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Italia, Aquileia – Torna alla luce una domus di età imperiale

I ricercatori dell’Università di Trieste effettuano nuove e importanti scoperte presso il sito di via Gemina (Aquileia). Qui, una squadra dell’ateneo triestino sta riesumando le caratteristiche di una domus del periodo tardo-antico, databile al quarto sec. dopo Cristo che apparteneva, con molta probabilità, a un personaggio di rilievo del tempo che potrebbe corrispondere a un funzionario imperiale. 

Già nel 2005 vennero scoperti due mosaici policromi molto importanti e, oggi, si stanno portando alla luce gli ambienti della domus a cui quei due pavimenti appartengono. I lavori di scavo sono diretti dalla dottoressa Francesca Fontana, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell’antichità afferente all’Università di Trieste.

Quest’anno gli scavi hanno fornito nuove e fondamentali informazioni. Intanto, si è scoperto che i famosi mosaici sono stati realizzati durante una ristrutturazione della domus avvenuta dopo il 327 dopo Cristo e sono stati ritrovati alcuni pavimenti appartenenti a una fase precedente, datata fine terzo – inizio quarto sec. dopo Cristo. La zona costruita più recentemente è quella costituita dall’area termale dell’abitazione, formata da stanze riscaldate, vicine ad un ambiente indicato come la cucina con pavimento in cotto.

Così, viene alla luce l’intera planimetria della grande casa del 327 che occupava l’intero isolato: un’abitazione importante, di grandi dimensioni, costruita in una posizione strategica tra il porto fluviale e il foro. L’elevato livello qualitativo della domus e sociale del suo padrone è avallato dalla scoperta di un frammento appartenente a una coppa in vetro diatreta di cui possediamo pochissimi esemplari integri. Questo genere di coppa, probabilmente di produzione renana e risalente al periodo di edificazione della domus, era una prerogativa della corte o dei funzionari imperiali e rappresenta un manufatto di lusso antico che consiste in una coppa di vetro all’interno e in una gabbia all’esterno, prodotta col medesimo materiale per mezzo di un fine lavoro di asportazione. L’antica e particolare tecnica di lavorazione della coppa – che consisteva nella soffiatura di un vaso grezzo di notevole spessore sul quale in seguito veniva incisa una finissima lavorazione a reticolo – è espressa dal termine diatreta che proviene dal verbo greco diatrepho. Questa lavorazione particolare era presumibilmente praticata in alcune manifatturiere dell’area del Reno e nasconde, tutt’oggi, alcune domande per gli esperti del vetro.

Il cantiere di via Gemina, presso il quale scavano gli archeologi triestini, inaugurato nel 2005, è concesso direttamente dal Dipartimento di Scienze dell’antichità dell’Università di Trieste, ma i finanziamenti provengono anche dalla Fondazione CRTrieste e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Inoltre, nel cantiere sono impegnati anche gli studenti dell’Università di Trieste afferenti alla laurea triennale di Scienze dei beni culturali, alla Laurea specialistica in Archeologia e alla Scuola di specializzazione in Archeologia e i ragazzi provenienti da Napoli, Venezia e Opava (Slesia). Infatti, lo scavo è una palestra per questi giovani archeologi che potranno imparare, per esempio, a utilizzare gli strumenti o a gestire la documentazione con il supporto di seminari tematici sulle tecniche edilizie, sul disegno e sui materiali tematici.

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