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Intervista alla Dottoressa Donatella Alessi, conservatore del Museo del Castello di San Giorgio

Il Museo del Castello di San Giorgio è stato fondato nel 2000 e si trova a La Spezia, in via XXVII Marzo. Diretto dalla Dottoressa Marzia Ratti, questo museo archeologico espone, su una superficie di 496 metri quadrati, reperti ritrovati sul territorio spezzino e lunigianese e alcuni nuclei di collezioni extraterritoriali (Egitto, Italia meridionale, Grecia e Etruria) che risalgono a un periodo compreso tra l’età del Rame e l’altomedioevo. Le 12 sale del Museo raccolgono complessivamente 850 reperti visitati nel 2008 da più di quattromila visitatori. Abbiamo intervistato per voi la Dottoressa Donatella Alessi, curatore del Museo. 

D In breve, ci racconti la storia del museo.
R Il Museo civico della Spezia è stato fondato nel 1873 intorno ad un primo nucleo di raccolte naturalistiche donate da Cesare Podenzana. Con l’incoraggiamento e l’aiuto del geologo spezzino Giovanni Capellini, dopo appena tre mesi dalla fondazione, il museo ospitava già, oltre alle collezioni zoologiche, anche i reperti archeologici venuti in luce durante gli scavi dei bacini e delle darsene dell’Arsenale Militare. L’interesse sempre crescente per il territorio e la sua storia più antica portò a scoperte archeologiche importantissime: il Museo si arricchì, fin dai primi decenni di Novecento, della presenza delle statue stele appartenenti all’età del Rame e all’età del Ferro. Uno dei nuclei di materiale di maggior rilievo è costituito dalla raccolta Fabbricotti di preziosi reperti romani provenienti dall’antica Luni, acquisita dal Comune della Spezia nel 1938. Il continuo afflusso di materiali archeologici, naturalistici, etnografici e le numerose donazioni che pervenivano da cittadini e da studiosi locali, determinarono negli anni numerosi cambi di sede del museo fino a quella attuale, il Castello di San Giorgio, restaurato e restituito alla cittadinanza con il nuovo allestimento e l’esposizione delle Civiche Raccolte Archeologiche.

D Il reperto più importante?
R Anche se è impossibile definire quale sia il reperto più importante in un museo archeologico che racconta la storia di un territorio, scelgo una delle statue stele lunigianesi, quella in particolare che è stata il simbolo e l’immagine di copertina del catalogo della importante mostra dei Liguri svoltasi a Genova tra il 2004 e il 2005. La statua stele denominata Filetto I è il primo rinvenimento di un consistente numero individuato nella selva della località omonima. Le armi e le iscrizioni che la caratterizzano permettono di datare la statua al pieno VI secolo a.C., ossia il gruppo più tardo della produzione. Si tratta di un esemplare integro con collo distinto e testa dotata di espansioni laterali, caso evidente di riuso di un esemplare dell’epoca più antica. Il volto, delimitato da una linea ovale, è caratterizzato da occhi a pastiglia ai lati del naso e da una sottile linea orizzontale che delinea la bocca. Le braccia piegate sul ventre impugnano un’ascia e due giavellotti (bina gaesa) tipici dei guerrieri liguri e celti. L’ascia raffigura un’arma a lama quadrata con spalla dritta e larga, che veniva realizzata in ferro e impostata su un manico di legno. Il giavellotto, secondo gli autori antichi, era invece interamente costituito di ferro, anche se i ritrovamenti archeologici documentano per lo più armi leggere con la punta in ferro e il manico in legno. Una cintura circonda la vita del guerriero mostrando la volontà di realizzare una scultura a tutto tondo. Su un fianco della stele una daga o lungo pugnale appare inserito nella cintura: la lama è piuttosto stretta, la spalla dritta e il manico dritto terminante con anello rettangolare, al cui interno si individua il disegno di due antenne curve con appendici espanse paragonabili ad esemplari dell’inizio del VI secolo a.C. individuati in Austria ad Hallstatt. Sotto la linea delle clavicole è inciso un ?, ma un tempo si leggevano almeno quattro lettere; la presenza di iscrizioni in alfabeto etrusco, documentata in altre statue stele dell’età del Ferro, è probabile che indicasse l’onomastica dell’individuo raffigurato.

