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Italia, Manfredonia – la leggenda dell’antico paese di Santa Pelagia

La tradizione popolare vuole che sul fondo del golfo di Manfredonia sia sprofondata un’antica città, che risalirebbe al IV secolo d.C.

Gli studiosi frenano sebbene l’importanza dei beni sommersi sia indiscutibile. Sino ad ora era stata considerata soltanto come una leggenda, ma oggi il paese sommerso nel mare di Manfredonia potrebbe rivelarsi reale. Le vicende di Santa Pelagia, la città sommersa nei fondali di Zapponeta e Torre Tivoli, si arricchiscono di nuove informazioni. La leggenda incominciò a diffondersi nel IV secolo d.C. alla morte di suor Pelagia, la quale indicò in sogno a Simplicio, settimo vescovo sipontino, il posto esatto dove edificare la chiesa. Intorno ad essa ci sarebbero stati diversi edifici per i pellegrini, ma nell’anno Mille, forse per via di un sisma, sarebbe scomparsa ogni traccia del complesso.

Per, neanche la scoperta di monete e anfore nel mare del leggendario agglomerato urbano ha convinto gli esperti della reale esistenza di quella città. Anche secondo la famosa ricercatrice Catherina Delano Smith, che durante gli anni Settanta del XX secolo ha curato il libro Terra, vita e mutamenti sulle coste del Tavoliere, le garanzie sono troppo deboli.

Però, adesso, la leggenda sta per fondersi con la realtà. Perlomeno, così pensa il vicepresidente del Centro cultura del Mare di Manfredonia, Giovanni Simone, che afferma che gli studiosi saranno obbligati a ricredersi e ad approfondire le loro ricerche, poiché esistono dei testimoni che illustreranno come Santa Pelagia sia esistita realmente. I testimoni sono pescatori che da diverso tempo testimoniano di trovate nel golfo basolati: essi hanno presenziato all’auditorium di Palazzo Celestini durante il secondo meeting dedicato alla cultura del mare e ai beni archeologici marini, pianificato dal Lions club Manfredonia Host e tenutosi sabato 7 marzo 2009 alle 17.30.

Giovanni Simone spiega che è possibile che le monete e le anfore provengano da alcuni relitti come è stato proposto in passato, sebbene sia l’assidua scoperta di basolati nella zona quanto l’interessamento da parte di studiosi inglesi e tedeschi non vadano sottovalutati e potrebbe significare l’esistenza della città sommersa.

Il rettore dell’Università di Foggia e professore ordinario di Archeologia, Giuliano Volpe frena gli entusiasmi e ritorna a parlare di leggenda. Egli benché evidenzi l’importanza dei beni archeologici sommersi avvisa di fare attenzione nel parlare e fantasticare di una seconda Atlantide nel litorale dauno.

Invece, si trovano tutti d’accordo sull’importanza di eseguire analisi più approfondite, con il comune scopo di tracciare una precedenza per i lavori nella ricerca archeologica sottomarina, con l’obiettivo di creare una Carta del potenziale patrimonio archeologico del mare Adriatico meridionale. Quindi, non soltanto Daunia, come è dimostrato dall’impegno profuso negli ultimi tempi dall’Università di Foggia, indirizzato soprattutto sul Progetto Liburna, per approfondire la conoscenza dell’archeologia subacquea albanese. Però, non mancano le zone locali sulle quali si è già consci di dover intervenire con ricerche come Manfredonia,  Margherita di Savoia e le Isole Tremiti. Un’attività che dovrebbe anche condurre a campi archeologici subacquei nella speranza di scoprire una qualche città sommersa.

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