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Intervista all’archeologo Rubens D’Oriano (parte 1)

Il Dottor Rubens D’Oriano è Archeologo Direttore Coordinatore della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna. Lo abbiamo intervistato per voi e oggi vi presentiamo la prima parte del nostro interessante colloquio con questo autentico luminare dell’archeologia sarda, autore di importanti scoperte come le celebri navi del porto di Olbia.

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D. Qual’è stato il suo percorso formativo?
R. Laurea in Lettere (Classiche – indirizzo archeologico).

D. E il suo percorso professionale?
R. Già subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare per le Soprintendenze. Per 4 anni ho anche tenuto lezioni del corso generale di Archeologia alla ex Facoltà di Magistero dell’Univ. di Sassari.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Sono responsabile della sede staccata di Olbia della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna, e studio di quella città soprattutto – negli ultimi anni – le fasi storiche fenicia e greca.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna.

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Lo scavo del tunnel sotto il porto di Olbia: 380 m di lunghezza, 20 di larghezza, 4 di prof. media, ove sono stati rinvenuti 24 relitti romani e medievali, e il loro restauro e esposizione nel Museo di Olbia, nonché l’allestimento complessivo dello stesso Museo.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Gli archeologi delle Soprintendenze portano avanti molti (troppi) affari contemporaneamente, perciò la domanda così posta comporterebbe un lungo elenco di impegni, dallo scavo all’esame di progetti, dalle responsabilità di RUP a quella di Direzione Lavori, per non dire del gravame burocratico ecc.. Diciamo che il più rilevante è senz’altro la prosecuzione del lavoro di restauro e esposizione nel Museo di Olbia dei relitti di cui sopra.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averle?
R. Progetto di analisi archeometriche di ceramiche con l’Univ. di Vienna.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Sentire almeno una volta nella vita in un talk show televisivo uomini politici italiani dibattere delle necessità dei beni culturali e dei loro programmi in materia. I quali beni – nelle solite occasioni rituali (inaugurazioni di mostre ecc.) – vengono definiti la vera grande risorsa del Paese, salvo poi cadere nel dimenticatoio 5 minuti dopo.
Se posso esprimerne un altro: vorrei non vedere più in canali televisivi, almeno del cosiddetto servizio pubblico, trasmissioni che danno fiato a ridicole panzane ( dalla Sfinge ai “segreti” dei Templari passando per Atlantide, le linee di Nazca, i “misteri” dell’Isola di Pasqua, ecc.) che fanno strazio di ogni metodo scientifico di ricerca storica e archeologica, trasmettendo allo spettatore come vere o verosimili assurde ridicolaggini e ponendo qualsiasi dilettante sul piano degli studiosi professionisti.

1 Commento su Intervista all’archeologo Rubens D’Oriano (parte 1)

  1. Un grandissimo professionista, vorrei che nella mia città ci fossero più uomini come lui.

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