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Intervista al ricercatore Marco di Ioia

Marco di Ioia

L’architetto Marco di Ioia è ricercatore presso l’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (CNR ITABC). Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual è stato il suo percorso formativo?
R. Maturità Scientifica, Laurea in Architettura presso l’Università “La Sapienza”, Roma

D. E il suo percorso professionale?
R. Ho iniziato ad occuparmi di architettura virtuale all’università, tesi sul rilievo e la rappresentazione multimediale della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella in Roma, in collaborazione con il CNR ITABC (Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali), poi assegnista di ricerca presso il CNR ITABC, dove mi sono occupato della realizzazione del Museo Virtuale della Via Flaminia Antica (finanziato da Arcus e realizzato dal CNR ITABC, Virtual Heritage Lab), musealizzato presso il Museo Nazionale Romano alle terme di Diocleziano.
Mi sono specializzato contestualmente nel lavoro in team all’interno del Virtual Heritage Lab, nei rilievi tramite l’utilizzo di laser scanner e nell’acquisizione di nuvole di punti 3d, con successiva triangolazione, ottimizzazione e mappatura finalizzata ad applicazioni real-time.
Ho inoltre modellato, texturizzato ed animato per lo stesso progetto gli avatar per l’applicazione multiutenza e i character dei personaggi storici e ho realizzato il modello 3d e i filmati di presentazione della sala multimediale.
Ho di seguito fatto parte della Virtual Heritage Unit (CNR IBAM, ISTI, ITABC) e ho realizzato la parte di video in CG dedicata alla Villa di Livia del video “Life and power in imperial Rome” proiettato alla mostra “Roma Imperiale” curata dal Prof. Masanory Aoyagi dell’Università di Tokio, nell’ambito delle iniziative dell’evento Italia in Giappone

Alcune delle docenze:
-III Corso di alta formazione in Tecnologie digitali applicate ai beni culturali del CNR: “Dal fieldwork alla realtà virtuale” (post processing scanner data in 3dstudio max, modellazione avanzata, character film e real-time, camera tracking, fotomodellazione, computer vision)

-Computer Graphics 1: “Dalla nuvola di punti a 3d studio max”, presso la Scuola di Archeologia Virtuale, Mastercampus Ca’Tron (TV), dell’Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Archeologia

-modellazione, texturing e animazione in 3d Studio Max al Master Universitario di secondo livello in Geo Tecnologie per l’Archeologia, presso il Centro di Geo Tecnologie di San Giovanni Valdarno dell’Università degli Studi di Siena

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Sto realizzando un filmato in CG per il Museo Pleistocenico di Casal de’ Pazzi, a Roma, in stretta collaborazione con zoologi, per la ricostruzione dell’elefante antico, e con paleobotanici e geologi, per la ricostruzione del paesaggio pleistocenico.

Marco di Ioia

Marco di Ioia

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. CNR ITABC, Centro di Geo Tecnologie di San Giovanni Valdarno dell’Università degli Studi di Siena, Associazione Culturale Virtual Heritage Network, solo per citarne alcuni.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Ho collaborato con la “University of California”, Merced e la “City University of Hong Kong” per l’implementazione di modelli tridimensionali virtuali di reperti archeologici rinvenuti nella città di Xi’an per il sistema di visualizzazione immersiva multiutente AVIE.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Progetto Tevere: ricostruzione di terreni e vegetazione in Unity, finalizzata alla realizzazione di giochi educativi multipiattaforma (dalle sale dei musei a iphone, ipod, ipad, smartphone e tablet Android).

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Come già detto, Università di Hong Kong e Università della California, Merced.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. L’unico sogno che ho è che le e mie bimbe possano crescere in un mondo pacifista.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Un mondo baronale decadente.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Pompei in primis, poi ricerca e infine autofinanziamento Beni Culturali.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Sono migliaia in Italia, tutte con egual diritto di esposizione alla luce della conoscenza. Già partire con un censimento fatto come si deve darebbe una vaga idea di quanto c’è da fare per valorizzare adeguatamente questo patrimonio infinito per la nostra stessa economia disastrosa.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. A fare Management finanziario pubblico dei beni culturali.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Al momento stiamo solo mostrando come distruggere e far deteriorare seriamente un patrimonio che è anche loro.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Basterebbe che il fiume di soldi proveniente dai Beni Culturali venisse reindirizzato verso gli stessi.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Direi proprio di sì!

