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Intervista al ricercatore Marco Ferretti

Marco Ferretti ricopre il ruolo di primo ricercatore presso l’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Liceo scientifico, laurea in ingegneria nucleare

D. E il suo percorso professionale?
R. Elettronucleonica SpA, ENEA, CNR

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Analisi di metalli archeologici.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. CNR

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Realizzazione di uno spettrometro XRF portatile di elevate prestazioni analitiche.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Analisi di manufatti di bronzo della Soprintendenza Archeologica di Roma.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Si, con l’università di Valencia.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Non dovermi arrampicare sugli specchi per arrivare alla fine del mese.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Poveri.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Garantendo servizi migliori e aumentando l’orario di apertura.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. A pagamento.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Utile a scopi didattici o per aumentare la fruibilità del bene, ma non può sostituire la visione diretta.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Fruttuoso.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Prima dovrebbero imparare a parlare ai congressi senza leggere.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Sicuramente si, però finchè un archeologo avrà il potere di negare agli altri l’oggetto del suo studio, mi pare difficile che si possa realizzare

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Sbagliato.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Ad un certo punto si deve smettere di scavare e pensare a come conservare i manufatti di cui si è rotto l’equilibrio con l’ambiente circostante.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Si.

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