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Intervista alla professoressa Marina Castoldi sugli scavi di lazzo Fornasiello (Gravina in Puglia, Bari)

a Iazzo 2009
La professoressa Marina Castoldi sul sito di Iazzo

Nel mese di ottobre 2009 sono ripresi gli scavi sull’abitato peuceta di Iazzo Fornasiello. Abbiamo intervistato per voi la professoressa Marina Castoldi, direttrice degli scavi.

Vuole raccontarci brevemente le fasi storice dell’abitato “peuceta” di lazzo Fornasiello?
E’ forse un po’ prematuro parlare di “fasi storiche”, dato che lo scavo è solo all’inizio. Per il momento possiamo dire che l’area interessata dai ritrovamenti archeologici (tra Gravina in Puglia e Poggiorsini, ai piedi del costone murgiano) è molto estesa, circa 0 ettari; che il sito era circondato da un circuito difensivo a doppio paramento, ben leggibile dalla foto aerea e ritrovato nel corso dei saggi effettuati dalla Soprintendenza; che i materiali ceramici evidenziano un orizzonte cronologico di Vl-V secolo a.C. Durante le ricognizioni sono emersi però anche materiali databili dal Neolitico all’età del Ferro, nonché pochi frammenti di ceramica di età romana.

Quali erano e cosa caratterizzava le popolazioni autoctone abitavano l’insediamento?
Per la posizione e per le classi di ceramica rinvenute, l’insediamento sembra caratterizzarsi come “peuceta”… per ora non voglio dire di più; sicuramente gli abitanti erano dediti alla pastorizia e all’agricoltura, come suggeriscono i numerosi frammenti relativi a grandi dolii per la conservazione di derrate alimentari rinvenuti su tutta l’area. La presenza di coppe ioniche, di ceramica a vernice nera e di ceramica attica evidenzia rapporti con le colonie dell’arco ionico (Taranto e Metaponto) e con i centri della costa adriatica.

Quando e da ci fu scoperto il sito?
Il sito è stato scoperto casualmente, nel corso di lavori agricoli, ma era già stato segnalato dalle ricognizioni della British School at Rome (968-970). La Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia è intervenuta con una serie di saggi (2004, 2006, 2008) per verificare l’interesse archeologico dell’area. Nel 2009 lo scavo è stato affidato per concessione all’Università degli Studi di Milano; devo dire che sono stata coinvolta proprio a causa della mia pluriennale attività di scavo e di ricerca all’Incoronata di Metaponto e dei miei know how nel campo dei rapporti Greci/Indigeni.

Quali sono stati i risultati emersi dalle precedenti ricerce?
Sia le ricognizioni, sia gli scavi della Soprintendenza hanno dimostrato che il sito è stato intensamente abitato dall’età protostorica al V secolo a.C; anche nel corso dei nostri scavi sono emerse ceramiche in impasto fine del Bronzo Medio. La Soprintendenza ha inoltre intercettato, nei pressi della cinta muraria, un settore di abitato con un imponente edificio con grandi dolii per derrate.

Vuole parlarci degli studi eseguiti sui reperti in ceramica?
Gli studi sono ancora all’inizio …. dateci tempo e saremo più precisi! Per il momento sono già in corso due tesi magistrali sui saggi della Soprintendenza.

Quali sono gli obiettivi del nuovo programma di indagine?
Il nuovo programma d’indagine parte dal saggio effettuato dalla Soprintendenza nel 2008, quindi dall’ “edificio dei dolii”; quest’ultimo, dopo lo scavo di quest’anno, si presenta come un grande complesso a più ambienti (tre finora scavati, ma non ancora interamente, e un quarto individuato) in parte occupati da questi contenitori in terracotta depurata di grandi e medie dimensioni, che possiamo supporre contenessero grano o altro tipo di derrate alimentari. Abbiamo trovato però anche ceramiche fini da mensa (a vernice nera, a fasce, e in “stile misto”), nonché ceramica matt-painted e recipienti da fuoco e da cucina, indicativi del fatto che solo alcuni ambienti erano utilizzati come magazzino, mentre altri avevano diverse funzioni. E’ questa la “fase di vita” che cercheremo di capire meglio. Lo scavo prevede quindi, per il momento, di riportare alla luce l’intero complesso e di comprenderne la funzione e poi di estendere l’indagine al resto dell’abitato.

Ci parteciperà al progetto?
Il progetto è legato alla mia attività di docente di Archeologia della Magna Grecia alla Statale di Milano, quindi prevede la partecipazione di laureandi e di specializzandi dell’Università, oltre a quella degli archeologici professionisti che si sono formati alla nostra Università e con i quali collaboro ormai da diversi anni.

Naturalmente, se il progetto andrà avanti, come sembra, saremo felici di avere con noi anche studenti di Gravina; stiamo infatti formalizzando una collaborazione con l’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

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