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Intervista all’archeologa Eugenia Salza Prina Ricotti

Abbiamo intervistato per voi Eugenia Salza Prina Ricotti, laureata in architettura che svolge la professione di archeologa dopo la scoperta della villa dell’Odeon Marittimo ed è curatrice del suo sito web www.espr-archeologia.it.  

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R.Laurea in architettura, buona conoscenza del greco, latino come lingue antiche; per quelle moderne francese, inglese , spagnolo, poco tedesco. Molta lettura delle fonti; continue visite a musei e scavi e molti viaggi.

D. E il suo percorso professionale?
R. Ho lavorato come architetto, poi mi sono dedicata ad aiutare mio marito e mio figlio. Quando ormai mio figlio aveva brillantemente superato il biennio di Ingegneria e mio marito era molto occupato, andavo spesso in Libia per stare vicina a mia madre ed aiutarla con l’azienda (un migliaio di ettari). Fu allora che, andando a fare un bagno di mare in una spiaggetta chiusa tra due promontori rocciosi e posta a 23 chilometri da Leptis Magna, scoprii la prima delle ville di Silin, quella dell’Odeon Marittimo. E con quella cominciò il mio trasferimento in archeologia.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Del mio sito web (www.espr-archeologia.it) dato che tutto quello che metto in italiano lo traduco anche in inglese

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Per nessuna. Io sono stata sempre indipendente e mi sono molto divertita col mio lavoro. Ricordo cha al principio qualcuno mi disse che non dovevo dire “divertita”: che non era serio. Non capisco il perché. Io mi sono divertita e ho fatto un mucchio di scoperte e di lavori. Che male c’è?

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Scoperta della posizione del gruppo del Polifemo di Sperlonga e sua ricostruzione. Le ville di Silin. Quarant’ anni di Villa Adriana chiarendone le varie parti e le loro funzionalità, più lo studio dei suoi percorsi sotterranei che i giornalisti chiamano la metropolitana di Villa Adriana e che nei fatti lo è. Scoperta del Laurentino a Castel Porziano, Studio delle parti funzionali della casa romana. Studio di giochi e giocattoli dell’antichità. Studio dei giardini. Il piombo nei terreni archeologici. Amori e amanti tra la repubblica e l’impero: storia del I sec. a.C. Studio sull’alimentazione nell’antichità. A 80 anni la scoperta della tomba di Antinoo che mi era stato presentato come un ninfeo. E molti altri lavori. Li Troverete elencati nel mio sito. Qual’è il più importante? Fate voi.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Ho 87 anni e ogni tanto continuo a fare qualche scoperta, ma non credo che debba fare molti progetti per il futuro

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Il mio libro “L’arte del Convito nell’antica Roma” è stato tradotto in giapponese. La fondazione Paul Getty ha comprato i diritti del mio libro sul convito greco e lo ha tradotto e pubblicato in America. Ho scritto e pubblicato articoli in Francia, America e Giappone e fatte molte conferenze in questi ultimi due paesi. Col Prof. John Foss della Tennessee University, abbiamo studiato e rivelato l’importanza del contenuto di piombo nel terreno. Il suolo contiene sempre un pò di piombo, ma nei terreni archeologici se ne può trovare di più. Incredibili sono le quantità risultate dall’esame dei terreni di Villa Adrian dovute alla durata dell’irrigazione ed al tipo di cultura.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Avere 21 anni e un paio di gambe nuove.

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Non mi sento di pronunciarmi.

D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?
R. Dare la laurea e non soltanto la laurea, ma anche le cattedre a chi se le merita davvero.

D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?
R. Lo chieda a qualche professore dell’Università.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Sanno scavare.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Non lo so. In questo lavoro ognuno può fare lavori importantissimi o non combinare niente di serio e non importa se è italiano o straniero.

D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l’archeologia italiana?
R. Quattrini? Io non lo so. Ho sempre lavorato gratis e ho risolto moltissimi problemi

D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?
R. Questa è l’unica cosa su cui mi posso pronunciare:. se qualcuno trova qualcosa ha il diritto di pubblicarla lui, ma dovrebbe essere fissato un limite di tempo e uno che non sia più lungo di cinque anni. Potrei raccontarvi delle scene incredibili, ma taccio per amore di patria.

Musei

D. La sua opinione sui musei italiani?
R. Sono tra i più belli del mondo.

D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?
R. Ce ne sono già troppi.

D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?
R. Dipende dalla situazione.

D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?
R. Può essere molto utile se fatta bene.

D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?
R. L’Informazione è molto importante e tra i vari archeologi ci dovrebbe essere un rapporto di collaborazione che molto spesso – per gelosie o invidie – non c’è.

D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?
R. Dipende da chi sa scrivere, parlare e interessare la gente. e quando dico la gente intendo tutta la gente. anche quella che con l’archeologia non ha mai avuto niente a che fare. Niente paroloni difficili quindi o noiose disquisizioni. Avere il coraggio di parlare come si mangia.

D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?
R. Dipende dalle case editrici e da chi le finanzia e dalla personalità di colui che le dirige. Archeo ad esempio è stata splendida finché chi la dirigeva era Sabatino Moscati.

Beni culturali e privati

D. Cosa pensa dell’affidamento dei beni archeologici ai privati?
R. Perché no. Forse ci baderebbero.

D. Ritiene la Ronchey una buona legge?
R. Adesso per fare una fotografia bisogna pagare un sacco di soldi. Grazie a Dio le mie sono state fatte prima della legge Ronchey e così molti lavori miei sono stati pubblicati senza spendere un soldo. Se si fosse dovuto pagare le foto, nessuno mai le avrebbe viste o potuto leggere. Per il resto non ne so molto. È utile però la pubblicizzazione dei musei, i bookshops e altre cose.

D. I fondi a disposizione dell’archeologia italiana sono sufficienti?
R. Non lo so. Io alle Soprintendenze non sono mai costata un soldo.

D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?
R. I magazzini. Nei magazzini c’è materiale interessantissimo che potrebbe utilizzato, ma che giace lì, e lì giacerà dimenticato e mai capito.

D. E’ giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?
R. E’ quello che si fà in molti paesi, vedi l’America. Quello che si dà per aiutare ogni tipo di ricerca è detraibile dalle tasse. Così si trovano molti mecenati e la ricerca va avanti.

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