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Invasione dei Popoli del Mare

LUOGO: Bacino del Mediterraneo Orientale
DATA: Tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XII secolo a.C.
ESERCITI COINVOLTI: Hittiti, Egiziani, Eqwesh, Lukka, Filistei, Teresh, Shekelesh, Sherdana e altri minori
VINCITORE: Tendenzialmente non esiste. Gli Hittiti scomparvero e i “Popoli del mare” si insediarono sulle coste orientali del Mediterraneo.

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Il precario equilibrio politico ed economico che si era delineato nel Vicino Oriente durante l’Età del Bronzo, venne definitivamente compromesso dalla distruttiva spinta di invasori esterni provenienti da Occidente, che furono chiamati “Popoli del Mare“. Misteriosi e oggetto di numerose ipotesi sulla loro provenienza e sulla loro origine, essi innescarono un rapido mutamento nello scenario geopolitico dell’epoca in quel tratto di Mediterraneo.

L’arrivo del “Popoli del Mare”

I cosiddetti ‘Popoli del Mare’ rappresentarono un forte elemento distruttivo non tanto per la loro organizzazione, quanto per il fatto che gli Stati orientali stavano vivendo una sorta di crisi interna, acuita dalle invasioni che ne distrussero l’assetto politico ed economico. Da alcuni anni si tende a ridimensionare l’impatto distruttivo che il flusso migratorio dei ‘Popoli del Mare’ ha prodotto nei confronti degli Stati dislocati lungo le coste del Mediterraneo, soprattutto alla luce dell’emergere di nuovi elementi di conoscenza territoriale ed economica delle aree colpite dalle invasioni. Un primo elemento fu la crisi demografica che rappresentò verso la fine del Tardo Bronzo una delle principali cause dello spopolamento territoriale.

Molte aree subirono un cambiamento radicale, come nel caso dell’Anatolia e della Siria, in cui grandi città vengono abbandonate o come nel caso della Transgiordania e dell’Alta Mesopotamia, dove le grandi distese semi-aride vengono riconvertite al nomadismo. E’ comunque la Mesopotamia centro-meridionale che risente maggiormente della crisi. Il brusco calo del tasso di natalità è stato fortemente condizionato da una situazione politica ed economica che già da tempo stava trascinando la regione verso una crisi irreversibile. Conosciamo infatti la precaria situazione legata all’abbassamento della produzione economica, non accompagnata da un conseguente atteggiamento di ridimensionamento del Potere Centrale (Palazzo), che anzi aumentò le tasse per potenziare il loro tenore di vita, indebolendo sempre di più una popolazione già allo stremo delle forze.

Tra la fine del XIV e l’inizio del XIII secolo si va quindi delineando una situazione piuttosto drammatica in quasi tutte le aree orientali del bacino del Mediterraneo, enfatizzata dal crollo della produzione agricola, causata da eccezionali stagioni di siccità e dal collasso della rete dei canali per l’irrigazione dei campi. L’invasione dei ‘Popoli del Mare’ si colloca quindi in un particolare momento storico e politico della regione, culminato con un radicale riassetto territoriale delle coste, mentre le regioni dell’entroterra, estranee all’invasione, continuarono per secoli ad essere caratterizzate da problemi economici e demografici.

Chi erano i “Popoli del Mare”

Ma chi erano i ‘Popoli del Mare’? Molti studiosi sono giunti alla convinzione che la maggior parte degli invasori provenivano dalla Penisola Balcanica, una zona piuttosto distante territorialmente e culturalmente dal vicino oriente, nonostante il Mediterraneo avesse iniziato ad ‘aprirsi’ su larga scala dal punto di vista commerciale, grazie al mondo greco e miceneo. Le prime avvisaglie di una crisi che si rivelerà una delle più estese e distruttive per queste regioni, si manifestarono durante la seconda metà del XIII secolo, quando una coalizione capeggiata dai Libici si scontrò e venne sconfitta dalle truppe egizie capeggiate dal faraone Merenptah intorno al 1230 a.C. Della coalizione facevano parte gli Eqwesh (Achei), i Lukka (Lici) e tre gruppi che spesso ritroviamo nei resoconti storici: Teresh, Shekelesh e Sherdana.

