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Intervista a Moreno Tiziani, presidente di Antrocom Onlus

Antrocom Onlus nasce nel 2006 allo scopo di promuovere e favorire lo sviluppo degli studi nel campo dell’antropologia fisica e culturale e delle discipline demoetnoantropologiche in generale, contribuendo allo sviluppo culturale e civile dei cittadini operando nella ricerca scientifica, nell’istruzione, nella formazione e nella diffusione delle scienze antropologiche. La sua sede si trova a Roma in via Kiiciro Toyoda, 92; altre sedi sono in via di costituzione. Questa associazione conta 28 soci ed è presieduta da Moreno Tiziani che abbiamo intervistato per voi.

D In breve, ci racconti la storia dell’associazione.
R La nostra avventura inizia nell’aprile del 2003, quando apparve in rete la Comunità di Anthropos (www.antrocom.it) con l’intento di far dialogare antropologi fisici e culturali e organizzare un punto di incontro per gli studenti di antropologia. Ancora oggi è l’unica comunità web del suo genere ed è visitata mensilmente da decine di migliaia di persone.
Da questa esperienza sono nate prima la rivista Antrocom (www.antrocom.net), nel marzo del 2005, e l’associazione Antrocom Onlus (www.antrocom.org), nel giugno 2006.
Sulla rivista, a carattere per ora semestrale e ad accesso totalmente libero, è possibile pubblicare saggi e articoli in italiano, in inglese e in francese. Sembra un paradosso ma riceve più consensi all’estero che non in Italia: abbiamo pubblicato, tra gli altri, diversi articoli di docenti che insegnano in università del Sud America e dell’Asia.
Antrocom Onlus nasce con l’intento di far conoscere le discipline antropologiche e la figura dell’antropologo, di cui si sottovaluta troppo spesso la capacità di interpretare i fenomeni sociali e il suo possibile contributo alle aziende e alle istituzioni.

D In quali settori è attualmente impegnata?
R Negli ultimi tempi abbiamo diminuito le attività di tipo progettuale a favore della divulgazione tramite articoli e libri. Ci siamo accorti, infatti, che a fronte di una curiosità reale da parte del pubblico verso l’antropologia, vi è la necessità innanzitutto di far capire certi concetti basilari come l’Alterità, la Diversità ed Evoluzione, tra gli altri. E far capire come questi concetti non siano solo parole astratte ma elementi che rientrano nella vita di ogni giorno.
Abbiamo siglato con Edizioni Altravista (www.edizionialtravista.com) un accordo di collaborazione per la pubblicazione di una serie di libri. Il primo è stato “Antropologia delle Religioni” di Marco Menicocci, che affronta un argomento “spinoso” illustrando le basi di questa disciplina.
Sono in cantiere altri testi che speriamo vedano la luce entro breve tempo.
Continuiamo anche l’attività online. Anzi, siamo alla ricerca di collaboratori!

D Quali sono i principali progetti in corso?
R Il progetto “Guarattellando” è portato avanti da un promettente gruppo di antropologi dell’Università Federico II di Napoli che sta diventando una sezione ufficiale di Antrocom Onlus.
Si tratta di un’iniziativa nata dallo studio antropologico dell’arte delle guarattelle, i burattini della tradizione campana, intesi come possibile strumento educativo. Abbiamo creato uno specifico laboratorio dedicato ai bambini, dando la possibilità di conoscere l’arte teatrale e al contempo donare espressività creativa a una tradizione locale storica, che vuole essere rivalutata e conservata.
L’intento è di mettere in scena uno spettacolo teatrale che sappia valorizzare la creatività dei bambini ed estrapolarne le potenzialità immaginative, muovendosi sempre verso un requisito atteso: la contestualità territoriale rivisitata per permetterne la tutela.
Inoltre stiamo lavorando a un Annuario degli Antropologi. Può sembrare strano, ma non esiste ancora un “censimento” degli antropologi che lavorano in Italia o di antropologi italiani che lavorano all’estero. Anche questo progetto è svolto in collaborazione con Edizioni Altravista, che pubblicherà il volume appena possibile, mentre sarà consultabile anche una versione online.
Stiamo poi supportando l’Istituto Italiano di Antropologia di Roma nella realizzazione di un progetto mirato a capire quale è il livello di conoscenza dei tempi legati all’Evoluzione e all’Evoluzionismo nelle scuole superiori di Roma.