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Trattandosi di inestimabili ricchezze, la gestione andrebbe affidata a manager e non a sovrintendenti.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Il virtuale in questo può contribuire moltissimo, lo dimostrano nero su bianco gli studi sulle affluenze condotti dal Professor Antinucci su alcune delle sale da noi allestite. E’ sostanziale il contributo in affluenza e gradimento.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Straordinario caso di civiltà! La cultura gratuita è un esempio sommo di come dovrebbe girare il mondo.
Peccato solo che a finanziare il tutto poi c’erano casse di uno stato che traeva molto dei propri profitti dal colonialismo. Forse è meglio un minimo contributo per un’Asia libera e il museo che si autofinanzia.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se sì, in che misura può esserci?
R. Ho già risposto e non aggiungo altro per conflitto di interessi. Ci ho investito una vita di studi intensi e costruito sopra tutta la mia carriera, spesso in condizioni di precariato estremo senza mai demordere, già da tempi in cui sull’argomento veniva da ridere a molti.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. La prima parola non ha alcun senso e ragione di esistere se non è seguita a ruota dalla seconda, meglio lasciare tutto sottoterra ben conservato in attesa di generazioni più meritevoli. Meglio i tombaroli privati a questo punto che quelli pagati dallo stato, se poi non c’è divulgazione.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Purtroppo no, ma ci sono dei rarissimi esempi che dimostrano di essere l’eccezione della regola.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Direi di sì. Del resto, in una società come la nostra, che spesso dimentica, o addirittura è del tutto ignara dei tesori che possiede, ogni strumento che faccia conoscere l’archeologia un pubblico sempre maggiore è il benvenuto.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Mah, a mio avviso la cosa fondamentale sarebbe che, a chiunque venissero affidati, ciò che si ricava dai beni archeologici venisse interamente reinvestito nell’ambito dei Beni Culturali, ma ciò purtroppo a quanto pare qui non è mai accaduto. In Italia sembra che “chi di dovere” fatichi a trovare (per non dire che “non vuole trovare”) privati realmente interessati ai beni archeologici, piuttosto che a rimpinguare le proprie casse.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Negli intenti lo sarebbe, ma è stata applicata all’italiana come al solito. L’introduzione delle ditte private ha origine da lì, solo che i soldi dovevano rimanere tutti in cassa ai Beni Culturali, invece quegli stessi privati si sono spartiti con le finanze il grosso della ricca torta. Poche, pochissime briciole quelle rimaste per la cultura.
E poi scusate ma la gestione manageriale di un museo non può essere affidata a un sovrintendente che di gestione ne capisce ben poco, ci vogliono manager statali, ripeto STATALI, figure formate in questo settore specifico, non figure prese in prestito da altri settori che non c’entrano niente.
Si cominci col formare queste figure nelle università più blasonate, con lauree in management finanziario dei beni culturali, e si peschi poi tra giovani i più meritevoli tramite concorsi dalla trasparenza cristallina.
Il posto nella stanza dei bottoni non sia garantito a vita, ma in base ai bilanci attivi del museo, con verifiche periodiche puntuali ogni tre-quattro anni, e perché no, chi porta più soldi in visite e vendite più guadagna

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Non commento per autocensura.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Scavare quando ne vale la pena, studiare sempre, esporre tutto. Va esposto, pubblicato e divulgato tutto, fino all’ultimo frammento. Tutti i pezzi di minor prestigio, che non trovano posto in teche, vanno passati allo scanner 3d e messi in librerie online condivise (e fruibili) tra tutti i musei e le università del mondo.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sì, mi sembra una ottima idea.

1 Commento su Intervista al ricercatore Marco di Ioia

  1. Ho avuto modo di collaborare con l’architetto di Ioia in passato. Cordiale, professionale e con una preparazione superiore alla media

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