Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Intervista al ricercatore Giovanni Leucci

Giovanni Leucci è Ricercatore III livello nel settore scientifico disciplinare GEO/11 – Geofisica Applicata presso l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali – CNR. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laurea in Fisica (indirizzo Geofisica e Fisica dell’Ambiente) presso l’Università di Lecce;  Dottorato di ricerca in Geofisica per l’Ambiente ed il Territorio, Università consorziate di Lecce, Messina e Palermo; corso di ingegneria dei rifiuti Università di Lecce.

D. E il suo percorso professionale?
R. Subito dopo la Laurea in Fisica e fino a Febbraio 2010 ha svolto l’attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali – Università del Salento. Prima con contratti di ricerca poi con il dottorato di ricerca e ancora con assegni di ricerca. Ha collaborato all’attività didattica nei corsi di Fisica Terrestre, Geofisica Applicata, Geofisica Archeologica, Laboratorio di Geofisica, Geofisica Ambientale, Tecniche di Monitoraggio Geofisico tenuti presso le Facoltà di Scienze MM FF NN e Beni Culturali dell’Università del Salento.
Ha collaborato alla scuola estiva di “Tecniche Geofisiche per i Beni Culturali”, svolgendo lezioni sull’acquisizione ed elaborazione dati elettromagnetici impulsivi.
Dal 2003 è Inserito nell’elenco degli esperti certificati dell’Associazione Geofisica Italiana come “Esperto in Fisica dell’Ambiente”.
Dal 2003 è referee di numerose riviste di rilevanza internazionale.
Dal 2006 è inserito nell’international scientific committee to arrange regulations for Geophysical Surveys.
Dal 2007 è inserito nel comitato scientifico dell’International Union of Geological Sciences dell’UNESCO per la valutazione dei siti di interesse storico e ambientale.
Dal 2010 è iscritto nell’elenco dei fisici professionisti col n. 17.
Nell’a.a. 2006/07 è stato docente incaricato di Sismologia, Laboratorio di Geofisica Applicata presso il Master di Internazionale di II livello in “Diagnostica Urbana e Territoriale” dell’Università del Salento.
Dall’a.a. 2007/08 è docente incaricato di Cartografia e Topografia presso il corso di Laurea in Sciente e Tecnologie per l’Ambiente dell’Università del Salento.
Nel gennaio 2008 ha ricevuto l’incarico di docenza per il corso di “Applied Geophysics” presso la summer school della Environmental Science Faculty of Denver University (Colorado, USA).
Nel 2008 è risultato idoneo (al secondo posto) come Professore Associato di Geofisica presso l’Iceland University.
Dal 29 Marzo 2010 è ricercatore III livello presso l’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali – CNR di Lecce – area scienze della terra.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. I principali argomenti di ricerca sono incentrati su:
• Indagini geofisiche integrate per studi geologici, geotecnici, idrogeologici e ambientali;
• Integrazione di metodi fisici e geofisici per l’analisi non distruttiva di Beni Culturali;
• Metodi geofisici applicati all’ingegneria e all’archeologia;
• Acquisizione e trattamento dei dati di sismica a riflessione, a rifrazione e tomografia sismica in trasmissione e a rifrazione;
• Metodi geofisici applicati per la diagnostica non invasiva di strutture arboree e l’individuazione dell’apparato radicale;
• Metodi geofisici applicati per la diagnostica non invasiva di strutture in cemento armato.
Ho partecipato attivamente a numerose campagne geofisiche in diversi siti di notevole interesse archeologico (Hierapolis, Turchia; San Rossore. Pisa; Muro Leccese, Lecce; Otranto, Lecce; Occhiolà, Catania; Tindari, Messina; Durazzo, Albania; Ventarron, Perù).
Ho partecipato a molti progetti di ricerca relativi a problematiche ambientali di interesse nazionale ed internazionale:
• stabilità dei fronti di frana (la frana di Alcara Lifusi-Messina);
• stabilità delle falesie (la falesia tra Porto Ligno e Torre dell’Orso – Lecce);
• stabilità di alcuni monumenti di notevole importanza storico-archeologica (la Grotta delle Veneri, Parabita – Lecce, la Grotta della Poesia, Melendugno – Lecce, il Forte di San Salvatore – Messina, la cripta della Cattedrale di Otranto – Lecce, ecc..);
• desertificazione (processi in atto nella penisola salentina);
• rischi idrogeologici e di dissesto in centri urbani (i casi di Mesagne e Nardò);
• diffusione di inquinanti nel sottosuolo (il caso del distributore di carburante dismesso di Brindisi);
• discariche controllate (caratterizzazione geofisica di siti da adibire a discarica);
• certificazione energetica degli edifici;
• caratterizzazione dei siti per installazione di centrali a biomasse, termovalorizzatori e discariche rsu.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (IBAM).

