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Chiesa rupestre dello Spirito Santo (Bari), intervista sulle ricerche

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

La Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari) è stata recentemente oggetto di attenzione e studio da parte del CNR. Abbiamo intervistato l’arch. Francesco Gabellone (del CNR) per farci spiegare quali ricerche hanno effettuato e con quali risultati.

Che cosa si intende per “insediamento rupestre”?
La Civiltà Rupestre (termine utilizzato per la prima volta negli anni settanta) interessa tutti quei fenomeni insediativi caratterizzati dal vivere in grotta. Questa particolare condizione di vita ha determinato un diverso modo di inventare e creare forme abitative ed ha dato luogo a soluzioni e schemi urbanistici complessi. Molti studiosi concordano nel ritenere che il popolamento dell’habitat rupestre sia fondato su tre fattori determinati: la necessità di difesa, l’approvvigionamento idrico e la viabilità. Questi tre fattori sono assai evidenti nella manifestazione più eloquente e significativa di insediamento rupestre: i Sassi di Matera, patrimonio dell’UNESCO dal 1993.

Quando e dove si sono diffusi?
L’uso di scavare nella roccia per creare ripari, depositi, abitazioni, tombe, luoghi di culto, ha da millenni caratterizzato la storia dell’uomo. L’area compresa tra il centro della Puglia ed il territorio Materano ha documentato una estesa diffusione di questo fenomeno nel periodo medievale (dal IX-X secolo circa), soprattutto riferendolo ai fenomeni insediativi rurali ed all’edilizia ecclesiastica.

Quali sono l’origine e lo sviluppo delle chiese rupestri in Puglia?
Le chiese rupestri sono “organismi” architettonici interamente scavati nella roccia, secondo una tecnica diffusasi nel bacino del Mediterraneo dove le condizioni idrogeologiche lo hanno permesso. Oggi è stato superato il pregiudizio che si tratti di copie imperfette ed informi delle più nobili architetture sub divo, a cielo aperto, ed è stata da tutti riconosciuta la loro importanza non solo per le pitture parietali di grande pregio, ma anche per le soluzioni formali particolarissime. Architetture in negativo, le potremmo definire, definizione quanto mai calzante se osserviamo gli elaborati tridimensionali che ne ripropongono una visione dell’impronta esterna generata al computer (fig.02). La storia architettonica delle chiese rupestri pugliesi parte da sperimentazioni arcaiche del tutto autonome, svicolate dall’edilizia in muratura e si sviluppa su piani quasi intimistici, ristretti, estremamente ricchi di fascino sacrale. La loro condizione di povertà ne ha spesso trascurato l’importanza, tanto che in Puglia, ad esempio, conosciamo una ricca documentazione del templon bizantino ricavato nella roccia, proprio perché risparmiato dalla distruzione che ha interessato la maggior parte degli esempi sub divo, sia per motivi legati all’uso di materiali costruttivi deperibili che per il modificarsi dei riti cultuali.

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

ITLAB CNR di Lecce si è occupato del rilievo tridimensionale della chiesa rupestre dello Spirito Santo. Vuole illustrarcene l’architettura alla luce di questa ricerca?
La superficie interna della chiesa misura circa 136 mq e si articola in due spazi stilisticamente distinti a livello architettonico, adiacenti uno all’altro, ma conformanti uno spazio unitario senza soluzione di continuità. Il primo spazio, più ricco dal punto di vista architettonico, si sviluppa dall’attuale ingresso fino a circa 9 metri dalla parete Nord. Esso risulta scandito dalla presenza di quattro colonne con capitelli e pulvino e due pilastri, probabilmente frutto di un frettoloso restauro moderno. Da queste colonne si dipartono archi a tutto sesto che segnano la lunghezza delle tre navate, caratterizzate da ‘copertura’ a pseudo-volte a crociera, tali da conferire a questo spazio una tipologia basilicale. Il secondo spazio che si sviluppa in direzione Est-Ovest oltre la parte ‘a basilica’, è caratterizzato da tre absidi, delle quali due affrescate, ha altezza diversa da quello precedente e non presenta altri particolari caratteri di pregio. La Fondazione S. Domenico (con sede a Savelletri di Fasano), da anni impegnata in attività di studio e valorizzazione del patrimonio rupestre, in sinergia con la Soprintendenza ai BSAE della Puglia, ha finanziato il recupero e il restauro di questo importante monumento, sulle cui pareti sono state scoperte tracce di affreschi riferibili al periodo bizantino, al momento celati sotto una spessa scialbatura di calce.