D La sala più importante?
R La sala II è dedicata all’età del Rame, rappresentata dai materiali di alcune sepolture in grotta e soprattutto dalle statue stele della Lunigiana, delle quali sono presenti sia originali che alcuni calchi di raffronto. Le silenti ma eloquentissime statue stele, assurte non a caso a logo dell’intera area provinciale, sono state esposte con il dovuto risalto e con l’intento di valorizzare il loro statuto scultoreo oltre che simbolico. Effigi essenziali, tendenti all’astrazione formale eppur estremamente pregnanti, si presentano nella loro evidenza monumentale, per lasciare spazio all’osservazione ravvicinata della tecnica esecutiva, raffinatissima per quelle dell’età del Rame-Bronzo, di modo che le domande sulla loro origine e significato siano sollecitate dalla capacità di osservazione. Accanto ad esse gli oggetti usati dalle popolazioni che innalzavano e veneravano gli idoli di pietra suggeriscono i legami tra mondo materiale e mondo spirituale, gettando un altro ponte di comprensione sugli antichi contesti abitativi delle valli del Vara-Magra, il bacino fluviale che più d’ogni altro elemento è collegato alla nascita e allo sviluppo della civiltà dell’antica Lunigiana. Particolarmente suggestivo, nell’allestimento museale, l’allineamento delle nove stele di Pontevecchio, ritrovate nel 1905 ancora infisse verticalmente a terra dopo lunghi millenni in un sito che purtroppo non venne scientificamente indagato. Tutti e nove gli esemplari, caratterizzati da teste a calotta unite al corpo e quindi prive di collo, mostrano nelle diverse dimensioni un gruppo formato da uomini, donne e bambini, riuniti quasi a simboleggiare una società pacifica di cacciatori, pastori e raccoglitori, nella quale le donne hanno il fondamentale ruolo della perpetuazione della specie.

D Avete una attività per le nuove acquisizioni? Da quali fonti provengono?
R Abbiamo da un anno acquisito una importante donazione del nostro concittadino e noto artista, Mauro Manfredi, purtroppo deceduto.
La raccolta consta di più di cento reperti archeologici, per la maggior parte vasi tutti in ottimo stato di conservazione; sono attestate produzioni greche, messapiche, daunie, etrusche e corinzie databili in un ampio arco cronologico compreso nel I millennio a.C.

D Prevedete una periodica rotazione dei pezzi tra magazzino e sale?
R Stiamo attualmente effettuando una revisione dei depositi e abbiamo programmato il collocamento di numerosi reperti all’interno del percorso museale, che amplierà e arricchirà l’allestimento vigente.

D Qual’è la filosofia espositiva? Cronologica, per contesti, tematica, geografica?
R L’allestimento prevede un percorso cronologico dalla preistoria all’altomedioevo, all’interno del quale la sezione romana è divisa per aree geografiche, e per i materiali provenienti da Luni è stata scelta una dislocazione tematica. Il racconto museografico si è lasciato guidare dalla storia dei manufatti che essendo privi, per la maggior parte dei casi, di dati stratigrafici e a volte persino di esatti dati di provenienza non potevano concorrere alla ricostruzione dei rispettivi contesti, semmai suggeribili per altre vie, quali la comunicazione interna e i supporti scientifici a stampa o virtuali.

