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Italia, Brindisi – riapre il MAPRI, ovvero Museo Provinciale Archeologico Ribezzo

Il 16 aprile 2009 è stata presentata, in anteprima per la stampa, la riapertura del MAPRI (Museo Provinciale Archeologico Ribezzo), rimasto chiuso per due anni a causa della sua restaurazione e musealizzazione, lavori partiti nel 2007 e sovvenzionati grazie all’Accordo di Programma Quadro Sistema dei Musei promosso dalla Regione Puglia e al contributo del PIS 12 Normanno Svevo. All’evento hanno presenziato anche Angela Marinazzo (direttrice del Museo), Giuseppe Adreassi (Soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia), Ruggero Martines (direttore generale per i Beni culturali della Puglia), Michele Errico (presidente della Provincia di Brindisi) e Giampietro Rollo (assessore provinciale al Museo).

L’allestimento museale include reperti che coprono un periodo vastissimo: dalla preistoria sino all’epoca tardo-romana. Per via della difficoltà nella comunicazione dei contenuti e nella predisposizione dei percorsi sono stati realizzati degli strumenti visivi che supportino i materiali presentati. Così, lungo il percorso espositivo si trovano numerosi pannelli che aiutano i visitatori, attraverso testi e immagini, a comprendere il contesto storico che interessa i reperti in mostra, creando un racconto continuo dotato di una scenografia comunicativa.

L’iter museale parte dal porticato, presso il quale sono esposti, con funzione scenografica, reperti archeologici disparati, quali sculture, sarcofagi, ceppi d’ancora di piombo, stele onorarie municipali e alcuni elementi architettonici. Molto interessanti si rivelano i due capitelli figurati che costituiscono tutto ciò che è rimasto dell’abbazia di Sant’Andrea, risalente all’undicesimo secolo e sita all’entrata del porto esterno della città di Brindisi (sulle sue rovine fu ordinata da Alfonso I d’Aragona la costruzione del Castello).

L’esposizione inizia al piano terra dove si può ammirare la Sezione Antiquaria che tratta delle Collezioni. Qui, i reperti sono ordinati in base alle classi di materiali: manufatti in bronzo, ceramica, vetri, monete, terracotte architettoniche e votive, lucerne. I pannelli didattici aiutano a recepire nel modo adeguato il messaggio che questi reperti vogliono comunicarci grazie alle informazioni che forniscono sulle forme delle ceramiche, sull’utilizzo e la destinazione dei diversi oggetti. La collezione di ceramica risulta impressionante ed espone vasi italioti e attici, trozzelle vasi sovradipinti multicolori, creati in un periodo compreso tra il sesto e il terzo secolo avanti Cristo.
Nella Sezione Antiquaria si possono anche osservare reperti realizzati con il metallo – quali statuine, fibule, lamine miniaturistiche e lucerne –, con il vetro e un’abbondante testimonianza coroplastica – tra cui, rilievi fittili, oscilla, matrici, arule, terracotte votive, dischi, antefisse risalenti, per ciò che riguarda lo stile, all’epoca classica e al Medioevo.

La mostra continua al livello sotterraneo: qui si trova la Sezione epigrafica e statuaria che ha mantenuto immutato l’approntamento allestito a metà del XX secolo. In questo settore si possono ammirare epigrafi greche e latine e anche alcune iscrizioni in ebraico. Le testimonianze epigrafiche in latino si presentano ricche ed eloquenti e permettono ai visitatori di avvicinarsi alla struttura sociale, culturale, politco-amministrativa ed economica della Brindisi antica.
Presso il lapidario, esposto al centro del locale, si trovano le sculture d’epoca romana che provengono da Brindisi: statue decorative del periodo repubblicano, statue iconiche e raffigurazione femminili e maschili d’epoca imperiale. La maggior parte di esse sono sculture funerarie e decorative relative a opere pubbliche e private.

Inoltre, il Museo ha ricevuto nel corso del tempo un’eccezionale quantità di reperti archeologici che provengono da scavi diversi. Quindi, l’iter espositivo continua al primo livello dove si trovano due settori: uno dedicato alla Preistoria – dove sono esposti materiali archeologici che provengono dai numerosi lavori di scavo realizzati sul territorio di Brindisi e che rappresentano aspetti differenti della vita della provincia brindisina: i pannelli facilitano la comprensione di questi reperti grazie alle informazioni inerenti al loro contesto storico-topografico – e uno alla Messapia – qui le pareti raccontano ai visitatori la storia dell’antico e nobile popolo dei Messapi, che visse nella penisola salentina dall’ottavo secolo avanti Cristo, e le grandi vetrine ospitano corredi tombali ottenuti grazie a donazioni, scavi e sequestri.

Al secondo piano quattro sale ospitano il settore dedicato alla Brindisi d’epoca romana, diviso in zona urbana e zona necropolare. Le prime tre sale mostrano reperti che testimoniano l’esistenza della città romana: epigrafi, sculture, capitelli, mosaici e monete. Una coppia di capitelli di ordine corinzio figurato, trovati in piazza Duomo e appartenenti a un sacello costruito in onore di Dioniso, contrassegnano l’entrata al settore romano. Nella medesima sala si possono ammirare i reperti portati alla luce durante la campagna di scavo realizzata nei pressi del porto brindisino, in via Santa Chiara, nel 1986: questi materiali testimoniano l’importanza delle attività portuali nelle relazioni commerciale che Brindisi tesseva con l’Oriente.
Proseguendo la visita della sezione romana, si incontra una passerella che raffigura graficamente un percorso stradale molto importante, quello della Via Appia, che guida ipoteticamente i visitatori dal foro alla zona delle domus, identificabile, forse, in base ai recenti documenti archeologici, con l’insula di San Pietro degli Schiavoni.
Il percorso espone anche pavimentazioni a mosaico, intonaci e stucchi affrescati ed oggetti di arredo quotidiano, come chiavi di ferro e di bronzo che aprivano porte e cofanetti, oscilla, elementi in osso a forma di tubo utilizzati come cerniere per gli armadi in legno, grandi dischi di marmo e fittili.
Tra la zona espositiva che rappresenta l’abitato e l’area necropolare sono esposte numerose monete portate alla luce sia nei pressi di zone abitative e quartieri termali e monumentali sia in ambiti funerari: tra di esse, molti gli esemplari provenienti dalla zecca di Brundisium, risalenti a un periodo compreso fra terzo e secondo secolo avanti Cristo.
I visitatori sono, quindi, condotti alla scoperta del regno dei morti e dei riti funerari grazie alla presenza di pannelli chiarificatori e di un grosso plastico che riproduce la necropoli di Cappuccini.

L’ultimo settore del percorso museale, articolato in quattro sale, è quello dedicato ai Bronzi di Punta del Serrone e all’archeologia subacquea. I soliti pannelli didattici guidano i visitatori alla scoperta delle relazioni che la società pugliese, particolarmente brindisina, ha allacciato con la Grecia e l’Egeo orientale: sculture, vasellame, anfore, ancore in pietra e in piombo testimoniano le vicissitudini che hanno interessato il porto di Brindisi e quelli minori di Giancola e di Savelletri.
Il percorso propone anche un ampio acquario marino che ricostruisce uno squarcio del fondale di Brindisi e una prua di nave onoraria ricostruita in scala e corredata da anfore.

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