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Isacco di Ninive

Sant'Isacco di Ninive

Sant’Isacco di Ninive

vissuto nel VII secolo

La vera e corretta speranza in Dio
è quella di colui che non si dà preoccupazione
alcuna delle cose che periscono,
ma si volge completamente a Dio notte e giorno;
che è libero da ogni cura mondana
per applicarsi assiduamente alle virtù;
che dedica tutto il suo tempo alle cose di Dio
e per questo trascura il cibo, i vestiti,
la preparazione di una dimora per il corpo e così via.
Quest’uomo si prepara ciò che sarà davvero necessario,
e questa è la vera e saggia speranza.

(dai Sermoni ascetici di Isacco di Ninive)

Dolce e luminosissima la testimonianza di vita spirituale che ci giunge dall’anacoreta Isacco, vissuto nel corso del VII secolo, di cui la storia a stento ci offre notizie ed informazioni biografiche, quasi che la sua vita si sia snodata, linfa silente ma feconda, nelle pieghe di un’epoca travagliata e complessa, contraddistinta, a Oriente come a Occidente, da eventi e fenomeni cruciali: si pensi, ad esempio, alla comparsa dell’Islam e all’avanzata conquistatrice degli Arabi, alle pressioni di nuovi popoli sui confini dell’Impero bizantino, alla progressiva affermazione della presenza longobarda nella penisola italica.

Incomparabile guida nella vita di preghiera, Isacco, che preferì senza indugi l’ascesi e la quiete contemplative agli onori connessi all’esercizio del ministero episcopale nella città di Ninive, visse e trasmesse ai suoi discepoli un’intensa esperienza spirituale il cui centro è la Persona e il Nome del Figlio di Dio.

“Il nome di Gesù, chiave di ogni dono, mi ha aperto la porta grande (1Cor 16,9), perchè entrassi nel tesoro delle tue ricchezze e ti glorificassi con la gloria che [procede] dal cuore per la tua misericordia” (1), esclama l’asceta rivolgendosi al Signore della sua vita, al Quale egli continua a rivolgere la sua ardente supplica: “Getta sul mio cuore dolci briglie, perchè i miei sensi non guardino fuori dei sentieri della tua legge. Arma i miei moti come nave di conversione, affinchè su di essa esulti nel mare del mondo fino al porto della tua speranza” (2). Isacco è consapevole che l’iniziale movimento di metánoia, che suscita nella persona il desiderio di un profondo rinnovarsi della propria esistenza, non può che essere suscitato dalla misericordiosa benevolenza di Gesù Cristo: “La croce dell’ignominia (cf. Eb 11, 26; 13,13) su cui sei salito per me divenga per me ponte alla stanza celeste. La corona di spine di cui è stato coronato il tuo capo divenga per me elmo di salvezza (Ef 6,17) nel fervido giorno della battaglia. Lo sputo che il tuo volto ha ricevuto mi prepari alla fiducia davanti al tribunale della tua venuta.

Il tuo santo corpo, spogliato sulla croce, per la tua carità mi crocifigga a questo mondo e ai suoi desideri. La tua veste tirata a sorte strappi da davanti ai miei occhi il manto di tenebra indossato dentro di me” (3). Come, infatti, egli precisa in uno dei suoi Discorsi: “Quando l’uomo avverte il soccorso di Dio, quando sente che l’Altissimo è accanto a lui e lo aiuta, immediatamente il cuore gli si riempie di fede e capisce allora che la preghiera è il rifugio sovrano, la fonte della salvezza. Egli fa l’esperienza come l’orazione sia il tesoro della fiducia, il porto al riparo dalla bufera, la luce di chi vaga nel buio, il sostegno di chi vacilla, l’aiuto più valido nella malattia, la corazza contro le frecce del nemico. In una parola: la somma dei beni entra in noi mediante la preghiera” (4). Ecco perchè nulla vale quanto l’intimità con Dio che all’uomo è possibile attraverso il diuturno impegno nell’orazione, per mezzo del quale, progressivamente, la persona giunge all’amore autentico per il Suo Creatore, che si riverbera poi nelle sue relazioni con le altre creature: “L’amore – sottolinea Isacco – è figlio della conoscenza. E la conoscenza ha origine dalla salute dell’anima.