D Che tipo di allestimento avete?
R Il castello quale cornice del racconto visivo museale ha posto numerosi vincoli che sono diventati, nella pratica progettuale e di cantiere, lo stimolo per trovare soluzioni allestitive più rispondenti allo speciale contesto.
E’ stato necessario risolvere i problemi dettati dalla giusta esigenza di non toccare le pareti, di far i conti con quote pavimentali mai in bolla, di come comunicare la maestria degli ignoti artisti del passato attraverso il modo di esporli e disporli sui piani delle vetrine e dei supporti, e soprattutto di come conservarli in un ambiente fortemente soggetto a variazioni di umidità. Sono state studiate così le vetrine a barriera igrotermica, poi realizzate in modo ottimale dalla ditta Goppion, capaci di ridurre al minimo gli indesiderati effetti delle oscillazioni di temperatura e umidità, così come sono stati soppesati uno ad uno i sistemi di sicurezza passiva e attiva e le scelte dei materiali strutturali e di finitura, il più possibile inerti e discreti sotto il profilo estetico.
Per alcuni tipi di reperti sono state progettati espositori a penisola per una visione solo frontale, per altri, richiedenti una visione a tutto tondo, vetrine a pavimento osservabili da più punti di stazionamento. Il nostro intento è stato soprattutto quello di far dialogare i reperti tra di loro e tra loro ed il percorso architettonico, dando priorità all’esperienza visiva e all’emozione che ad essa si accompagna. Per favorire l’esperienza visiva, si è volutamente preferito affidare a brevi testi evocativi il compito di suggerire il succo del racconto storiografico condensato nelle sale, demandando alle schede tecniche di corredo i possibili approfondimenti storici, geografici, tecnici, ideologici.

D A quando risale l’ultimo allestimento? Chi lo ha curato?
R Risale all’anno 2000 ed è stato curato dagli architetti Zanetti e Leone sotto la supervisione della dott. Ratti.

D Avete un ufficio interno per progettare gli allestimenti?
R No

D Organizzate mostre? Se sì, la più recente?
R Ogni estate ospitiamo mostre di artisti contemporanei nelle sale del Museo i cui lavori mostrano come il dialogo tra generazioni di uomini sia carico di significative ed impreviste emozioni visive, si crea così un dialogo tra arte contemporanea e arte antica, un legame tra le forme espressive degli artisti di generazioni e tempi diversi: dal passato, al presente al futuro. Quest’estate si svolge la rassegna Stagioni che vuol dar voce e spazio ad artisti di generazioni molto diverse fra loro che, tramite essa, possono esporre alcune opere recenti, frutto di mani e menti in continua evoluzione, in cui le stagioni, sempre piene di senso, più che un limite sono un ritmo combinatorio con diverse risultanze. Questi gli artisti in questione: Riccardo Tedoldi generazione anni ’70, Pietro Bellini generazione anni ’40, Vincentiu Grigorescu generazione anni ’20.

D Avete servizi aggiuntivi come bookshop o bar?
R Abbiamo un bookshop che vende pubblicazioni archeologiche, volumi di storia del territorio e oggettistica ispirata ai reperti del museo realizzata da artigiani locali.

D Ci sono progetti di ampliamento? Se si, quali?
R Speriamo di poter avere a disposizione un nuovo ambiente esterno ma collegato al museo da allestire e utilizzare come sala didattica.

D Patrocinate o partecipate a progetti di ricerca sul campo?
R Il museo ha diretto negli ultimi anni numerose campagne di scavo nel sito medievale del Monastero di Santa Croce del Corvo (Ameglia , La Spezia).

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R. Probabilmente il Paleofestival, festival di archeologia sperimentale giunto alla IV edizione, e la rassegna di conferenze Archeologica giunta alla VIII edizione.

D Avete collaborazioni con altri enti e istituzioni italiani?
R Abbiamo collaborato con l’Università Cattolica di Milano per l’allestimento e lo studio dei marmi romani; attualmente è in corso di studio e di revisione il materiale epigrafico da parte dell’Università di Genova (Prof. Salomone). Abbiamo formalizzato una convenzione con il Centro Champollion e abbiamo istituito un seminario di Egittologia, giunto alla II edizione tenuto dal Prof. G. Cavillier, dell’Università di Genova.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R No.

D Qual’è il rapporto con il mondo universitario?
R Oltre alle info contenute nella risposta precedente, segnalo che ogni anno viene realizzata presso il Museo una rassegna di Archeologia a cui hanno partecipato numerosi professori dell’Università di Pisa e Genova e Viterbo. Inoltre ospitiamo come stagisti numerosi laureandi delle due uinveristà e anche di quella di Parma e seguiamo le tesi di laurea offrendo materiali di studio e consulenza scientifica.

