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Intervista al professor Vito Roberto

Vito Roberto è professore ordinario di Informatica all’Università di Udine. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laurea in Fisica, docenza universitaria in Fisica e Informatica, cattedra in Informatica.

D. E il suo percorso professionale?
R. Attività di ricerca e didattica nel campo del software per l’analisi di immagini, grafica e multimedia.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Analisi di immagini GIS per ricerca archeologica non invasiva; ricostruzioni grafiche 3D; ipertesti e ipermedia per documentazione archeologica.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Collaborazioni con altre università e Musei: Civici Musei di Trieste, Fondazione Aquileia, Soprintendenza archeologica della Puglia, Museo Archeologico di Taranto.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Realizzazione di un GIS Open Source per analisi di immagini aerofotogrammetriche sull’antica Aquileia.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Redazione degli Atti di un convegno internazionale svoltosi ad Aquileia lo scorso 2 maggio.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Sì, con Istituzioni in Germania (Monaco di Baviera), Slovenia (Lubiana)

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Due progetti: un sistema informatico distribuito a livello internazionale sull’antica Aquileia; un centro informatico di documentazione sulla città di Taranto antica.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Non sono archeologo, e quindi ho un motivo in più per tacere.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Sottofinanziamento; cattiva gestione e produttività degli enti preposti; snellimento burocratico.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. I giovani; i giovani; i giovani.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Serietà e controllo di gestione (verifica dei risultati e conseguenti decisioni di gestione); apertura al sostegno privato senza privatizzazione.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Competenza tecnica; passione; creatività.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. I privati, opportunamente regolamentati e stimolati.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Non serve un limite temporale di legge. Serve l’informatica da diffondere a tutti i livelli, anche perché costa pochissimo.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. In generale, ottima qualità nonostante tutto. Ma ci sono eccezioni da mettere sotto la lente di ingrandimento e ‘indurre’ a svolgere meglio le loro funzioni.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Usare Internet per promuovere il patrimonio, il turismo, la didattica, l’amministrazione.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Non fate domande troppo astratte. Vanno bene tutte le iniziative per catturare fondi per i Musei. Lo Stato pagherà sempre meno, questo è ovvio. Non è necessario privatizzare, lo ripeto, ma è necessario DARSI DA FARE.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Utilissima per migliorare e stimolare la fruizione dell’antico. Ma non facciamoci catturare dalle parole ‘realtà virtuale’, perché la RV è una minima parte delle innovazioni dell’Informatica.
Studiamo SERIAMENTE le nuove tecnologie durante e dopo i corsi di laurea cosiddetti ‘umanistici’. La distinzione profonda tra studi ‘umanistici’ e ‘scientifici’, che risale a Giovanni Gentile, è uno dei nostri handicap culturali più gravi.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Fondamentale, irrinunciabile. Occorre studiare e preparare i giovani anche a questo scopo.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Non mi permetto di emettere giudizi. A mio avviso ci sono alcuni ottimi divulgatori, e sono (sempre a mio avviso) i migliori archeologi, guarda caso….

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Ce ne sono poche, ma sono di buon livello e devono essere ulteriormente valorizzate nell’interesse del nostro Paese. Dovrebbero trovare traduzioni/corrispondenze anche all’estero.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Mi pare di essermi già espresso. Possiamo confrontarci ulteriormente in altra sede.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Non sono competente per esprimere un giudizio credibile.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Non sono in grado di rispondere. Sono convinto, però, che si possono limitare i costi limitando gli scavi veri e propri, e studiando meglio il materiale già raccolto. Si veda il punto successivo.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. La mia esperienza di informatico mi suggerisce che gli scavi dovrebbero essere limitati ad aree già individuate come promettenti. Si può fare ricerca, ragionare, fare ipotesi su reperti sepolti senza effettuare scavi; questo è ben noto e vale la pena di ricordarsene.
Inoltre, a mio parere è giusto ‘scavare’ nei magazzini dei Musei, negli archivi delle soprintendenze e negli stessi giornali di scavo. E’ particolarmente opportuno – e molto meno costoso! – uno sforzo di digitalizzazione, catalogazione e valorizzazione di ciò che già era stato rinvenuto, spesso documentato con scarso rigore scientifico.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sì, naturalmente.

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