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Iride

Iride

Iride

Figlia di Taumante ( 1 ) ed Elettra ( 2 ) o Zeus ed Era, e sorella delle Arpie, secondo una leggenda Iride ( o Iris ) avrebbe rubato una volta gli oli e le essenze di bellezza di Era per donarli ad Europa, di cui Zeus si era invaghito, e per fuggire l’ira della dea si sarebbe rifugiata negli Inferi.

Al pari di Ermes esegue il compito di messaggera degli dei, in particolare di Zeus ed Era, e di tramite tra questi ed i mortali, soprattutto nell’Iliade, mentre nell’Odissea questo ruolo è esclusivo di Ermes.

In origine Iride era la personificazione dell’arcobaleno, che si riteneva a sua volta messaggero degli dei, e che, come un ponte a metà tra terra e cielo, simboleggia il suo ruolo di mediatrice tra i due mondi. La tradizione poetica ricorda che la dea, quando scendeva sulla terra dall’Olimpo, lasciava come traccia del cammino dei suoi piedi, proprio un arcobaleno.

Nelle fonti più antiche la dea figura come vergine, differentemente dalle testimonianze più tarde che la vogliono sposa di Eros e madre di Zefiro.

Foto – Iride. Immagine 1.

Iride nell’Eneide

Allora Giunone onnipotente, commiserando il lungo dolore / e il difficile trapasso, mandò dall’Olimpo Iride, / che sciogliesse l’anima in lotta e le membra ancora connesse tra loro. / Poiché non moriva per destino né per morte meritata, / ma infelice prima del giorno fatale e accesa da subitaneo furore, / Proserpina non le aveva ancora strappato dal capo il biondo / capello e consacrato il capo all’Orco Stigio. / Perciò Iride rugiadosa con le penne di croco per il cielo / traendo mille vari colori contro la luce del sole, vola giù / e si ferma sopra il suo capo. ”Io, come mi è stato ordinato, porto questo / sacro tributo a Dite e ti sciolgo da questo tuo corpo”: così disse e con la destra taglia il capello, tutto il calore / insieme svanì e la vita si disperse nei venti.

Eneide IV 693 – 705.

Nell’Eneide virgiliana Iride compare quattro volte; due dei suoi quattro interventi hanno carattere << positivo >> e risolutivo: il taglio del fatale capello di Didone, che pone così termine alla straziante agonia della regina ( IV 693 ssg. ), e la trasmissione a Giunone delle dure parole con le quali Giove l’ammonisce a non aizzare più Turno contro l’esercito troiano ( IX 803 – 5 ).

Le altre due comparse – per conto di Giunone – hanno invece carattere << negativo >> ed istigatore di discordia: il tentativo di suscitare l’istinto sanguinario di Turno ( IX 2 ssg. ), e la metamorfosi nella figura di Beroe per incitare le donne troiane a dar fuoco alla flotta ormeggiata nel porto di Drepano, mentre si stanno svolgendo i giochi funebri in onore di Anchise ( V 606 ssg. ).

Secondo Servio, il commentatore di Virgilio, l’intervento di Iride che compie il rituale funerario del taglio del biondo capello di Didone, deriverebbe dalla scena iniziale dell’Alcesti euripidea, allorché Thanatos ( il demone della morte, che Servio crede invece Mercurio ) si presenta alla reggia di Admeto per condurre via Alcesti ( vv. 73 – 77 ):

Questa donna scenderà alle dimore di Ade. / Sto andando da lei per dare inizio al rito della spada: / è sacra agli dèi di sotterra la persona / a cui questa spada recide un capello dal capo.

Iride
Guérin – Morfeo e Iride – 1811.

Culto e iconografia di Iride

Iride era venerata soprattutto nell’isola di Delo ( 3 ) e nella cosiddetta Isola di Ecate.

La dea è raffigurata per lo più alata ( Iris dalle ali d’oro, come si ricorda in Iliade VIII, 398 ssg. ), vestita di un’ampia e lunga veste dai brillanti colori ( 4 ), con in mano il caduceo ( la ‘verga dell’araldo’, consistente in un bastone intorno al quale due serpenti si attorcigliano simmetricamente ) ed ai piedi calzari alati, attributi che condivide con Ermes.

Iride
Era ed Iris – lekythos a figure rosse – 480 a. C. ca.

Note

  • 1 – Nato da Gea e Ponto.
  • 2 – Oceanina figlia di Oceano e Teti.
  • 3 – Come sappiamo da Esiodo, dall’Iliade, Alceo, Callimaco ( Inno a Delo ).
  • 4 – Proprio il grande effetto di luminosità ha conferito il nome << iride>> alla membrana dell’occhio.

Bibliografia

  • Apollodoro, Biblioteca, Mondadori 2006.
  • H. Biedermann, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti 1999.
  • A. Ferrari, Dizionario di mitologia, Utet 2006.
  • Virgilio, Eneide, Mondadori 1991.

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