Un secondo episodio di turbolenza è rappresentato dalla conquista ittita da parte di Shuppiluliuma II dell’isola di Cipro (l’antica Alashiya), forse interessata da flussi migratori e diventata quindi fastidiosa ed ingombrante per la vicina regione ittita. L’instabilità e la turbolenza nella regione è ulteriormente confutata dalle prove archeologiche rinvenute in Palestina, consistenti nei cosiddetti ‘sarcofagi antropoidi’ in terracotta tipici della cultura filistea, datati a pochi anni prima della grande invasione avvenuta all’inizio del XII secolo. Si ipotizza che le popolazioni provenienti dalla Penisola Balcanica si coalizzarono tra loro per estendere ed esercitare la loro ‘forza d’urto’ in quelle regioni che ipotizzavano potessero permettergli un vasto sviluppo economico. Non è un caso infatti che molti degli invasori divennero stanziali lungo le coste orientali del Mediterraneo, caratterizzando il quadro politico regionale per molti secoli e rappresentando un importante elemento di novità e cambiamento.

Di grande aiuto per una ricostruzione coerente del quadro storico sono le iscrizioni e i rilievi di Ramses III che celebrano la vittoriosa difesa delle coste egiziane e un gruppo di lettere provenienti dalla città di Ugarit, preziose perché scevre da ogni spirito nazionalistico che invece permeano le autocelebrazioni di tipo propagandistico del faraone egizio. Le lettere di Ugarit ci descrivono un quadro politico instabile poco prima dell’invasione, con modesti gruppi navali che portarono parziali distruzioni lungo la costa siriana, che però divennero più massicce quando le armate imperiali non riuscirono più ad arginare i flussi che divenivano sempre più pressanti, costringendo le popolazioni a ritirarsi all’interno delle città fortificate e maggiormente difendibili.

Questa soluzione risultò poco efficace perché alla distruzione delle coste della Siria, della Cilicia e di Cipro si unì quella di molte città costiere, tra cui Ugarit. L’Egitto riuscì ad evitare il tracollo ma perse i sui possedimenti siro-palestinesi. L’impero ittita fu letteralmente spazzato via, la capitale Khattusa venne distrutta e saccheggiata, costringendo gli stati neo-ittiti che si formarono anni dopo a decentrarsi verso il sud-est, lasciando campo libero ai Frigi che si istallarono nell’altopiano centrale dell’Anatolia. Sappiamo infatti che furono con ogni probabilità i Frigi ad infliggere il colpo di grazia al potere centrale ittita che commise l’errore di concentrare tutti i suoi sforzi lungo le coste per contrastare l’assedio dei ‘Popoli del Mare’, lasciando sguarnito l’entroterra e la capitale. Questa venne distrutta e con essa un regno ricco e glorioso, già da tempo però logorato da forti contrasti e crisi dinastiche ed economiche.

4 Commenti su Invasione dei Popoli del Mare

  1. Penso che la storia sui Popoli del Mare e in particolare sui Shardana si dovrebbe ricostruire con “nuovi occhiali”. Tutta la preistoria e sopratutto la protostoria, si è continuato a scriverle manipolando il favoloso imaginato degli scrittori classici ( greci e romani) con un groviglio di contraddizioni e acrobatiche decifrazioni continuate poi anche da storici moderni. Sull’argomento ( non archeomistero o ufologia) si potrebbe leggere attentamente ciò che approfondiscono alcuni scrittori, tipo:
    1) Raimondo Carta Raspi;
    2) Leonardo Melis;
    3) Sergio Frau.

  2. Qualcuno mi dovrebbe spiegare,cosa c’entrano i P.del.M. con paranormale,archeomisteri,ufologia?

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