D E con le Soprintendenze?
R Ci rapportiamo con la Soprintendenza di Genova con cui abbiamo partecipato a varie mostre con schede e prestiti di materiale e in vari progetti speciali di restauro e studio di materiali.

D E con le Amministrazioni Locali? Mostrano sensibilità?
R Il museo è parte dell’Istituzione per i servizi Culturali che è un ente del Comune.

D Avete processi interni di ulteriore formazione per il personale?
R Non molti.

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato?
R Negli ultimi anni si è molto ristretto e non è affatto adeguato.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R sì.

D Avete rapporti con le scuole?
R Sì, la didattica è uno degli aspetti più importanti e più curati della nostra programmazione annuale. La nostra offerta didattica è molto vasta e varia nei contenuti e si avvale di esperti esterni per le attività di archeologia sperimentale che sono molto richieste dalle scuole spezzine e della provincia.

D Fate iniziative didattiche? Se si, rivolte a quale pubblico?
R Una delle iniziative di maggior successo di pubblico è il Paleofestival un evento che vuole richiamare un gran numero di cittadini di tutte le età a giornate di conoscenza e divertimento con esperti divulgatori di archeologia sperimentale altamente coinvolgente per adulti e bambini e che permette di vivere a tutto campo nella Preistoria. Dislocati in diversi punti dello spazio erboso, delle terrazze e del Museo sono condotti vari punti interattivi da archeologi sperimentalisti e archeotecnici, personale didattico di musei della Liguria e della Toscana, da personale dei parchi archeologici della Toscana e da sperimentatori che da anni svolgono la missione di divulgare la preistoria. Per i visitatori è possibile partecipare interattivamente a laboratori programmati che riguardano l’accensione del fuoco, la scheggiatura della selce, la realizzazione della ceramica, la lavorazione di osso e corno, la levigatura della pietra per realizzare asce o pendagli, l’utilizzo delle armi da getto per la caccia, laboratorio di corde e intrecci e di filatura, la storia evolutiva dell’uomo attraverso calchi di crani dei nostri antenati, la macinazione dei cereali e l’utilizzo del telaio neolitico, la lavorazione delle conchiglie per creare monili, la danza della preistoria, la scoperta della tomba di Tuthankamen, prove di scrittura in cuneiforme, il riconoscimento del paesaggio attraverso l’analisi dei semi, il laboratorio di pitture rupestri, la realizzazione di vasellame neolitico in ceramica, la decorazione del corpo con pintaderas e le ossa e macellazione nella preistoria.Inoltre vengono proiettati filmati ed esposti pannelli su alcune sperimentazioni particolarmente impegnative e su risorse archeologiche a noi vicine.

D Come gestite la divulgazione del vostro museo verso il grande pubblico?
R Attraverso la spedizione postale degli inviti e tramite mailing list. Attraverso la pubblicazione su internet nel sito della rete civica del comune (www.comune.sp.it) e nel sito dell’Istituzione per i Servizi Culturali (www.laspeziacultura.it) inoltre abbiamo attivato il sito www.paleofestival.it.

D Avete materiale divulgativo? Una guida? Un catalogo?
R Abbiamo un dépliant dedicato e uno generale del nostro sistema museale tradotti in lingua francese, inglese e tedesco, una guida del museo e la pubblicazione delle schede di sala del Museo. Un cd del museo e un volumetto didattico dedicato al Paleolitico sono specificamente rivolti ai ragazzi. Sono inoltre disponibili gli annali del museo e un altro volume tematico sui cannoni medievali del museo.

D Fate pubblicità istituzionale sui media?
R Le attività vengono pubblicate dai giornali locali La Nazione e Il Secolo XIX e dalle televisioni locali, inoltre su un quotidiano on line e su una gazzetta settimanale.

D Il vostro rapporto con la stampa? Avete un ufficio stampa?
R L’ufficio stampa con cui ci rapportiamo è quello del Comune.

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