Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Intervista al ricercatore Nicola Masini

Nicola Masini, esperto di diagnostica per la conservazione e archeogeofisica, è Primo Ricercatore CNR-IBAM (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali) e Direttore della Missione ITACA-Perù. Lo abbiamo intervistato per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Mi sono laureato in Ingegneria Edile con una tesi in Restauro Architettonico nel 1990. Una borsa CNR nel 1993 ha indirizzato la mia attenzione verso le tecnologie applicate alla conservazione e conoscenza del Patrimonio Architettonico ed Archeologico.

D. E il suo percorso professionale?
R. Dopo la borsa CNR ho vinto un concorso da ricercatore CNR per svolgere attività di diagnostica per il restauro e telerilevamento applicato alla ricerca archeologica. Da otto anni sono docente di restauro Architettonico presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università della Basilicata.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Mi occupo di archeogeofisica, remote sensing per la ricerca archeologica e di diagnostica per la conservazione.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Lavoro come Primo Ricercatore presso il CNR, Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali che ha tre sedi in Italia meridionale (Lecce, Potenza e Catania). Sono associato presso l’Università della Basilicata presso cui svolgo attività di docenza.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Dal 2007 sono responsabile di una missione di archeogeofica e conservazione del patrimonio culturale in Peru. Svolgo da due a tre campagne di investigazione all’anno a Chauachi vicino Nazca e nel Lambayeque, nel nord del Peru. Ho anche collaborato con diverse missioni archeologiche in Bolivia (Tiwanaku) e Turchia (Hierapolis)

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. La mappa dei geoglifi di Nazca con immagini satellitari ad alta risoluzione.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Collaboro in Peru con i noti archeologi Walter Alva e Giuseppe Orefici. In ambito scientifico svolgo attività di covener in diverse società scientifiche, quali su tutti EGU ed EARSEL

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Rendere la mia attività di ricerca più utile per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale specie in quei paesi che dalla protezione della propria eredità culturale possono trarre una spinta per uno sviluppo economico sostenibile.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Non seguo molto il dibattito culturale e scientifico dell’archeologia italiana. Credo tuttavia che andrebbero incentivati i corsi universitari in alcuni ambiti storici quali l’età medievale e la protostoria.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Rendere operativa la normativa in materia di archeologia preventiva che consentirebbe a molti giovani archeologi e geofisici applicati alla ricerca archeologica di lavorare, aprire le scuole di specializzazione di archeologia anche ad altre discipline quale l’archeogeofisica, migliorare la qualità della fruizione dei siti archeologici.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Il nostro straordinario paesaggio, i grandi complessi archeologici e la ricerca scientifica.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Riferendomi ad alcuni paesi europei come il Regno Unito, la Germania e la Francia, certamente la meritocrazia (per la verità ciò vale non solo per l’archeologia). Da questi stessi paesi dovremo imparare la maggiore attenzione verso tutte le discipline scientifiche di supporto alla ricerca archeologica.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. La nostra capacità di sopperire ai tanti disvalori legati ad una scarsa attenzione verso la valorizzazione e la tutela della nostra eredità culturale con la creatività. Aggiungo le riconosciute competenze in alcuni settori quali la conservazione e il restauro.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. 1) Lo stato aumentando le risorse per la ricerca che specie quella delle missioni all’estero rischia oramai di scomparire (negli ultimi 5 anni il MAE ha ridotto di oltre il 50% il contributo alle missioni italiane all’estero); 2) la scuola con programmi scolastici che sensibilizzino le giovani generazioni allo studio e alla tutela dei Beni Culturali; 3) noi ricercatori che potremo fare molto di più per la disseminazione della conoscenza.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. E’ un tasto dolente questo. Siamo indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Naturalmente ci sono anche ottimi musei, ma la maggior parte sono noiosi e didascalici.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Migliorando la qualità delle informazioni da fornire ai visitatori e degli allestimenti museografici, e rendendo il museo un vero centro di attività culturale e di ricerca sul modello di quelli britannici.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Indubbiamente Modello British Museum, però va pensato un modello di gestione del sistema museale che sia sostenibile economicamente.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. E’ un supporto fondamentale per la comunicazione. Starei attento però alla spettacolarità non supportata da contenuti.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. In Italia manca una percezione del patrimonio archeologico come valore su cui investire . Pertanto l’informazione è cruciale.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Sono favorevole alla gestione privata specie se svolta con un attento esercizio di controllo dello della collettività e dello Stato.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Si.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. No, però non vorrei neanche che questo diventi un alibi.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Bella domanda. I progetti di ricerca oggi devono necessariamente prevedere una finalizzazione volta alla valorizzazione di ciò che viene scavato. Riguardo allo scavo, come archeogeofisico posso rispondere che talvolta si può produrre conoscenza senza l’impiego di metodi distruttivi.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Certamente si.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*