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Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, questore

Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, questore
Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, figlio dell’Asiatico (Musei Vaticani).

Iscrizione di Lucio Cornelio Scipione, questore nel 167 a.C.

Nella parte sinistra dell’ingresso principale al sepolcro degli Scipioni si trovano i resti di un sarcofago in lastre di tufo dell’Aniene, scoperto in occasione della campagna di scavi del 1780-1782. L’iscrizione proveniente dalla tomba ha permesso l’identificazione del defunto, si tratta quasi certamente di Lucio Cornelio Scipione, figlio di Scipione Asiatico, quindi nipote dell’Africano e cugino di Publio Cornelio Scipione, di cui rimane un iscrizione nel sepolcro.

scipioni
Albero genealogico degli Scipioni.

Riportiamo di seguito l’elogio:

L. Corneli(us) L. f. P. [n.]
Scipio quasi(or)
tr(ibunus) mil(itum) annos
gnatus XXXIII
mortuos Pater
regem Antioco(m)
subegit

“L. Cornelio Scipione, figlio di Lucio, nipote di Publio, questore, tribuno militare, morto a 33 anni. Suo padre vinse il re Antioco”.

Il testo inciso sulla pietra risulta meno curato rispetto agli altri elogi scipionici. Le lettere del primo e del secondo rigo sono di dimensioni maggiori e con un andamento regolare diversamente dalle altre linee, in particolare la terza e la settima che sono rivolte verso l’alto. La pietra scheggiata ai bordi è di forma quadrata, la perdita di alcune lettere del primo, del secondo e del sesto rigo non impediscono la comprensione del testo.

Da un punto di vista paleografico e grammaticale la morfologia dei caratteri e la tipologia del sarcofago (a lastre e in tufo dell’Aniene) consentono di datare l’elogio nella metà del II sec. a.C. L’impiego di questo materiale è attestato per la prima volta a Roma nelle arcuazioni dell’aqua Marcia (144 a.C.) e successivamente nel ponte Milvio, nel tempio B e A (2a fase) di largo Argentina (ultimi anni del II sec. a.C.). È da notare che questa qualità di tufo, adoperata anche per altre sepolture del sepolcro: quello di Scipione Asiageno Comato, di Paulla Cornelia e per il sarcofago G, è stata utilizzata anche nell’arco d’ingresso all’ipogeo costruito successivamente alla fase originaria.

A queste informazioni si aggiungono quelle ricavate dalla formula onomastica che consentono non solo l’identificazione del defunto ma di risalire a dati storici certi. I primi due versi contengono il nome per esteso con l’indicazione del padre e del nonno (“L. Corneli(us) L. f. P. [n]. Scipio”). Come già anticipato in precedenza la persona elogiata è Lucio Cornelio Scipione, figlio di Scipione Asiatico, gli ultimi due versi lo confermano. Infatti nell’anno del consolato il padre fu vincitore di Antioco, re di Siria, a Magnesia nel 190 a.C. proprio come ricorda l’iscrizione. Nel 186 a.C. celebrò solenni ludi in onore di questa vittoria, in seguito alla quale ottenne il cognomen Asiaticus datogli dai Fasti consolari e trionfali.

Lucio morì giovane, all’età di 33 anni in base al dato epigrafico, questo spiega l’interruzione delle cariche con la questura. Questa fu esercitata certamente nel 167 a.C., quando come ricorda Livio il giovane questore fu incaricato di accogliere il re Prusia di Bitinia, sbarcato a Brindisi per congratularsi con il Senato romano della vittoria di Pidna (Livio, XLV, 44). Ciò fu forse dovuto anche alla sua particolare conoscenza del greco, favorita dall’essere membro di una famiglia profondamente imbevuta di cultura ellenica.

La data di morte di questo personaggio si può fissare con una certa precisione. La Lex Villia Annalis del 180 a.C. (Livio, XL, 44, 1) fissava i limiti di età necessari per accedere alle singole magistrature. Per la questura lo studioso Mommsen stabiliva l’età di 27 anni sulla base del noto passo di Polibio (VI, 19, 4), secondo il quale si poteva iniziare la carriera di magistrato solo dopo dieci anni di servizio militare (che aveva inizio come è noto a 17 anni). Astin notava come in alcuni casi, in particolare quello dei Gracchi, il servizio militare poteva iniziare prima dell’età prevista e quindi anche la questura. Tuttavia lo studioso accettava come regola generale l’età di 27 anni per ricoprire la carica (1).

Lucio Cornelio fu questore nel 167 a.C. e morì a 33 anni, dunque intorno al 161 a.C. Il sarcofago è collocabile tra le ultime deposizioni del sepolcro più antico (160-145 a.C.), la tomba dovette essere già satura se fu necessario utilizzare lo spazio sulla sinistra del breve corridoio di accesso.

L’iscrizione anche nella sua brevità ci lascia il ricordo di un uomo che riuscì pur in poco tempo a ricoprire un ruolo importante nella società romana come dimostra il passo di Livio.

Note

  • A. E. Astin, The lex Annalis before Sulla, in “Latomus” XVII, Bruxelles 1958, pp. 41-64.

Bibliografia

  • F. Coarelli, Il sepolcro degli Scipioni, in “Guide di monumenti”, Roma 1972, pp. 5-34.
  • F. Coarelli, Guida archeologica di Roma, Roma 1984.
  • F. Coarelli, Il sepolcro degli Scipioni, in “Revixit ars, arte e ideologia a Roma, dai modelli ellenistici alla tradizione repubblicana”, Roma 1996, pp. 179-238.

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