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Intervista alla professoressa Elisabetta Marini sul progetto Anthroponet

Abbiamo intervistato per voi la professoressa Elisabetta Marini, responsabile del progetto Anthroponet.

Come è nato il progetto Anthroponet?
Il progetto Anthroponet (www.anthroponet.it) è nato dalla constatazione, maturata in vari anni di ricerca, che non esistevano informazioni esaurienti e condivisibili sul patrimonio scheletrico derivante dagli scavi archeologici. L’esperienza specifica si riferiva alla Sardegna, ma la ricerca sullo stato dell’arte ha presto mostrato che il problema sussiste in modo analogo in altre regioni italiane e del mondo.
L’idea di Anthroponet è quindi maturata grazie alla discussione con i colleghi antropologi del Dipartimento di Biologia sperimentale dell’Università di Cagliari e con gli archeologi delle Soprintendenze per i Beni Archeologici della Sardegna e dell’Università di Cagliari. La possibilità di realizzare Anthroponet è emersa quando è stato possibile ottenere un sostegno finanziario dalla Regione Autonoma della Sardegna (POR Sardegna, Asse III – misura 3.13). Il contributo è stato erogato alla società informatica Applidea srl di Cagliari, che ha svolto il ruolo di capofila, ed ha coinvolto un’altra società informatica locale: la 3DDD. L’università di Cagliari ha fornito la consulenza scientifica.

Quali sono state le fasi salienti della sua preparazione?
La fase iniziale della ricerca è stata diretta a definire il dizionario dati, ovvero l’insieme delle voci da includere nella base dati, la loro variabilità e relazione reciproca. Questa fase è stata condotta con un approccio interdisciplinare che ha coinvolto antropologi, archeologi, geologi e informatici (tutti citati nella sezione crediti del sito web). È stato di aiuto anche lo studio dello stato dell’arte, che ha consentito il confronto della nostra impostazione con quella dei pochi altri siti analoghi presenti nel panorama mondiale (degni di nota il Digital Archive Network for Anthropology and World Heritage (DANA-WH: http://www.dana-wh.net/) e il Neanderthal Studies Professional Online Service (NESPOS: https://nespos-live01.pxpgroup.com/display/openspace/Home).
Sono stati quindi definiti i contenuti e l’impostazione grafica della home page.
Successivamente è stata implementata la struttura informatica, interamente realizzata dalla società Applidea srl, la cui funzionalità è stata valutata attraverso la sperimentazione su un piccolo campione di siti. Un’attenzione particolare e rilevante è stata dedicata alla definizione delle modalità di interazione con le ricostruzioni tridimensionali, per le quali la società 3D ha impostato un procedimento ad hoc, con un’interfaccia che consente la visualizzazione del reperto in varie norme e il rilevamento autonomo di misurazioni lineari e angolari.
Il censimento è stato avviato in parallelo con l’implementazione della struttura informatica. Sono state anche redatte 32 schede didattiche ed è stato compilato un glossario. Tutte le informazioni sono state quindi inserite nella base dati.
Al fine di garantire un’ampia diffusione al progetto, è stata realizzata una sua articolata pubblicizzazione, sia nell’ambiente scientifico, sia in quello non specialistico.

Come è stato affrontato il censimento del patrimonio archeologico sardo?
Le informazioni sono state raccolte sia attraverso l’analisi delle fonti bibliografiche (oltre 30 riviste di ambito antropologico e archeologico, e un’ampia selezione di libri), sia attraverso la raccolta diretta di informazioni presso le istituzioni regionali ed extraregionali di interesse (soprintendenze, università, musei). In particolare sono stati intervistati gli antropologi e gli archeologi dell’Università degli Studi di Cagliari, gli archeologi della Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Cagliari e Oristano e della Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, gli antropologi italiani, alcuni liberi professionisti in possesso di informazioni rilevanti.

Chi lo ha curato materialmente?
La raccolta delle informazioni è stata ad opera del dr. Marco Lodde, che ha dedicato alla realizzazione di Anthroponet la sua ricerca di dottorato.
La descrizione di ciascun sito incluso nella base dati è stata revisionata dagli archeologi responsabili di territorio delle Soprintendenze della Sardegna. Il dr. Riccardo Cicilloni, archeologo nell’università di Cagliari, ha ulteriormente revisionato i siti compresi tra il Paleolitico e l’età del Bronzo.