D E quelli per il futuro?
R Ci sono diversi progetti in fase di studio. Con alcuni archeologi stiamo pensando alla possibile valorizzazione di alcune aree archeologiche romane; in Lombardia un gruppo di antropologi ci ha proposto dei corsi di antropologia medica pensati per gli operatori ospedalieri, mentre in Veneto ci sarebbe la possibilità di creare un progetto mirato all’accoglienza e all’integrazione dei migranti.
Tutto dipenderà dai fondi a disposizione e dalla risposta delle istituzioni, nonché dei soggetti coinvolti nei progetti stessi.

D Il progetto già realizzato che è il vostro “fiore all’occhiello”?
R E’ difficile dirlo. Personalmente sono molto legato al progetto “LOST VEMA: Luoghi, Osmosi, Società e Territorio”, condotto insieme agli architetti di MASS Studio (www.masstudio.net).
VEMA, un territorio urbano ideale collocato virtualmente tra Verona e Mantova, è stato il tema del Padiglione Italiano alla X Biennale di Architettura 2006 (www.vemacittapossibile.it).
Antrocom Onlus ha preso in considerazione gli aspetti che più potrebbero influenzare la vita urbana di VEMA tra venti anni: i cambiamenti climatici, il rischio di desertificazione e la situazione di incertezza che ne può derivare; l’evoluzione dell’ambiente urbano in relazione ai cambiamenti fisiologici e al mutamento di percezione del rapporto tra pubblico e privato; la dinamica delle relazioni sociali tra i poli della globalizzazione e dell’individualismo; gli aspetti demografici influenzati anche dai processi migratori; l’integrazione, l’accoglienza e il sincretismo culturale che ne può scaturire; la trasformazione della memoria e l’evoluzione della tecnologia.
Durante la Biennale, nel Padiglione Italiano, il gruppo di lavoro di Antrocom ha sintetizzato l’intero studio in un pannello di 4X3 metri, che ha raffigurato le dinamiche di VEMA attraverso un diagramma di rete.

D Avete collaborazioni con enti e istituzioni italiani?
R A parte la citata collaborazioni con l’Istituto Antropologico Italiano e una passata collaborazione con la Culture Factory della Fondazione ENI Enrico Mattei, per noi è molto più facile rapportarci con realtà private, anche se per la realizzazione di alcuni progetti dovremo necessariamente confrontarci con enti pubblici e fondazioni.

D E con enti e istituzioni stranieri?
R Abbiamo relazioni “di simpatia” con alcune associazioni estere e capita che ci si dia una mano a vicenda con consulenze di tipo teorico, ma è ancora prematuro pensare a collaborazioni concrete, soprattutto per problemi logistici. Tuttavia curiamo i rapporti con ricercatori di diverse nazionalità: uno dei nostri intenti è proprio creare una “rete di antropologi” che possa mettere in contatto gli studiosi e i cultori della materia soprattutto in vista di realizzazione di progetti.

D Il rapporto con il mondo dell’istruzione e della formazione? Organizzate corsi e seminari?
R Abbiamo tenuto seminari e fornito consulenze a scuole e università, anche se non in maniera continuativa. La collaborazione più lunga credo sia stata proprio con le Culture Factory della Fondazione ENI Enrico Mattei di Genova e Roma, per cui abbiamo tenuto seminari sia di antropologia fisica che culturale.
Ci piacerebbe poter organizzare almeno un incontro al mese in un luogo pubblico, magari su temi d’attualità discussi dal punto di vista antropologico, fermo restando quanto dicevamo prima circa la necessità di fare un certo tipo di divulgazione. Gli argomenti, considerando la complessità dei tempi in cui viviamo, non mancano di certo!

