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Italia, L’Aquila – In memoria

Lunedì 6 aprile 2009, ore 3.32: un sisma di 5,8 gradi Richter scuote l’Abruzzo. L’epicentro è a soli 10 chilometri dall’Aquila, ma la scossa viene avvertita distintamente in tutta l’Italia centrale. Più di duecento i morti e una cifra simile i dispersi, circa 1500 i feriti e settanta mila le persone sfollate. I comuni colpiti più gravemente: L’Aquila, Onna (diventata una città fantasma), Paganica, Villa S. Angelo, Sulmona, Castel di Sangro, San Demetrio, Rocca di Mezzo, Pizzoli, Fossa, San Gregorio, San Pio, Poggio Piacenza, Ocre, Barrile, Rocca di Cambio, Pianola, Rovere, Tempera, Poggio di Roio, Camarda.

Come se non bastassero le morti e i danni subiti dalle persone, anche il patrimonio culturale, storico e artistico abruzzese è stato pesantemente devastato. La Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio dell’Aquila e la Direzione Regionale per i Beni Culturali dell’Abruzzo hanno iniziato fin da subito i sopraluoghi, durante i quali sono stati rilevati pesanti danneggiamenti al patrimonio culturale e ai monumenti.

Particolarmente, i beni culturali più devastati dal sisma sono: la chiesa di San Bernardino con il crollo del suo campanile; la chiesa di Sant’Agostino che ha visto crollare il suo cupolino; il palazzo della prefettura, ospitante l’archivio di Stato, è crollato completamente; la chiesa delle Anime Sante o del Suffragio con il crollo della sua cupola; la basilica di Santa Maria di Collemaggio che ha subito il crollo della sua parte finale (dal transetto verso la parete di fondo); il Castello cinquecentesco, presso il quale si trovano le sede della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell’Abruzzo, del Museo Nazionale d’Abruzzo e della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico dell’Abruzzo, ha subito alcuni crolli.

Intanto, il Gruppo di Protezione civile dei beni culturali composto dai volontari di Legambiente Marche si appresta a salvare tutte le opere che il sisma non ha distrutto: sculture policrome di legno, quadri, volumi e manoscritti appartenenti all’archivio storico. Le sculture e i dipinti vengono trasportate dalle chiese e dai palazzi colpiti dal sisma soltanto in seguito all’individuazione di un deposito privo di pericoli.

Milko Morichetti, direttore del Gruppo di Protezione civile dei beni culturali, spiega che per prima cosa, però, è necessario soccorrere la popolazione. Infatti, tutte le equipe facenti capo al suo Gruppo stanno lavorando fianco a fianco con i Vigili del fuoco, i soli che possono accedere agli edifici pericolanti. Morichetti aggiunge ancora che prima di procedere al salvataggio delle opere d’arte si aspetterà il momento più adatto, così da evitare l’intralcio ai soccorsi e alla viabilità, considerate le molte persone che si trovano, tutt’ora, sepolte sotto le macerie.

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