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Italia, isola di Ventotene – Scoperti i relitti di 5 navi di epoca romana

Dalla collaborazione tra Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio e Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Tru, è nata la campagna archeologica subacquea che ha portato al ritrovamento, nelle acque del mare di Ventotene, di cinque imbarcazioni d’età romana, risalenti a un periodo compreso tra I secolo avanti Cristo e IV secolo dopo Cristo, e del loro carico di vasellame e anfore. 

L’archeologa Annalisa Zarattini, operante presso il Nucleo operativo di archeologia subacquea, ha sottolineato l’eccezionalità della scoperta che porterà nuove conoscenze all’archeologia navale. La studiosa spiega che la presenza delle cinque navi nei fondali di Ventotene dimostra l’importanza dell’isola pontina come crocevia di antiche rotte e svela che nelle acque che circondano l’isola è arenato un prezioso patrimonio subacqueo dalle molteplici possibilità di valorizzazione.

Ai giorni nostri, molte regioni del Mar Mediterraneo sono interessate dallo studio dei fondali allo scopo di salvaguardare le testimonianze del nostro passato dai continui saccheggi dei cacciatori di tesori che, grazie a tecnologie sempre più avanzate, possono spingersi a profondità inaudite. Da queste attività di tutela è nata anche la missione, partita nell’agosto del 2008 e conclusa all’inizio di luglio 2009, dedicata all’esplorazione delle acque che circondano le isole di Santo Stefano e Ventotene grazie alla quale sono stati scoperti i cinque relitti.

Le cinque imbarcazioni sono state individuate con la parte lignea dello scafo intatta su un fondale sabbioso a circa cento metri di profondità. Il ritrovamento è stato effettuato grazie alla collaborazione tra gli archeologi subacquei e i tecnici della fondazione americana Aurora Trust, che hanno prima impiegato un Side Scan Sonar e, poi, alcuni veicoli filo-guidati per mezzo dei quali sono state realizzate misurazioni e riprese che hanno consentito l’identificazione delle varie provenienze e delle diverse epoche dei relitti e del loro carico. Infine, per verificare e studiare la tipologia e la condizione di conservazione sono stati portati in luce alcuni reperti (un’anfora e quattro ciotole per rimescolare il cibo).

L’imbarcazione più antica, che gli archeologi fanno risalire al primo secolo a.C., è lunga 18 metri e il suo carico era costituito da anfore italiche; mentre il relitto più carico, databile al primo secolo d.C., misura 15 metri per 5 e trasportava anfore spagnole provenienti da Betica (oggi Andalusia) che si trovano ancora depositate nella sua stiva e sembrerebbero integre. Le restanti tre navi misurano 13, 20 e 25 metri e trasportavano, rispettivamente, anfore e mortuaria la prima; cilindri di piombo, anfore e frammenti di vetro la seconda; anfore africane la terza.

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