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Italia, Marsala – Dieci anni di scavi

I risultati degli scavi che da dieci anni vengono effettuati sul territorio di Marsala e che si inseriscono in un progetto di ricerca, pianificato e diretto dalla dottoressa Rossella Giglio, verranno presto presentati al grande pubblico. Le ricerche archeologiche sono state fondamentali nell’indagine e nella valorizzazione di Marsala con la scoperta del decumano massimo e dei sepolcri bizantini con iscrizioni in greco, delle statue di marmo che raffigurano la Venere Callipige e Iside, delle fortezze costiere e dello sbocco a mare del fossato.

Le ultime indagini sul promontorio di Capo Boeo incominciarono nel 1999 con gli scavi che portarono al ritrovamento di un piccolo sito di necropoli, databile al V-VI secolo dopo Cristo e la prima verifica iniziò con la campagna di ricognizione geomagnetica svolta all’interno di un piano di studio voluto dalla Soprintendenza con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Fenici, Punici e Romani di Marsala.

La scoperta più affascinante delle indagini, partite nel 1999 e continuate nel 2002, 2003, 2004 e 2008, è stata quella del decumanus maximus, la strada utilizzata sino al quarto secolo dopo Cristo che corrisponde con l’odierno viale XI Maggio – nel cuore di Marsala – e con viale Vittorio Veneto – nell’area del sito archeologico di fronte a Capo Boeo.

Nella storia della Lilibeo romana la monumentalizzazione del decumano massimo rappresenta un fattore dall’enorme significato politico come testimonia l’iscrizione pubblica bronzea che rammenta il “propretore designato”, che è stata ricostruita grazie alle lettere incise nella lastre del pavimento. Ai lati dell’asse viario si riconoscono degli isolati, con abitazioni testimoniate da resti pavimentali e murari.

La pavimentazione stradale ha restituito numerose tombe, due delle quali costituiscono un caso eccezionale: sono due sepolcri dipinti con iscrizioni in lingua greca, databili al VI-VII secolo dopo Cristo, e racchiuse all’inizio e alla fine da piccole croci. Per questa ragione, il sepolcro a sud è stato chiamato Tomba A, della speranza, mentre quello a nord Tomba B, della vita. Grazie al supporto dell’indagine antropologica svolta dagli esperti dell’Università di Pisa su alcune tombe sono stati possibili ulteriori approfondimenti.

Durante i lavori di restauro nella zona della Chiesa di San Giovanni Battista al Boeo, che comprende nel settore sotterraneo la “grotta della Sibilla”, effettuati nel 2005, gli archeologi diretti dalla dottoressa Giglio hanno scoperto straordinarie strutture, che avallano l’importanza dell’area, e una bellissima statua di marmo raffigurante Venere Callipige. Quest’ultima è stata spostata nella città tedesca di Bonn per essere esposta nel 2008 (25 gennaio-25 maggio) all’interno della Mostra “Sizilien”, occasione creata appositamente per la progettazione di un piedistallo in acciaio per sopperire all’assenza delle estremità inferiori della statua. Venere è rientrata a Marsala la primavera dello stesso anno ed è stata collocata definitivamente nel Museo Archeologico “Baglio Anselmi”.

Durante un piano di ricerca scientifica, organizzato dalla Soprintendenza di Trapani con la collaborazione dell’Università di Palermo e quella di Amburgo e diretto dalla dottoressa Giglio insieme a Inge Nielsen e Nicola Bonacasa, sono state effettuate due campagne di scavo (la prima da febbraio a marzo del 2008, la seconda da maggio a giugno del 2009) nella zona del fossato e delle fortezze che si sviluppano nel parco.

Nel corso degli scavi eseguiti nel parco di Capo Boeo nell’estate del 2008 sotto la direzione scientifica della dottoressa Giglio sono state riportate alla luce importanti testimonianze archeologiche: una zona sacra con il tempio di Iside (dea della navigazione), alcune fortificazioni, il lastricato stradale del decumano massimo.

La linea delle fortezze costiere, conosciute già dagli scavi condotti dal Salinas nel 1897 e nel 1903 nella zona occidentale del sito, era già stata individuata attraverso ricerche non invasive realizzate per mezzo di strumenti geomagnetici tra il 1999 e il 2001 che avevano svelato l’esistenza di una grande struttura a forma di U che doveva rappresentare uno degli ingressi principali alla città dalla zona portuale.

La ricerca, svolta dal 10 aprile fino al 2 ottobre 2008, ha consentito di accertare e documentare l’esistenza di un entrata monumentale alla città da nord-est: la zona individuata include solo il settore occidentale del sistema di accesso alla città, visto che sino ad oggi non è stato concretamente scoperto l’ingresso carrabile, né livelli di calpestio contemporanei all’utilizzo della porta. Probabilmente il complesso fortificato venne costruito alla fine del IV secolo dopo Cristo (età imperiale) su posizioni più arretrate di quelle del sistema difensivo originario d’età ellenistica che era stato presumibilmente abbandonato in un periodo compreso fra la fine dell’epoca repubblicana e l’inizio di quella proto-imperiale.

La straordinaria struttura cultuale, la prima ritrovata a Lilibeo, è stata frequentata fino al III-IV secolo dopo Cristo e si articola in tre costruzioni rettangolari delimitate da una strada, il cui percorso si inserisce esattamente nella maglia regolare che contraddistingueva l’urbanistica della città antica. L’ambiente centrale del complesso ha una pavimentazione mosaicata a decorazione geometrica multicolore e una pianta rettangolare con un podio per statua sito al centro del lato corto orientale, vicino al quale sono stati scoperti molti frammenti marmorei di statue e iscrizioni. Il reperto più interessante è la statua femminile, sfortunatamente spezzata in antico. Molto importante risulta un’iscrizione in greco che ha svelato novità eccezionali e che sarà presentata al pubblico e alla stampa durante una manifestazione a lei dedicata entro la fine dell’anno. Le fondamentali e ricchissime testimonianze epigrafiche, tra cui un’iscrizione in latino che menziona l’edificazione di un tempio di Ercole, sono oggi in via di studio.

Sia nel 2008 sia nel 2009 sono state effettuate ulteriori ricerche topografiche nel territorio di Marsala per accertarne insediamenti e viabilità, grazie a un piano di ricerca voluto dalla Soprintendenza di Trapani e diretto dalla dottoressa Giglio che prevede l’indagine archeologica di un vasto territorio compreso tra contrada Paolini e contrada San Leonardo con lo scopo di individuare stratificazioni e insediamenti storico-archeologici, particolarmente sulle direttrici naturali di sviluppo antropico dei fiumi Birgi, Verderame e Sossio. Lo studio topografico, che presuppone l’analisi del territorio, la raccolta di reperti e il loro successivo studio e inventario, è propedeutica all’organizzazione di future indagini sul terreno e di campagne di scavo allo scopo di far chiarezza sulla vasta stratificazione culturale e storica del territorio che fu entroterra di Lilibeo e di Mozia nell’antichità.

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