Come sono organizzate le informazioni sul sito?
Il sito web raccoglie la base dati, con informazioni, ad oggi, relative a 323 serie scheletriche, derivanti da 301 siti archeologici risalenti a un periodo compreso tra il Paleolitico e la caduta della Roma imperiale.
La base dati può essere consultata attraverso ricerche libere, ad esempio digitando il nome di un sito archeologico noto, o guidate, utilizzando i menu a tendina che riportano le diverse opzioni per le variabili ‘zona storico-geografica’, ‘periodo’ e ‘cultura’.
Per ciascun sito archeologico risultante dalla ricerca compare un indicatore della sua collocazione sulla cartina geografica della Sardegna riprodotta al centro della home page, il materiale iconografico presente (incluse eventuali ricostruzioni tridimensionali) e un scheda descrittiva.
La scheda si articola in sette campi informativi:
notizie generali, con il nome della serie scheletrica, il nome dell’autore e la data del censimento;
notizie geografiche, che includono voci riguardanti la collocazione geografica, la toponomastica, le caratteristiche geologiche del sito archeologico;
notizie inerenti lo scavo, con voci relative alla data dello scavo, all’ente e alle persone che ne sono state responsabili;
notizie archeologiche, con informazioni sul numero, lo stato di conservazione, la tipologia delle strutture funerarie, il rito e il corredo funerario;
notizie antropologiche, con voci sulla tipologia e sullo stato di conservazione del materiale, con una tabella sulla composizione per sesso ed età degli individui identificati, con le eventuali stime di robustezza, statura, dieta, patologie e traumi, con informazioni sul luogo di conservazione;
datazioni, con voci relative alle datazioni relative e, se disponibili, a quelle assolute (calibrate e non calibrate);
bibliografia, con i riferimenti alle fonti utilizzate per la raccolta dei dati.
La bibliografia raccolta (oltre 300 riferimenti a libri, articoli e siti web relativi ai siti archeologici inclusi nella base dati, oltre a opere a carattere generale) è anche integralmente riportata in una sezione apposita, a cui si può accedere direttamente dalla home page.
L’home page include inoltre un link al museo virtuale, dove sono raccolti gli oggetti ricostruiti tridimensionalmente: riproduzioni di segmenti scheletrici e di reperti archeologici di particolare interesse scientifico, con cui è possibile interagire liberamente.
Per l’utenza non specialistica sono infine disponibili diverse schede didattiche e un glossario, concepiti per favorire la comprensione dei contenuti inclusi nel sito web.

Qual è l’obiettivo che si propone Anthroponet?
L’obiettivo del progetto è l’archivio e la diffusione on line delle conoscenze relative al materiale antropologico proveniente dai siti archeologici di epoca preistorica, protostorica e storica della Sardegna.
In tal modo si intende fornire uno strumento sia per la migliore conservazione e la tutela dei beni culturali, sia per il potenziamento della ricerca.
La disponibilità di informazioni sul web consente infatti la condivisione delle conoscenze con un numero illimitato di utilizzatori interessati al patrimonio osteologico regionale, che possono realizzare ricerche rapide e mirate sulle caratteristiche dei singoli siti della Sardegna.
L’introduzione della tecnologia tridimensionale, oltre ad arricchire la quantità, la portata e l’estetica dei contenuti informativi della base dati, consente inoltre la visione e l’interazione con accurate riproduzioni dei reperti di maggiore interesse scientifico.
Le possibili applicazioni scientifiche consistono anche nella disponibilità di una base dati articolata e rappresentativa su cui realizzare analisi statistiche di sintesi, anche a carattere multivariato.
Il progetto si pone anche finalità didattiche e divulgative. L’impostazione semplice, la grafica intuitiva, le schede didattiche e il glossario sono pensate per consentire l’avvicinamento alla materia da parte di un’utenza non specialistica.

Come pensate di raggiungerlo?
Anthroponet è un sistema che si potenzia con l’uso. Il suo utilizzo da parte di un numero elevato di persone rappresenta uno strumento per il consolidamento del sistema di condivisione delle informazioni e per il miglioramento della qualità dei contenuti.
Per questo abbiamo dedicato molti sforzi alla sua pubblicizzazione. Anthroponet è stato presentato in congressi nazionali (Congresso degli Antropologi Italiani 2007 e 2009; Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria 2009) e internazionali (Congress of the European Anthropological Association, 2006). Sono stati inoltre emessi comunicati stampa in varie fasi della realizzazione del progetto ed è stata organizzata una conferenza stampa. Tali attività hanno prodotto un’eco nella stampa divulgativa e generalista, che è stata raccolta nella rassegna stampa consultabile sul sito dell’università di Cagliari, nella rubrica ‘Comunicare la scienza’.
Le statistiche di utilizzo di Anthroponet ci permettono di quantificare gli ingressi, che sono ad oggi oltre 4.000 e provengono da 35 diversi paesi del mondo.
Esistono d’altra parte alcune mancanze in Anthroponet, a cui potremmo porre rimedio disponendo di maggiori risorse finanziarie. Alcune informazioni, come ad esempio le datazioni assolute, sono lacunose. È inoltre urgente provvedere alla traduzione del sito in inglese, che contiamo di realizzare presto. Sarebbe infine utile poter estendere il censimento a periodi storici più recenti

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