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Italian mission of heritage Conservation and Archaegeophsics in Peru (ITACA-Peru Mission). Funded by Ministry of Foreign Affairs. Campagna di indagine archeogeofisica in Lambayeque in collaborazione con il Museo Tumbas Reales de Sipan, dicembre 2011. Aree investigate: Arenal e Ucupe.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. A.I.TE.C.H. (Applied Innovation Technologies for Diagnosis and Conservation of Built Heritage). Tecnologie applicate alla diagnostica e conservazione del patrimonio costruito: innovazione di strumenti, prodotti e procedure.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Si, Stati Uniti, Albania, Turchia, e adesso Perù.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Avere la possibilità di fare un concorso vero con pari opportunità all’Università come docente. Mi piace molto insegnare.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Penso che, come in tutti gli enti di ricerca, ci sia una forte carenza di finanziamenti. Questo, assieme alle scarsissime opportunità di lavoro, ha creato un allontanamento da parte dei giovani.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Chiaramente la prima è la mancanza di fondi, la seconda la stabilizzazione del personale (altamente qualificato) precario, la terza la mancanza di rinnovamento.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R.
1) Le eccellenze, i ragazzi che da svariati anni operano, in modo precario, all’interno professionalità di chi opera delle Soprintendenze, negli Enti di Ricerca e nelle Università. Dopo aver speso denaro pubblico per formarli, ultra specializzarli si lasciano andar via. che personale ora invece sempre più oberato da un iper-proceduralismo e un iper-burocratismo che va quasi ad annullare il tempo dedicabile alla ricerca.
2) Eliminare la burocrazia e le procedure che rendono quasi impossibile fare ricerca.
3) Favorire l’interdisciplinarietà. Dare più spazio ad altre scienze che possono essere d’aiuto all’Archeologia.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Rispondo con una frase fatta “gli italiani all’estero si sono sempre distinti”. Di fatto ci sono un sacco di missioni italiane all’estero che operano nel campo dell’archeologia. Ho notato però che all’estero c’è una maggiore interdisciplinarietà. Faccio un esempio: negli Stati Uniti ho avuto modo di collaborare con archeologi che richiedevano sempre un indagine geofisica preliminare. Quest’ultima infatti consente di individuare con precisione l’ubicazione (nelle tre dimensioni) delle strutture di interesse archeologico con notevole risparmio di tempo e denaro. Questo in Italia non succede con frequenza.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Come ho detto prima un sacco di italiani lavorano in missioni archeologiche all’estero….e hanno insegnato un sacco………

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Molto può fare lo Stato.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Questo dipende dall’entità dello scavo.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. I musei italiani sono tra i migliori nel mondo.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Tenendoli sempre aperti.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Dare la possibilità a tutti e gratuitamente. Questo però credo non sia possibile.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Si. Chi non può visitare fisicamente un museo potrebbe farlo attraverso internet.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. La divulgazione delle scoperte archeologiche credo sia di fondamentale importanza.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Io non sono un archeologo, ma ho avuto modo di notare che non esiste una tradizione in questo campo.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Credo di si. Ci sono molte riviste nazionali ed internazionali del settore.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Dipende a quali privati si affidano.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. 14 gennaio 1993: una svolta che ha introdotto l’aggiornamento delle strutture museali. E’ un punto di partenza che può essere sicuramente migliorato.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Per niente

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. E’ importante valorizzare ciò che è già stato scavato ma continuare anche la ricerca, magari senza scavare sfruttando le moderne tecniche di indagine non invasiva.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Credo di si anche se non sono previste agevolazioni.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*