colle, dove è possibile vi fosse un ridotto fortificato.

Quali sono gli obiettivi della campagna di scavi 2009?
Indagare in maniera più approfondita i livelli di III secolo a. C., un po’ sacrificati, in questi anni, perchè coperti dai depositi tardo-antichi e medievali (che dovevano essere indagati prima).
Proseguire poi nello scavo delle fasi di vita in relazione con le mura, che abbiamo visto essere piuttosto ben conservate (e da cui ci aspettiamo dati significativi anche in relazione agli aspetti della ‘cultura materiale’). Infine, completare l’indagine della porzione di quartiere tardo-medievale, già in parte messo in luce.

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