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

Il rilievo è stato effettuato mediante scansione laser. Cosa implica, come funziona e quali vantaggi offre questa tecnica?
Il senso del ‘fare’ della Civiltà Rupestre ci è trasmesso dai segni tangibili che oggi possiamo scorgere in quelle opere che le generazioni passate hanno saputo imprimere nelle cavità ipogeiche, che di volta in volta sono divenute ripari, case, chiese, intere città. Ebbene questo patrimonio possiede una peculiarità unica nella storia dell’architettura, ogni muro, volta, incavo, ricavato per via di levare, è un pezzo unico non ripetibile. Questo valore deriva, per ovvie ragioni, dalla natura stessa delle costruzioni, che imitano le architetture a cielo aperto, ma lo fanno in negativo, producendo a volte complesse soluzioni planimetriche che potremmo definire ‘organiche’, come detto in precedenza. Il loro sviluppo procede infatti in modo naturale e sinuoso, le pareti sono spesso curve e non a piombo, i soffitti e le volte scivolano su piani inclinati: tutto nella geometria delle superfici è imprevedibile. Nonostante questa apparente libertà costruttiva, questi monumenti esprimono un chiaro indirizzo tipologico, che li classifica secondo i comuni canoni dell’architettura e li riporta su un piano di lettura più tradizionale, sebbene singolare.

Lo studio morfologico ed architettonico di questi spazi ipogeici, proprio per le considerazioni anzidette, presuppone un approccio conoscitivo mirato al riconoscimento delle singolarità costruttive e, proprio perché nessun elemento architettonico può essere ricondotto, a priori, a forme planari e regolari, il loro rilievo deve necessariamente seguire una procedura il più possibile rigorosa e precisa, senza semplificazioni.

Il rilievo della Chiesa Rupestre dello Spirito Santo a Monopoli è stato eseguito mediante metodo indiretto attivo, con l’uso di uno scanner laser Leica ScanStation 2 di ultima generazione. Questo strumento è classificato come scanner a impulsi o “time-of-flight”, usa la luce laser per misurare le distanze e rilevare morfologie tridimensionali di superfici riflettenti. Alla base di questo tipo di dispositivo vi è un sensore a tempo di volo che calcola la distanza tra lo strumento e una superficie cronometrando con grandissima precisione il tempo di andata e ritorno di un impulso di luce (appunto il tempo di volo). Un diodo laser emette un impulso di luce e lo strumento rileva il tempo intercorrente tra l’emissione dell’impulso e il ritorno sul rilevatore all’interno dello strumento (fotodiodo). Poiché la velocità della luce “c” è una costante nota, il tempo di andata e ritorno determina la lunghezza della corsa della luce, che è due volte la distanza fra il dispositivo di scansione e la superficie di riflessione; quindi la distanza misurata è uguale a t/2c.

La scansione laser è oggi una tecnologia avanzata alla portata di tutti. Fino a qualche anno fa solo pochissimi centri di ricerca potevano permettersi l’acquisto della strumentazione necessaria. La scansione laser a tempo di volo permette di ottenere un rilievo estremamente accurato, con una precisione che è data dall’errore strumentale dichiarato; molto basso (circa 2 mm) ed assolutamente adeguato ad un rilievo architettonico. La figura 4 mostra chiaramente quanto un rilievo tradizionale si possa discostare dalla situazione reale, correttamente restituita in seguito al rilievo da scanner laser.

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

Chi ha diretto i lavori sul campo?
Le operazioni di rilievo sono state dirette da me, con il prezioso contributo dei miei collaboratori dell’ITLab di Lecce, Francesco Giuri, Ivan Ferrari e Massimo Limoncelli. Il rilievo laser rappresenta al momento solo il punto di partenza di un percorso di conoscenza integrata del monumento, che vede impegnati i colleghi dell’IBAM che si occupano di analisi all’infrarosso, osservazioni mediate georadar, caratterizzazione dei materiali lapidei, ecc.

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate durante il rilievo?
Il rilievo ha complessivamente prodotto circa 40 milioni di poligoni, alla risoluzione mesh di 3-4 mm. Date le difficoltà di gestione su computer desktop il modello è stato partizionato in quattro parti ad alta risoluzione e successivamente è stato decimato con un parametro di curve filtering pari ad 80°, per portarlo ad una complessità di 5 Milioni di poligoni. Naturalmente questo filtraggio ha permesso di mantenere alto il livello di dettaglio nelle zone con maggiore curvatura (e quindi maggiore complessità morfologica) e di eliminare dati ridondanti nelle zone pseudo-planari (muri laterali). In ogni caso la maggiore difficoltà è sicuramente legata ai problemi di “portabilità” del modello sia in ambiente CAD che in software per la fruizione virtuale dei contenuti, settore nel quale il nostro laboratorio lavora da anni, soprattutto sul patrimonio rupestre inaccessibile.

Chiesa Rupestre dello Spirito Santo (Bari)

E quali i risultati ottenuti?
I risultati sono al momento finalizzati alle operazioni di restauro, condotte dal collega P. Gigante. È auspicabile che il lavoro eseguito per la conoscenza dello stato attuale della morfologia interna ed esterna della cripta sia seguito da un aggiornamento post rem, al fine di costruire una piattaforma di conoscenza in cui il modello 3D rappresenti un contenitore ‘virtuoso’ di tutti i dati scientifici prodotti.

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