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Iraq, Abu Tbeirah. Archeologi italiani scavano la “Tomba del piccolo principe”

Tomba del piccolo principe

Un’équipe di studiosi italiani, afferenti all’Università La Sapienza di Roma, ha portato alla luce presso la città di Nasiriyah, nell’Iraq meridionale, la Tomba del Piccolo Principe, così chiamata per la giovane età del suo occupante e per la preziosità del corredo funebre, fra cui spiccano strumenti per la toletta, un vaso in bronzo a forma di nave e perle di cornalina di grande valore. La scoperta è avvenuta ad Abu Tbeirah, un sito di quarantadue ettari a circa venti chilometri dalla città religiosa di Ur, che ha visto fiorire nel III millennio avanti Cristo la cultura sumerica.

La campagna archeologica coordinata dalla Sapienza è la prima nella Repubblica irachena meridionale affidata a una spedizione straniera dopo le Guerre del Golfo ed è condotta da un gruppo di archeologi, diretti dall’assiriologo Franco D’Agostino. Lo sfondo che si delinea è quello di un rilevante insediamento del terzo millennio avanti Cristo, quando in Mesopotamia fiorì il primo impero universale della storia, e si snoda in un arco cronologico che va dall’età di passaggio dal Proto-dinastico alla successiva Epoca accadica.

A questa teoria i ricercatori sono arrivati grazie ai rinvenimenti della ceramica (circa cento coppette), elemento fondamentale alla datazione, e soprattutto dei manufatti di bronzo, sintomatici dell’ambiente culturale e storico dell’insediamento. L’importanza di Abu Tbeirah nell’età Protodinastica è rafforzata dal ritrovamento sulla superficie del Tell di un sigillo in conchiglia, dalla forma cilindrica e dalla squisita fattura, su cui è riprodotta la scena di un banchetto, molto simile agli esemplari del Cimitero Reale di Ur.

La nuova scoperta è il fiore all’occhiello di una serie di tombe, individuate durante gli scavi e che hanno una corrispondenza precisa sia in sepolture dello stesso periodo ritrovate nel Cimitero Reale di Ur, sia in sepolture messe in luce a Nippur, rilevante centro religioso, ubicato a circa duecento chilometri a nord di Abu Tbeirah. È in questa tomba che sono stati trovati alcuni reperti rivelatori: oltre a quattro vasi in bronzo, tra cui quello a forma di barca, sono venuti alla luce anche un pugnale e un accessorio da toeletta, entrambi di bronzo.

La ricchezza del corredo è evidenziata ulteriormente da tre perle di cornalina, risalenti alla medesima epoca e provenienti dalla Valle dell’Indo. L’analisi di questa sepoltura ha consentito di ipotizzare le procedure seguite per interrare un cadavere, sino ad oggi mai rivelate dagli scavi mesopotamici e che dovrebbero spiegare molti aspetti dei riti funerari dell’antica Mesopotamia.

Inoltre, in una trincea a sud-est è stato individuato un muro massiccio, costruito con mattoni crudi, che sembra delineare un ambiente molto ampio. In base alle immagini satellitari sembrerebbe che si tratti di un tratto delle mura perimetrali di un grande edifici, probabilmente risalente al Protodinastico, fase principale di occupazione del sito.

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