D Il budget annuale su cui potete contare è adeguato per i vostri scopi?
R No e andrebbe fatto molto di più. In Italia il settore culturale, in generale, è penalizzato dalla scarsità di fondi, e l’antropologia è vista come un settore di nicchia che come tale non ha la visibilità necessaria, come del resto succede per tante altre discipline. Da una parte sia il settore pubblico sia quello privato non conoscono il contributo reale di un antropologo alle attività quotidiane e produttive, cosa che invece si è andata affermando in altri paesi, soprattutto in area anglosassone. Dall’altra non c’è un rapporto equilibrato proprio tra pubblico e privato a favore della cultura in generale. Il tema continua a essere dibattuto, eppure non si vede una possibile soluzione alla problematica.

D Gli enti pubblici sono sensibili alle vostre attività?
R Certamente. Ad esempio il patrocinio dato dal Comune e dalla Provincia di Genova ad alcuni seminari che abbiamo svolto e il coinvolgimento dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Gesualdo (AV) nel progetto Guarattellando provano che gli enti pubblici sono interessati a quanto facciamo e ne capiscono l’importanza, soprattutto se l’iniziativa ha una valenza locale definita. Il difficile è trasformare questo interesse in collaborazioni pratiche a livello di territorio, integrandosi nei servizi al cittadino già esistenti.

D Ricorrete a sponsor o finanziatori a progetto?
R Quando decidiamo di portare avanti un progetto cerchiamo di percorrere tutte le possibili vie di finanziamento, sia pubbliche che private. Ad esempio per Guarattellando ci siamo avvalsi dei contributi dell’ambito A1/Piano Sociale.
Un contributo essenziale viene però dai nostri sostenitori, che attraverso l’iscrizione all’Associazione e donazioni sono il “motore” di tutta l’organizzazione.

D Come gestite la divulgazione del vostro lavoro verso il grande pubblico?
R Fino all’anno scorso puntavamo molto sulle conferenze. Per quanto detto in precedenza, ora pensiamo che la via più fruttuosa sia la pubblicazione di libri di carattere divulgativo, anche se ciò non esclude la realizzazione di altri seminari. Sicuramente per noi una via privilegiata rimane il web, anche perché in sostanza vi siamo nati. Diverse persone ci anno fatto i complimenti per Anthropos, la nostra Comunità online. Praticamente si tratta dell’unico sito ad avere un forum frequentato attivamente dagli iscritti.
Credo che sia anche per questo che nella IV edizione del Global Junior Challenge, il concorso internazionale che premia i migliori progetti per l’uso delle nuove tecnologie informatiche e telematiche a fini educativi, siamo arrivati tra i 70 finalisti. Sono stati presentati più di 470 i progetti da circa 80 paesi di tutto il mondo.

D Il vostro rapporto con la stampa?
R Molto buono con i media online, un po’ meno con le riviste cartacee per via dei tempi di pubblicazione dei comunicati stampa e degli argomenti trattati. E’ un aspetto su cui dobbiamo ancora lavorare e non a caso abbiamo creato appositamente un ufficio stampa che si occupi del rapporto con i media. Nel tempo abbiamo costituito una bella squadra e sono convinto che Antrocom Onlus darà un contributo importante al mondo dell’antropologia, è solo questione di tempo.

2 Commenti su Intervista a Moreno Tiziani, presidente di Antrocom Onlus

  1. Caro Tiziano i miei complimenti, quando verrò a Roma ci incontreremo.
    Se mi mandi l’Iban bancario ti mando la quota associativa.

  2. Bravo Tiziano i miei complimenti, quanto prima ti invierò la quota associativa, inviami l’Iban
    bancario poichè per fare un bonifico oggi è necessario.
    Quando verrò a Roma ci incontreremo, al momento un caro saluto.

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