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Italia, Bibbiena – conclusa la seconda campagna di scavi archeologici

Domenica 17 agosto 2009 si è conclusa la II campagna di scavi che ha interessato il comune di Bibbiena (in provincia di Arezzo) ed è stata effettuata dagli esperti dell’Archeodomani s.a.s.

Le ricerche, iniziate il 19 luglio 2009, si sono protratte per circa un mese e hanno visto più di sessanta studenti (provenienti dalle facoltà di tutta Italia: Arezzo, Firenze, Roma, Napoli, Milano, Vasto, Bologna, Reggio Emilia, Parma) alternarsi in un intenso lavoro diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La direzione del cantiere per Archeodomani s.a.s., invece, è stata affidata al dottor Alfredo Guarino e il coordinamento al dottor Lorenzo Dell’Aquila.

Le ricerche archeologiche hanno interessato i locali delle Piccole Terme – esplorati all’inizio degli anni Ottanta e poi abbandonati sino alle ricerche svolte nel 2008 – della zona residenziale – o pars domica – della villa romana di Domo, abitata per quasi tutto il periodo romano.

Nella zona di fronte alle Piccole Terme sono stati conseguiti risultati importanti: le scoperte e i rapporti stratigrafici – grazie all’analisi dei quali gli esperti hanno potuto sviluppare ulteriormente la messa in fase dell’area – consentono di supporre l’esistenza di una fila di locali esterni alle terme, estendendo così il probabile perimetro dell’abitazione.

Inoltre, lo studio della stratigrafia sottostante l’acciottolato scoperto nel corso della precedente campagna di scavi ha fornito importanti e minuziosi approfondimenti. Alcune porzioni dell’acciottolato sono state asportate, studiate e poi riposizionate previa autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

La II campagna di scavi ha anche portato alla luce la cisterna delle Piccole Terme. Questa struttura era considerata contemporanea alle Piccole Terme, ma, per la collocazione delle strutture e i derivanti rapporti coi muri, è da considerarsi ad esse precedente e presumibilimente la funzione di cisterna le venne affidata soltanto in un secondo momento.

Dopo aver riscontrato la situazione critica in cui versano gli intonaci interni, un’equipe di restauratori professionisti supportata dagli archeologi, è intervenuta accuratamente con un lavoro di consolidamento.

Infine, è stato testato sperimentalmente l’impianto di scarico d’acqua della cisterna, cannetta e fistulae, che si è rivelato ancora funzionante benché sia stato rovinato dal passare del tempo: questo reperto testimonia l’alto livello raggiunto dall’ingegneria idraulica romana.

Durante tutta la durata degli scavi, questi sono stati resi accessibili ai visitatori che hanno potuto ammirare, oltre alle meravigliose strutture romane, anche gli archeologi al lavoro.

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