La salute dell’anima è una potenza che scaturisce da una pazienza lunga e sottile. Che cos’è la conoscenza? La sensazione della vita immortale. E cos’è la vita immortale? E’ avvertire ogni realtà in Dio. Infatti l’amore proviene dalla consapevolezza. E la conoscenza divina regna sopra tutti i desideri. Il cuore che riceve una tale conoscenza, porta in sè qualcosa superiore a tutta la dolcezza che v’è in terra” (5). La preghiera, in quanto frutto dell’azione dello Spirito, conduce l’uomo all’ “elevazione oltre i moti della psichicità”, secondo l’espressione dello stesso Isacco nello scritto Sui santi fremiti e sul limpido corso che ci sono regalati dalla clemenza di Nostro Signore nel momento della preghiera (6).

Se sommo bene e somma gioia è per il cuore dell’uomo l’incontro con Dio nella preghiera, allora tutti gli altri attaccamenti terreni sono destinati a svanire per lasciare posto ad un atteggiamento interiore all’insegna dell’autentica misericordia, che non fa distinzione tra buoni e cattivi, esattamente come la santa Persona di Gesù Cristo, durante la sua vita terrena, non esitava ad incontrare i reietti e i disprezzati dalla società per annunciare loro il Vangelo della salvezza: “Considera dunque tutti gli uomini, fossero atei o assassini, uguali nel bene e nella stima: vedi in ognuno tuo fratello secondo natura, anche se è sviato lontano dalla verità, senza saperlo. Quando fai del bene a qualcuno, non ricevere nulla in cambio. Sarà Dio a ricompensarti” (7).

Un messaggio, quello di Isacco di Ninive, capace di parlare ancora potentemente al cuore dell’uomo di oggi, forse troppo irretito nella considerazione e nella stima prevalenti delle cose che passano: “La gioia che è in Dio è più forte della vita presente”, rimarca Isacco, non certo per invitare chi lo ascolta alla dissipazione o all’inattività, ma, al contrario, per sollecitare la purificazione del cuore dalle inutili e dannose passioni, le uniche che possono guastare la pace del cuore e condurre l’uomo sulla strada della rovina.

Note

  • (1) La citazione, così come le successive, è tratta dalle Conversazioni della preghiera nascosta, il cui testo è consultabile all’indirizzo web http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm
  • (2) Come sopra
  • (3) Come sopra
  • (4) La citazione è tratta dal Discorso n. 21
  • (5) La citazione è tratta dal Discorso n. 38
  • (6) Il testo dello scritto è consultabile all’indirizzo web http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm
  • (7) La citazione è tratta dal Discorso n. 23

Approfondimenti

Per approfondimenti sul profilo di Isacco si veda il link http://www.certosini.info/lezion/Padri%20della%20Chiesa/Isacco_di_Ninive.htm

Il lettore desideroso di approfondire il pensiero e la spiritualità di Isacco può fare utile riferimento ad alcuni testi reperibili in commercio, di cui si indicano qui di seguito gli estre,o bibliografici, senza alcuna pretesa di esaustività:

  • Isacco di Ninive, Discorsi spirituali, ed. Qiqajon, Magnano-Biella 1990
  • Isacco di Ninive, La conoscenza di Dio, Mondadori, Milano 1998
  • Isacco di Ninive, Un’umile speranza, ed. Qiqajon, Magnano-Biella 1999
  • Isacco di Ninive, Grammatica di vita spirituale, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 2010.
  • Sabino Chialà, Dall’ascesi eremitica alla misericordia infinita. Ricerche su Isacco di Ninive e la sua fortuna, Edizione L.S. Olschki, Firenze 2002.

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