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Ischia. Storia, archeologia e musei

Ischia e Procida viste dal Monte di Procida, vicino capo Miseno
Ischia e Procida viste dal Monte di Procida, vicino capo Miseno

Storia e archeologia a Ischia

Si sa con assoluta certezza che Ischia, una delle isole del golfo di Napoli, in antico fu nota per l’intensa attività vulcanica che la caratterizzava e quindi per le sorgenti di acqua minerale e termale utili alla salute. Ischia, però, fu soprattutto un importante centro coloniale euboico che basava la sua ricchezza sull’agricoltura, l’artigianato e il commercio marittimo.

La colonia greca fu stanziata nell’VIII sec. a. C. nella zona dell’odierna Lacco Ameno ed ebbe il nome di Pitecusa. Secondo lo scrittore alessandrino Xenagora, il toponimo deriverebbe dal termine greco pìthekos, scimmia, collegandosi così alla leggenda dei Cercopi, trasformati in scimmie da Zeus, indispettito dalla loro insolenza. In realtà a sentire Plinio il Vecchio, il nome dell’isola deriverebbe dall’abbondanza di botteghe di vasi di terracotta.

Museo Archeologico di Pitecusa

Per comprendere al meglio la storia di Pitecusa, si deve visitare il Museo Archeologico con i suoi importanti reperti archeologici. Si parte quindi con l’età preistorica con reperti che coprono un periodo di tempo fino all’età del Ferro, cioè al Neolitico Medio Superiore. A questo periodo fanno riferimento i frammenti di vasi, le lame di coltelli e le schegge di selce e ossidiana esposti nelle vetrine.

Reperti importanti testimoniano la fase coloniale greca dell’isola. Si tratta per lo più di reperti arrivati a Ischia da Cartagine, dalla Spagna, dalla Puglia e dalla Sardegna, a testimonianza dei traffici commerciali intrattenuti dalla colonia.

Indicativi reperti provengono dalle necropoli di San Montano, datate all’VIII sec. a. C., e che hanno restituito testimonianze come un cratere tardo-geometrico con scena di naufragio e la famosa Coppa di Nestore proveniente da Rodi e su cui fu inciso dopo la cottura un epigramma in alfabeto euboico.

Oltre a numerose ceramiche a vernice nera, sono esposti nelle sale del museo, anche molti reperti d’età romana, quando però l’isola fu in parte abbandonata per le continue eruzioni e terremoti.

Area archeologica di Santa Restituta

Altro luogo importante dal punto di vista archeologico è il santuario di Santa Restituta con area archeologica e Antiquarium. I sotterranei del santuario nel 1951, per felice intuizione dell’allora rettore Pietro Monti, hanno restituito testimonianze archeologiche di età greco-romana e bizantina conservati nell’Antiquarium che ha sede nella cripta della chiesa. Si parte così da monete coniate tra il 450 e il 340 a. C. e cocci di ceramica a vernice rossa e nera databili all’VII-VII sec. a. C.

L’Antiquarium offre anche ai visitatori la ricostruzione di un’antica casa greca dell’isola con esposti originali pesi da telaio. Attraverso una patera decorata a sbalzo, è testimoniato il culto di Apollo, mentre quello di Eros è testimoniato da una piccola statua del dio munito di arco e frecce e datata al IV sec. a.C.

D’importazione sono invece circa 60 amuleti che rappresentano lo scarabeo egizio. Interessanti da vedere sono anche un cratere con scena di naufragio e resti di decorazioni di templi come una metopa con guerriero a cavallo e un piedistallo con figura femminile.

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