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Intervista alla dottoressa Monica Miari su Veleia

La città romana di Veleia è stata scoperta nel 1760 e oggi la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna ha deciso di riprendere gli scavi per indagare più a fondo il sito. Abbiamo intervistato per voi la dottoressa Monica Miari della Soprintendenza. 

Vuole riassumerci per sommi capi le fasi salienti della storia di Veleia?
La fondazione della città romana di Veleia fu frutto di un disegno politico. Domata nel 158 a.C. la resistenza della popolazione ligure dei Veleiati, la cittadina fu creata per controllare e amministrare un vasto territorio montano esteso dalla Valle del Taro a quella del Trebbia.
Il periodo di maggiore splendore della città coincise con la prima età imperiale, quando Veleia visse una straordinaria fase di sviluppo edilizio e monumentale, di cui sono simbolo le dodici statue in marmo lunense che raffigurano i membri della famiglia imperiale giulio-claudia.
La floridezza della città non dovette durare, però, che pochi secoli. Già nella prima metà del II secolo d.C. si ha la concessione dell’istituzione, da parte all’imperatore Traiano, di un prestito ipotecario offerto ai proprietari della zona, i cui interessi erano destinati al mantenimento dei fanciulli e delle fanciulle indigenti. Il prestito, tramandato dall’iscrizione in bronzo della Tabula Alimentaria, testimonia, nello stesso tempo, l’attenzione che Roma continuava a dedicare a questo comparto montano e la sua progressiva crisi economica.
Le testimonianze si rarefanno tra il III e il V secolo: lo spopolamento dell’Italia, devastata da guerre e carestie e travolta dal crollo dell’Impero Romano di Occidente, colpisce anche Veleia. Sul sito dell’antica città, ormai sepolta, sorgerà la Pieve di Sant’Antonino, che ancora sovrasta l’area archeologica.

Come è avvenuta la scoperta della Veleia romana nel 1760?
Nota alle fonti antiche, della città romana di Velia e del luogo ove sorgeva si era persa completamente memoria. Solo il caso volle che, nel 1747, presso la Pieve di S. Antonino, venisse scoperta la più grande iscrizione latina su bronzo nota in tutto il mondo romano: la Tabula Alimentaria traianea, che ricorda il già citato prestito ipotecario concesso da Traiano ai proprietari della zona. L’interesse per l’eccezionale ritrovamento fu tale che, nel 1760, il duca di Parma don Filippo I di Borbone, rivaleggiando con il fratello Carlo III che in quegli stessi anni cominciava l’esplorazione di Pompei, diede avvio agli scavi ufficiali. Pochi mesi dopo fondò, per accoglierne gli straordinari reperti, il Ducale Museo di Antichità, oggi Museo Archeologico Nazionale di Parma.
Nel corso di soli cinque anni, dal 1760 al 1765, fu portata in luce la quasi totalità della città: l’area del foro e della basilica, con l’eccezionale scoperta delle dodici statue del ciclo giulio-claudio; l’impianto termale, vasti quartieri di abitazione.

L’esplorazione della città non può però dirsi conclusa: la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna ha ripreso gli scavi, con l’obiettivo di indagare le fasi più antiche della città, mentre è in fase di realizzazione un nuovo progetto di valorizzazione dell’area.

In che maniera vengono richiamati gli scavi settecenteschi dal nuovo allestimento museale e dal nuovo percorso di visita attrezzato?
Grande risalto è stato dato nel nuovo allestimento alle testimonianze degli scavi dei secoli scorsi. Grazie alla digitalizzazione dei documenti di archivio del ‘700 e ‘800, è stato possibile inserire lungo il percorso di visita e nell’Antiquarium estratti di mappe e cartografie antiche, riproduzioni di incisioni, nonché i rilievi settecenteschi delle statue della famiglia giulio-claudia.

Come è stato progettato il percorso di visita? Quali sono gli elementi innovativi?
Il percorso di visita contiene diversi elementi innovativi: la predisposizione di un percorso per disabili motori, l’inserimento di nuova segnaletica e di pannelli con testi in italiano, inglese e braille, la predisposizione di aree di sosta e di un’area per la didattica. Nell’occasione si è anche provveduto al restauro dei monumenti del foro e delle due tavole in marmo veronese poste di fronte alle tabenae.

E per quanto riguarda l’Antiquarium?
L’esposizione nell’Antiquarium è stata completamente rivisitata, articolandola in aree tematiche (dalle origini liguri alle testimonianze della vita pubblica, dalla vita quotidiana all’economia e alle testimonianze funerarie) e dando maggior risalto ai pezzi più importanti della collezione veleiate. Anche l’apparato didattico-illustrativo è stato completamente rinnovato, con pannelli in italiano, inglese e braille, mappe tattili e grandi quinte che riproducono alcune delle più pregiate testimonianze degli scavi settecenteschi.

Quali sono, secondo Lei, i punti di forza del nuovo allestimento?
Riassumerei così i punti di forza: fruibilità funzionalità e fascino.
Fruibilità: come già sottolineato, i percorsi di visita sia dell’Area Archeologica che dell’Antiquarium sono stati resi fruibili anche per i disabili motori e visivi. Abbiamo pensato, però, anche al turismo internazionale, inserendo i testi in inglese, nonché alle scuole e ai gruppi, predisponendo aree di sosta e spazi per la didattica all’aperto.
Funzionalità: il progetto ha cercato di arricchire gli spazi espositivi ottimizzandone l’articolazione. Grazie ad una più razionale distribuzione delle vetrine è stato, infatti, possibile inserire nuove collezioni mai esposte al pubblico; inoltre, la grande vetrina che accoglie il visitatore all’ingresso nell’Antiquarium, dedicata nell’allestimento permanente ad illustrare la storia di Veleia e dei suoi scavi, è stata pensata per poter ospitare anche mostre temporanee, che si inserirebbero così agevolmente nel percorso di visita.
Fascino: il fascino che Veleia esercita sui visitatori, forte è innegabile, è dovuto a un insieme di fattori, non ultimo dei quali l’impressione di trovarsi improvvisamente proiettati indietro nel tempo. Il nuovo allestimento ha cercato di non alterare la natura dei luoghi, restituendone annzi il facsino antico con opportuni restauri.

Sembra che l’area archeologica non sia adeguatamente servita dai mezzi pubblici. Avete già in progetto interventi concordati con il gestore dei trasporti e l’Amministrazione per risolvere questo inconveniente?
Questo fuoriesce purtroppo dalle nostre possibilità. Veleia è comunque ben inserita nei circuiti turistici e facilmente raggiungibile in auto.

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