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Intervista alla professoressa Renata Grifoni Cremonesi

Renata Grifoni Cremonesi è qualificata come Professore Università in pensione ed è docente di Paletnologia presso l’Università di Pisa. L’abbiamo intervistata per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laurea in Lettere presso l’Università di Roma nel 1960, Tesi in Paletnologia con il Prof. A.C.Blanc.
Tre anni di borse di studio presso l’Università di Pisa con il Prof. A.M.Radmilli.
Libera Docenza in Paletnologia.

D. E il suo percorso professionale?
R. Assistente ordinario, Professore Associato, Idoneo a Professore ordinario.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Progetto dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria: Le sepolture preistoriche italiane.
Progetti ministeriali PRIN: L’arte paleolitica in Italia; L’ arte neolitica in Italia.
I culti nella preistoria.
Il neolitico e l’età del rame in Italia.
Mostra: L’uomo e le piante nella preistoria.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Continuazione dello scavo nella Grotta Continenza e pubblicazione della monografia.
Continuazione del progetto sull’arte dell’età dei metalli in Italia.
Allestimento della mostra: L’uomo e l’acqua nella preistoria: aspetti cultuali e funzionali.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Ve ne sono state molte con l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, con l’Università della Provenza, con il Collège de France ( con il prof. J.Guilaine e con il prof .D.Binder) e con l’Institut de Paléontologie Humaine (Prof. H.de Lumley). Sono ancora in corso varie collaborazioni.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Vedere sistemati nella ricerca e nell’insegnamento i giovani studiosi, preparati e competenti, che non vedono ora possibilità di lavoro e di sbocchi professionali .

Presso quali istituzioni lavora?
R. Dipartimento di Scienze Archeologiche, Università di Pisa.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Dal punto di vista scientifico la situazione è ottima, è tragica per quanto concerne i posti di lavoro e la mancanza di fondi. L’Italia potrebbe vivere sfruttando nel modo migliore i suoi beni culturali ma c’è un’incuria spaventosa in ogni campo, dalla ricerca, alla gestione, alla tutela.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Miglior gestione delle risorse per la gestione e tutela.
Ampliamento degli organici, oggi insufficienti, sia nell’Università che nelle Soprintendenze.
Aumento delle risorse economiche.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. La gran quantità di testimonianze archeologiche dalla preistoria all’età storica inserite in contesti naturalistici di pregio, purtroppo devastati da politiche ambientali dissennate.
La professionalità e preparazione delle giovani leve, che non vengono utilizzate nella ricerca e nella tutela dei beni culturali: i nostri giovani provengono da corsi di laurea specializzati, da scuole di specializzazione in archeologia e moltissimi hanno conseguito il dottorato di ricerca e pubblicato studi originali.
La enorme massa di materiali giacente nei magazzini che, come fanno alcuni meritevoli musei, andrebbe catalogata, studiata ed esposta a rotazione.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. A gestire e valorizzare testimonianze anche minime, spesso inferiori alle nostre, che però sono ampiamente pubblicizzate e musealizzate con l’impiego di personale specializzato

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. —

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Il governo, in primis, e poi gli enti locali, che dovrebbero rendersi conto che stiamo andando verso la distruzione e la rovina del nostro patrimonio. Stiamo anche perdendo giovani studiosi che sono costretti ad abbandonare la ricerca per mancanza di posti di lavoro. Sappiamo bene che sempre i tagli di bilancio interessano per prima la cultura!

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Per lo scavo non è possibile prevedere sempre un limite di tempo, ma ogni anno andrebbero pubblicate relazioni dettagliate: qualcosa si fa con i notiziari e con le notizie in Internet, ma spesso non vengono pubblicati i risultati di scavi terminati ormai da anni, sempre per mancanza di fondi e di personale. Ormai si parla quasi esclusivamente di scavi di emergenza e non ci sono fondi per lo scavo di siti importanti.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Sono molto belli e ben strutturati, andrebbero maggiormente potenziati e valorizzati. Un grosso problema è dato da molti piccoli musei locali che non hanno personale e non possono gestire le loro potenzialità, basate soprattutto sulla conoscenza e valorizzazione del territorio e sull’attività didattica.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Con una maggiore pubblicità e organizzazione di lezioni, mostre, conferenze e laboratori didattici:molto si sta già facendo ma sempre con scarse risorse economiche e umane. Un museo deve essere leggibile e fornito non solo di pannelli semplici ed esaustivi, ma anche di ricostruzioni ambientali e di oggetti, di video, di biblioteche, che ne facciano anche centri di cultura e di studio.
Un museo dovrebbe anche avere punti di sosta e di incontro e non essere solo una semplice esposizione di oggetti in vetrine. Stanno avendo un buon successo i parchi archeologici, molto più diffusi all’estero, che attirano visitatori proprio per la possibilità di avvicinarsi in modo semplice e anche divertente ai modi di vita quotidiana nelle varie epoche, soprattutto con i laboratori sperimentali.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Sul modello del British Museum, che offre una ampia gamma di possibilità, sia ai visitatori comuni che agli studiosi che vi possono lavorare e studiare: la cultura è un bene che deve essere offerto ai cittadini.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. La ritengo molto utile e dovrebbe essere presente in tutti i musei per rendere più comprensibili i dati emersi dagli scavi e dai materiali esposti, spesso poco leggibili dal grande pubblico.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. L’informazione dovrebbe essere più capillare e dovrebbe partire dalle scuole: l’insegnamento della storia e dell’archeologia dovrebbe essere alla base della conoscenza delle nostre possibilità di utilizzare al meglio e conservare il patrimonio storico artistico.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Gli archeologi professionisti sanno divulgare piuttosto bene: andrebbe piuttosto combattuta la tendenza di dilettanti a scrivere (soprattutto in Internet) articoli che hanno più della fantascienza che dell’archeologia e quindi la buona e corretta divulgazione è fondamentale. Purtroppo hanno successo trasmissioni e articoli forniti da dilettanti che confondono lo spettacolare, senza alcun fondamento scientifico, con l’archeologia vera. Molto spesso trovo personaggi che si qualificano come archeologi, pur non essendo forniti di alcun titolo, e diffondono notizie assurde e a dir poco fantasiose (Atlantide, alieni, e via dicendo).

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Riviste come Archeo ed Archeologia Viva stanno facendo un ottimo lavoro, serio ed impegnato.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Non sono d’accordo: è lo Stato che deve tutelare il suo patrimonio.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. In linea generale si.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Del tutto insufficienti ed inadeguati, con la conseguenza che si sta andando incontro al totale degrado del patrimonio culturale.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. Lo scavo è necessario quando si tratta di salvaguardare testimonianze che andrebbero perse per vari motivi, soprattutto per l’edilizia e le strade: l’ideale sarebbe avere il personale necessario per scavare e nello stesso tempo studiare e valorizzare l’esistente. Come ho detto prima abbiamo tanti giovani senza lavoro e con le competenze necessarie per mandare avanti gli scavi e nello stesso tempo studiare e tutelare l’esistente.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. In linea di massima si.

1 Commento su Intervista alla professoressa Renata Grifoni Cremonesi

  1. Complimenti per la competenza che ha dimostrato, grazie per la chiarezza con la quale contribuisce ad aumentare la conoscenza.
    Gratitudine per aver stimolato la curiosità intellettuale di un ex studente.

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