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Intervista alla professoressa Marina Castoldi, docente di Archeologia della Magna Grecia

L’archeologa Marina Castoldi è ricercatore confermato e docente di Archeologia della Magna Grecia presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Sezione di Archeologia, dell’Università degli Studi di Milano.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Il solito … liceo classico, il Berchet di Milano, e poi Lettere Classiche e Specializzazione in Archeologia Classica, sempre alla Statale di Milano, della quale mi sento un po’
figlia ….

D. E il suo percorso professionale?
R……insegnamento nelle scuole secondarie, una lunga gavetta come tecnico laureato all’Università, che però mi ha permesso di fare molta attività di ricerca, … e poi finalmente docente ! Credo di avere lavorato molto, ho studiato, scavato, pubblicato … insomma … non mi lamento…..ho la fortuna di poter fare l’archeologa a tempo pieno, dall’alba al tramonto, come sognavo da bambina.
Alla Statale di Milano sono stata allieva di Piero Orlandini, che mi ha introdotto nel ‘favoloso’ mondo della Magna Grecia, e di Graziella Massari, ricercatrice troppo presto scomparsa, che mi ha avviato allo studio della bronzistica, campo che mi ha dato e mi continua a dare moltissime soddisfazioni. Da Orlandini ho anche imparato a insegnare, facendo tesoro della sua grande capacità di presentare con chiarezza, semplicità e vivacità anche gli argomenti più ostici e noiosi.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R……di tantissime cose ! L’insegnamento occupa molto tempo … e poi la ricerca, legata all’attività di scavo e ai miei know how, artigianato in bronzo, ceramica matt-painted e italiota, coroplastica architettonica. E ancora l’organizzazione dello scavo …. Vado anche ‘a bottega’, qui nel milanese, nell’atelier di due scultori leccesi, Giacomo Sparasci e Annamaria Miglietta, per conoscere, tramite sperimentazione diretta, le tecniche della scultura e della ceramica. Il fine è sempre quello …. imparare per insegnare …

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Principalmente per l’Università, ma collaboro da moltissimo tempo anche con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia e con molti Musei lombardi; e poi con la Soprintendenza della Basilicata, per un progetto di ricognizioni archeologiche nel territorio di Ferrandina, e da quest’anno con quella della Puglia per lo scavo di lazzo Fornasiello.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. … sono molti … sicuramente lo scavo dell’Incoronata di Metaponto, con Orlandini, dal 1977 al 1995, .. .poi lo studio dei recipienti di bronzo del territorio lombardo, iniziato alla fine degli anni ’70 con Graziella Massari e poi proseguito in modo autonomo; in quest’ultimo campo ritengo molto formativa la Table Ronde di Lattes, nel 1990, sui recipienti di bronzo tardorepubblicani, con Michele Feugere e l’indimenticabile Claude Rolley.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Sto studiando i materiali in metallo (arredi, vasellame, instrumentum) della domus di piazza Marconi a Cremona, scavata da Lynn Passi Pitcher, i materiali delle ricognizioni nel Metapontino …. E naturalmente lo scavo di lazzo Fornasiello, il sito, la problematica, la ceramica…..

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Ho collaborato molto con i colleghi francesi nel campo dei recipienti di bronzo …. Sono aperta ad altri progetti internazionali.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Tanti, troppi sogni ! Posso dire continuare a lavorare fino a cento anni e oltre? Scherzi a parte, mi piacerebbe poter continuare lo scavo che ho in corso senza troppe difficoltà economiche e ricavarne qualcosa di utile anche per Gravina, per il territorio …. non solo per la mia gloria personale ! Credo che l’archeologia possa avere anche una funzione sociale … conoscere il passato per risvegliare il presente…

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. L’Italia è una nazione che dovrebbe vivere di archeologia e di arte … Il problema più grave è quello dei tanti giovani bravi e promettenti che noi dell’Università cerchiamo di preparare al meglio e che poi restano senza lavoro. E’ avvilente dedicare tutte le proprie forze per avviare i giovani ad una carriera che poi solo pochissimi potranno effettivamente percorrere.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Il problema principale è sicuramente la mancanza di fondi adeguati per la tutela di un patrimonio artistico e archeologico eccezionale, che tutti ci invidiano; a questo si ricollegano altri problemi come la mancanza di personale, la necessità di interventi di restauro, la trascuratezza di tanti siti …

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. La capillarità, la varietà, la continuità.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Forse una maggiore attenzione nei confronti delle nuove tecnologie.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Per quanto riguarda il mio campo, quello dell’ archeologia greca e romana, credo che l’impostazione umanistica dell’archeologia italiana sia ancora la più valida; va benissimo aggiornarsi sulle nuove tecniche di scavo e di rilevamento, senza però dimenticarsi di essere antichisti. E quindi non si può prescindere da una buona base umanistica. Dico sempre ai miei studenti che noi archeologi siamo in grado di studiare anche i piatti nei quali mangiava Pericle, ma per fare questo dobbiamo anche sapere chi era Pericle, dove viveva, come viveva, cosa diceva, cosa leggeva etc etc. Quindi dobbiamo lavorare con i filologi, con gli storici, con gli studiosi di letteratura. Non siamo solo classificatori di reperti o scavatori di stratificazioni …

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Tutti.

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Purtroppo il tempo è tiranno…..non dimentichiamo però che al giorno d’oggi la pubblicazione di uno scavo prevede costi molti alti, disegni di tutti i reperti, cartografìa, analisi dei reperti faunistici e paleobotanici, etc etc…

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Si stanno muovendo bene, ho visitato recentemente Musei veramente bene
organizzati, con bookshop, mostre tematiche etc, mentre altri sembrano in stato di abbandono!

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Le mostre a tema attirano sempre molti visitatori; per vivere, il Museo dovrebbe offrire sempre qualcosa di nuovo, se no, visto una volta, non lo si visita più. Importanti anche un bookshop ben fornito, una caffetteria, attività per le scuole.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. La cultura deve essere sentita come un bene di tutti, per il quale si può e si deve anche pagare qualcosa.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Utilissima, perche il Museo è per tutti e le ricostruzioni coinvolgono anche il pubblico meno informato. Una fila di vasi può interessare lo studioso, ma la ricostruzione di un ambiente può divertire, incuriosire e stimolare ulteriori approfondimenti.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. Sono complementari. L’informazione è necessaria perché il discorso archeologico
non rimanga limitato agli addetti ai lavori.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Non tutti … per divulgare bisogna abbandonare l’archeologhese e cercare di mettersi nei panni dei destinatari, bisogna saper tagliare, saper scegliere …. È più difficile che scrivere un articolo scientifico. Io cerco di farlo e, se ci riesco, mi dà molta soddisfazione.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Direi di sì, soprattutto quelle di settore come Archeologia Viva, Archeo … e la vostra rivista online!

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Dipende … l’archeologia è un bene comune e deve essere messa a disposizione di tutti. I privati possono contribuire alla tutela, ma i beni devono essere di tutti.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Assolutamente NOOOO.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Bisognerebbe fare ambedue le cose.

D. E giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. Direi di sì, dato che ormai dobbiamo cercare i privati per portare avanti il nostro lavoro…..

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