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Italia, Fiumicino – riprende vita il porto dell’Urbe alla foce del fiume Tevere

Rappresentava il più rilevante scalo del Mar Mediterraneo, basilare per approvvigionare la Roma imperiale: grazie alla sua ubicazione centrale nel “Mare Nostrum” risultava più strategico anche del famoso porto di Alessandria d’Egitto. Attualmente, i resti di Portus, il vasto insediamento formato dai porti di Traiano e di Claudio e dai loro annessi, siti alla foce del fiume Tevere, non distante dalla città di Ostia, costituiscono un’area archeologica unica al mondo, sebbene il porto di Claudio risulti, per la maggior parte, interrato e la linea di costa possa confondere poiché è avanzata di cinque chilometri nel corso dei secoli. 

Si distingue il vasto bacino di forma esagonale che fu progettato dall’architetto Apollodoro di Damasco (lo stesso che creò il Foro di Traiano a Roma e che accompagnò l’imperatore nelle campagne allestite per conquistare la Dacia), sebbene non manchino altre strutture molto importanti. Non mancano neanche alcuni rammarichi: una porzione della struttura è di proprietà pubblica, però una porzione (tra cui quasi l’interezza del bacino) appartiene a privati.

Ad ogni modo, ricerche e studi continuano in modo intenso: nei giorni scorsi un convegno che si è tenuto alla British School at Rome (l’autorevole accademia sita in via Gramsci che in collaborazione con istituzioni quali l’Ecole Française de Rome, la Soprintendenza archeologica di Ostia, le Università di Southampton, Lione e Cambridge, l’Arts and Humanities Research Council, si occupa da diverso tempo del Portus Project) ha proposto un ampio riepilogo della situazione.

Agli albori dell’epoca imperiale, la città di Ostia, che venne fondata, in base a ciò che narra la leggenda, dal quarto re di Roma, Anco Marcio, rappresentava un importante insediamento alla foce del fiume Tevere, sebbene non possedesse un porto adatto: le grosse imbarcazione che importavano grano dall’Egitto e molte altre derrate e merci da tutto il territorio imperiale per rifornire l’Urbe, dovevano attraccare a Pozzuoli. Nel 42 dopo Cristo Claudio ordinò la costruzione di un ampio bacino due miglia a settentrione della foce, dotato di darsena, moli ricurvi e un sistema di canali attraverso i quali le imbarcazioni fluviali potevano dirigersi lungo il fiume Tevere verso l’Urbe, dopo aver caricato le merci trasportate via mare dalle imbarcazioni più grandi.

Famoso era il faro: il basamento fu ottenuto riempiendo e poi affondando l’imbarcazione, la cui lunghezza superava i cento metri, con la quale l’imperatore Caligola, predecessore di Claudio, fece portare dall’Egitto l’obelisco che venne posizionato nel Circo Vaticano e che attualmente è sito in mezzo a Piazza San Pietro. Si trovava vicino all’aeroporto di Fiumicino, non distante dal Museo delle Navi, il quale dal 1979 ospita sette navi scoperte nel corso dei lavori di realizzazione del Leonardo da Vinci.

Per quanto riguarda il porto di Claudio, purtroppo, si presentarono ben presto problemi di insabbiamento. Tra il 110 e il 112 dopo Cristo, l’imperatore Traiano ordinò la realizzazione della nuova struttura. Il bacino di forma esagonale (i quali lati misurano tutti più di 357 metri) poteva ospitare cento imbarcazioni. La struttura precedente probabilmente restò, perlomeno per un po’ di tempo, funzionante; di certo, venne usata la darsena, che, anzi, era situata in una posizione di congiunzione tra i 2 bacini; vennero rafforzati i canali: uno di esso, chiamato Fossa Traiana, è quello denominato attualmente Fiumicino, che diede il nome alla città.

Il sistema dei magazzini risulta grandioso, potenziato ulteriormente tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo dopo Cristo da Settimo Severo; il cosiddetto Palazzo Imperiale, presumibilmente residenza del magistrato anteposto all’Annona e al porto, indicato col nome di procurator, si trovava all’angolo nord-occidentale del bacino. Invece, non si sa molto proprio della piccola città nata in funzione dello scalo, Portus, sebbene la sua necropoli, sita sull’Isola sacra che si trova oltre la Fossa Traiana, sia conosciuta e molto importante.

Alcuni degli studi in atto cercano di allargare le nostre conoscenze topografiche attraverso l’utilizzo di prospezioni geofisiche, che permettono di verificare, senza scavare, la presenza di complessi antichi nel sottosuolo. Lavoro nel quale si segnalano gli esperti britannici, e al quale in alcuni casi segue, naturalmente, l’attività di scavo vera e propria: nel corso del convegno alla British School at Rome, lo studioso Simon Keay dell’università di Southampton ha mostrato le ricerche nel Palazzo Imperiale. Interessante è una grande struttura di forma circolare, riguardo alla quale sono state tentate brillanti spiegazioni: ludus dove venivano addestrati i gladiatori? O Teatro marittimo?

Una squadra italo-francese (Rousse-Bukoviecki-Boetto-Monteix), invece, sta intraprendendo la studio dei magazzini (conosciuti col nome di Horrea), utilizzando anche le informazioni fornite dai Grandi Horrea siti nella vicina città di Ostia: questi potevano contenere da 1600 a 2430 tonnellate di grano, smaltibili in un mese da trenta imbarcazioni fluviali, in grado di trasportare settanta tonnellate. Sin da ora, a Porto si possono riscontrare alcune similitudini nell’assetto dei locali, studiati appositamente per evitare di disperdere il grano che veniva immagazzinato sfuso e non dentro sacchi per conservarlo ben areato e asciutto.

Numerosissime le ricerche geoarcheologiche: conformazione dei moli e dei bacini, ma pure del letto del fiume Tevere; aspetto della rete di canali; circolazione delle correnti. La configurazione della rete di canali è molto importante per una maggiore comprensione dei collegamenti tra i due bacini, col mare e col fiume: e le ricerche oggi in atto, anche grazie alla ricostruzione di tratti andati perduti, stanno svelando che quella rete di canali era più articolata di quanto si supponesse.

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