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Intervista alla Professoressa Elisabetta Marini

Elisabetta Marini è professore associato presso la Sezione di Scienze Antropologiche del Dipartimento di Biologia sperimentale dell’Università di Cagliari. L’abbiamo intervistata per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Mi sono laureata nel 1986 con 110 e lode in Scienze biologiche all’Università di Pisa. Nel 1991 ho conseguito il titolo di dottore di ricerca in Antropologia nell’Università di Cagliari, dove ho anche ottenuto una borsa post-dottorato.

D. E il suo percorso professionale?
Sono stata ricercatrice di Antropologia nell’Università di Cagliari dal 1999 al 2002 e professore associato dal 2002 ad oggi. Sono stata direttore del Master in comunicazione della Scienza, attivato nel 2008-2009 nella Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell’università di Cagliari. Attualmente sono presidente del CdC di Scienze naturali (Facoltà di Scienze MM.FF.NN.).

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. I miei interessi di ricerca vertono su diversi aspetti dell’antropologia. Oltre all’antropologia scheletrica, di cui in realtà mi occupo marginalmente, mi interesso di popolazioni umane viventi (stato nutrizionale, dimorfismo sessuale, biologia dell’invecchiamento).

D. Per quali enti o istituzioni lavora?

R. Università di Cagliari.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Oltre ad Anthroponet, ho coordinato vari progetti sullo stato nutrizionale nella popolazione senile e nella popolazione di Paesi in via di sviluppo.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Sto completando alcune ricerche sullo stato nutrizionale nella popolazione senile.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Sì, con la Spagna, il Venezuela, Puerto Rico e Marocco.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Avere moltissime risorse per la ricerca!

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Non sono archeologa e non credo pertanto di poter rispondere appropriatamente. Tuttavia, per le relazioni che ho avuto con la materia e con gli studiosi delle discipline archeologiche, ritengo che l’archeologia possa trarre beneficio e possibilità di rinnovamento dal contatto con le discipline scientifiche. Naturalmente mi riferisco principalmente alle relazioni con l’antropologia fisica, peraltro già frequenti e consolidate, ma anche a discipline culturalmente più lontane, come l’informatica e la statistica. L’informatica consente l’archiviazione, la riproduzione e la gestione di grandi quantità di dati, mentre la statistica fornisce gli strumenti per analisi sintetiche.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. La velocità di pubblicazione è un requisito importante nella ricerca scientifica. Pertanto ritengo di sì, si dovrebbe fare in modo che i risultati del lavoro di scavo e di ricerca venissero resi pubblici in modo esauriente e tempestivo.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Esistono moltissimi musei, alcuni dei quali di enorme valore. Tuttavia le risorse sono troppo limitate per una valorizzazione dei beni culturali degna della ricchezza del patrimonio italiano e paragonabile a quella di altri Paesi europei.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Un sito internet ben costruito e con una grafica accattivante, che utilizza un linguaggio chiaro ed efficace, che fornisce informazioni attendibili e aggiornate è certamente uno strumento di attrazione. In genere, ogni attività divulgativa sui contenuti e le attività del museo produce un incremento nelle visite. Anche una revisione del modello di museo tradizionale, con l’introduzione di attività interattive che coinvolgano il visitatore, e con l’utilizzo di applicazioni informatiche può costituire un elemento di attrazione.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Sul modello del British Museum.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Ritengo certamente utile la presenza di luoghi dedicati alla realtà virtuale, con ampi schermi, per una visione generale, o con totem per uso individuale o di piccoli gruppi. La possibilità di assistere a riprese sulle attività di scavo, di osservare i reperti in tutte le norme ed eventualmente di interagire virtualmente con essi, fornisce nuovi elementi di conoscenza, stimola un maggiore coinvolgimento da parte dell’utente, e favorisce l’apprendimento.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. L’informazione è necessaria, sempre più, in tutti gli ambiti disciplinari. In special modo per quelli che hanno un impatto sulla società, che possono influenzare scelte politiche, e che necessitano di risorse. L’archeologia interessa in genere un’ampia fascia di popolazione, ma i contenuti specialistici necessitano di tecniche e strumenti adeguati per essere comunicati adeguatamente.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Non saprei dare una risposta generale.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Sono tendenzialmente contraria.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Credo di no.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Sarebbe meglio realizzare entrambe le attività. Se non possibile, salvo la necessità di realizzare uno scavo di urgenza, privilegerei lo studio e la valorizzazione del materiale già raccolto.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Sarebbe un modo per renderle più frequenti. Sarebbe utile.

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