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Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato

Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato
Elogio di Cornelio Scipione Asiageno Comato (Musei Vaticani)

L’Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato

I resti di un sarcofago in lastre di tufo dell’Aniene sono stati rinvenuti in una rientranza della parete sinistra della tomba di Scipione Barbato nel sepolcro degli Scipioni.

L’iscrizione appartenente alla sepoltura ha permesso l’attribuzione a un Cornelio Scipione Asiageno ed è la seguente:

[Co]rnelius L. f. L. n.
[Sci]pio Asiagenus
Comatus annoru(m)
Gnatus XVI

“Cornelio Scipione Asiageno Comato figlio di Lucio, nipote di Lucio, morto a 16 anni”.

La tavola di tufo conserva solo la parte destra dell’elogio funebre.

Iscrizione di Cornelio Scipione Asiageno Comato

L’epitaffio di quattro versi ci dà poche informazioni sul defunto, di cui ignoriamo il prenome. Tuttavia il nome del padre e del nonno in aggiunta al soprannome Asiageno ci consentono l’identificazione con il figlio di Lucio Cornelio Scipione, questore nel 167 a.C., nipote di Scipione Asiatico (vincitore di Antioco). Il cognome Asiagenus o Asiagenes (1) portato dal nostro Cornelio e da un pronipote (Lucio Cornelio Scipione, console nell’83) avrebbe il significato di “discendente dall’Asiatico”, si tratterebbe di una forma antica del più noto Asiaticus.

L’altro cognomenComatus è una derivazione greca tradotta in latino con il termine capillatus (dalla folta capigliatura), era il soprannome attribuito agli adolescenti fino all’età di 17 anni.

È possibile collocare questo epitaffio nella metà del II sec. a.C., più precisamente tra il 160-145 a.C., non solo per la tipologia del sarcofago (a lastre e in tufo dell’Aniene) ma anche in base all’analisi paleografica dei caratteri.

Sappiamo che Scipione Asiatico morì poco prima del 160 a.C., di conseguenza la morte del figlio non può essere avvenuta dopo il 145 a.C., probabilmente si verificò qualche anno prima (intorno al 150 a.C.).

La particolare collocazione della tomba indica che ormai si era esaurito lo spazio a disposizione all’interno dell’ipogeo più antico, si tratta di una delle ultime deposizioni prima dell’apertura della nuova galleria del sepolcro e quindi utilizzarono i pochi spazi rimasti liberi.

Note

  • 1 Livio, XXXIX, 44; Diodoro, XXXIV, 33, 1.

Bibliografia

  • F. Coarelli, Il sepolcro degli Scipioni, in “Revixit ars, arte e ideologia a Roma, dai modelli ellenistici alla tradizione repubblicana”, Roma 1996, pp. 179-238.

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